Ansa

l'editoriale del direttore

Il dovere morale di distruggere Hamas

Claudio Cerasa

Israele ha bisogno di sostegno totale per sradicare il male assoluto che si trova al suo confine

Per non perdere la bussola, la domanda giusta da porsi nelle prossime ore, una domanda tanto semplice quanto drammatica e necessaria, è una e solo una: Israele ha il diritto oppure no di fare tutto il necessario per sradicare l’orrore assoluto che si trova letteralmente a un tiro di schioppo dai suoi confini? Ieri sul Wall Street Journal due docenti universitari, Walter E. Block e Alan G. Futerman, hanno scelto di porsi questa domanda, provando a fare l’esatto opposto di quello che stanno facendo in queste ore i professionisti del se e del ma. Tutti coloro, per capirci, che dopo aver condannato la strage compiuta da Hamas chiedono ora a gran voce che Israele si sfoghi, sì, che reagisca, sì, ma che lo faccia con gentilezza, senza esagerare, senza – dicono – “passare dalla parte del torto”.

Il Wall Street Journal, senza girarci attorno, ricorda perché oggi Israele non ha solo il diritto di difendersi ma ha anche il dovere morale di distruggere Hamas. L’occidente, dicono i due storici, non può limitarsi a dire di essere dalla parte di Israele. Deve comprendere che oggi per difendere la vita e la dignità umana occorre offrire a Israele sostegno totale, senza restrizioni, riconoscendo che Hamas deve essere distrutto per la stessa ragione con cui nel passato si è scelto di distruggere il nazismo. Israele, dice il Wsj, ha il diritto di fare tutto il necessario per sradicare questo male che gli risiede accanto. E, cosa ancora più importante, una volta che inizierà a procedere in quella direzione, Israele non andrà demonizzato per aver difeso ciò che è il nucleo della civiltà occidentale e che i suoi nemici odiano di più: l’amore per il diritto di tutti alla vita umana, alla dignità, alla libertà e alla felicità. Serve una vittoria completa, totale, decisiva, dicono ancora i due storici, e se ciò implica un uso schiacciante e senza precedenti della forza militare per porre fine a questa guerra nel modo più rapido possibile, con il minor numero di vittime civili e militari, così sia.

Chi ha capito davvero cosa è Hamas, chi ha capito qual è la natura dell’odio contro gli ebrei veicolato dai terroristi islamici, chi ha capito qual è la vera partita che si gioca ai confini di Israele, i cui confini non segnano solo il perimetro di uno stato ma segnano anche i confini della nostra idea di democrazia, non farà fatica a riconoscere quante ragioni ha il premier israeliano, Bibi Netanyahu, quando ricorda che gli ostaggi che Hamas ha tra le sue mani non sono solo i civili israeliani ma sono anche i civili palestinesi, quando dice – lo ha detto e sottolineato confrontandosi con il segretario di stato americano Antony Blinken – che “Hamas sarà schiacciato come è stato schiacciato l’Isis” e che “Hamas deve essere trattato esattamente come è stato trattato l’Isis”. Chi ha capito cosa è Hamas non farà fatica a dare ragione a  Netanyahu. Chi non lo ha capito farebbe bene a leggersi due testi interessanti. Il primo testo è dell’Atlantic, il secondo testo è ancora del Wsj.

 

L’Atlantic ha dedicato un lungo pezzo alla “comprensione dell’ideologia genocida di Hamas”. Una comprensione che non può non partire dallo statuto del gruppo terrorista. Dopo alcune spiegazioni generali sul fondamento religioso e sulle intenzioni di Hamas, scrive l’Atlantic, il patto arriva alla ragion d’essere del Movimento di resistenza islamica: il massacro degli ebrei. Articolo 2, 1988: “Il Giorno del Giudizio non verrà”, proclama, “finché i musulmani non combatteranno gli ebrei (uccidendo gli ebrei), quando gli ebrei si nasconderanno dietro le pietre e gli alberi. Le pietre e gli alberi diranno: O musulmani, O Abdulla, c’è un ebreo dietro di me, venite e uccidetelo”. Anni dopo, nel 2017, Hamas ha scelto di cambiare alcuni passaggi del suo statuto, sminuendo apparentemente le sue intenzioni violente, ma non ha scelto di cambiare il succo del messaggio. Articolo 15: il sionismo è nemico non solo del popolo palestinese ma di tutti i musulmani, e rappresenta “un pericolo per la sicurezza e la pace internazionale e per l’umanità, i suoi interessi e la sua stabilità”.

 

Hamas vuole distruggere Israele non perché Israele ha provocato Hamas ma perché l’ideologia islamista di cui Hamas si fa portavoce vede negli ebrei il simbolo perfetto degli infedeli da eliminare. Prendete ciò che è successo nel 1929, a Hebron, il 24 agosto, quando una folla di arabi islamici mossi dall’odio contro gli ebrei entrò in una sinagoga e uccise tutti gli ebrei che si trovò di fronte, facendo irruzione nelle case delle vittime, massacrando donne e bambini innocenti. Lo fece nel 1929, quando lo stato di Israele ancora non esisteva, quando non c’erano “territori occupati”, “coloni”, lo fece per le stesse ragioni per cui oggi uccide civili inermi in Israele: un odio profondo, maniacale, omicida e assolutamente distruttivo nei confronti degli ebrei. Un odio di fronte al quale dovrebbe essere persino retorico chiedersi se Israele ha il diritto oppure no di fare tutto il necessario per sradicare l’orrore assoluto che si trova letteralmente a un tiro di schioppo dai suoi confini.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.