Foto Epa, via LaPresse

Meloni a Tel Aviv: "Quella di Hamas non è semplice guerra, c'è la volontà di cancellare gli ebrei"

Fabiana Magrì

La presidente del Consiglio è stata in visita in Israele. Ieri in Egitto, al vertice internazionale per la pace promosso da al Sisi, l’Italia e i delegati occidentali hanno chiesto una chiara condanna che attribuisca la responsabilità dell’aggressione e dell'escalation a Hamas. I leader arabi si sono rifiutati

Tel Aviv. Sulla scia degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Germania, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato ieri a Tel Aviv, in tarda serata, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu per portare la solidarietà dell’Italia a Israele. Nel momento in cui la premier Meloni varcava l’ingresso della Kyria, il complesso del ministero israeliano della Difesa e quartier generale dell'esercito israeliano, il portavoce militare Daniel Hagari stava aggiornando la stampa locale sul numero di lanci falliti di Hamas e Jihad islamica palestinese ricaduti all’interno di Gaza, “550 dall’inizio dei combattimenti”. E sull’intenzione di intensificare gli attacchi nella Striscia in preparazione alla prossima fase di guerra, riferendosi probabilmente a un’imminente offensiva di terra. “Dobbiamo sconfiggere questa barbarie”, ha detto Netanyahu a Meloni riferendosi ai “barbari mostri” che hanno ucciso, mutilato, violentato, decapitato, dato fuoco ai corpi di persone innocenti. “Ci aspettiamo che tutti i paesi che hanno combattuto l'Isis, combattano Hamas”, ha aggiunto.

“Noi difendiamo il diritto di Israele a esistere, a difendere la sicurezza dei propri cittadini”, ha ribadito la premier italiana all’omologo israeliano, sottolineando l’incredulità di fronte all’efferatezza senza precedenti delle immagini di quello che è successo il 7 ottobre. Immagini che “mostrano qualcosa più di una semplice guerra, mostrano la volontà di cancellare gli ebrei da questa regione. È un atto di antisemitismo” e come tale, va combattuto, ha suggerito Meloni. “Pensiamo e crediamo che voi siate in grado di farlo nel migliori dei modi - ha aggiunto - perché noi siamo diversi da quei terroristi.”

Concetti che la premier aveva già espresso, poche ore prima, al Cairo, a margine del vertice internazionale per la pace promosso dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, con la partecipazione di leader, ministri degli Esteri e diplomatici di decine di paesi arabi, europei e africani, alla luce del conflitto in Medio Oriente. E alla presenza del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, che Meloni ha incontrato in un faccia a faccia per promettere sostegno al suo popolo che “certamente non si identifica con Hamas”. Ad aleggiare è la convinzione che l’Iran stia fomentando una guerra per procura. La sfida più urgente per disinnescare la crisi, ha detto la premier nel suo intervento al Cairo di fronte ai colleghi internazionali (ma Israele è assente e per gli Usa è presente un basso rango, l'incaricata d'affari in Egitto) è "fare l'impossibile" per scongiurare che il conflitto dilaghi fino a finire totalmente fuori controllo. E per schivare la “trappola” di un'offensiva in cui, secondo lei, la causa palestinese "non c'entra nulla” ma “persegue una jihad islamica”, nel tentativo di sabotare il processo di normalizzazione in corso tra i più influenti paesi arabi e Israele. Volgendo lo sguardo carico di grande preoccupazione sia verso gli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas sia verso le urgenti necessità umanitarie a Gaza, l’Italia e i delegati occidentali hanno chiesto una chiara condanna che attribuisca la responsabilità dell’aggressione e dell'escalation a Hamas. I leader arabi - ha detto all'AFP un diplomatico a condizione dell’anonimato - si sono rifiutati e hanno piuttosto accusato Israele di commettere “crimini di guerra” (la Giordania), di “occupazione” (Libia e Brasile) e di “colpire ospedali” (l’Iraq).

“È un peccato che, anche di fronte alle terribili atrocità, ci sia stato chi ha avuto difficoltà a condannare il terrorismo e a riconoscerlo come pericolo”, ha replicato da Gerusalemme il Ministero degli Esteri israeliano, dopo aver appreso che, al termine di ore di discorsi, al Cairo il divario era talmente ampio da rendere impossibile giungere alla firma di una dichiarazione condivisa all’unanimità. Il rimedio, che Meloni ha suggerito ai suoi interlocutori sia in Egitto sia in Israele, è “un'iniziativa politica per una soluzione strutturale basata sulla prospettiva dei due popoli e due Stati, concreta e con una tempistica definita.” In quest’ottica di pragmatismo, la premier ha accolto l'apertura - sebbene temporanea - del valico di Rafah come un risultato tangibile. “Piccoli passi a piccoli passi”, l’ha commentato.

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