Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron (foto LaPresse)

controffensiva diplomatica

Ecco l'uomo di Macron in Libia. Per l'Italia è una débâcle

Luca Gambardella

Roma sbaglia tutto e i francesi ne approfittano. Sarà Patrick Simonnet il nuovo ambasciatore Ue nel paese. I guai per le missioni a guida italiana e la conferenza di Parigi che vuol fare concorrenza a quella sulle migrazioni di Meloni

La competizione tra Francia e Italia per la Libia e il Sahel si sta tramutando in una guerra diplomatica aperta. La prima vittima, come svelato ieri dal Foglio, è stata Nicola Orlando, rappresentante speciale dell’Italia in Libia e nominato, lo scorso aprile, nuovo ambasciatore dell’Ue nel paese nordafricano. Con una mossa inusuale, il premier di Tripoli, Abdelhamid Dabaiba, non ha concesso gradimento per Orlando, facendone saltare la nomina. Al suo posto, come appreso dal Foglio, ci sarà il francese Patrick Simonnet, attuale ambasciatore dell’Ue in Arabia Saudita. La sua nomina non è ancora ufficiale, ma i tempi non dovrebbero essere lunghi.

 

Dalla settimana scorsa, con la scadenza del mandato dello spagnolo José Sabadell, l’Ue non ha un ambasciatore in Libia e non potrebbe esserci un momento peggiore. Da settimane, gli scontri fra le milizie di Tripoli e la rabbia generata dalla notizia degli incontri segreti tenuti fra libici e israeliani per una normalizzazione delle relazioni fra i due paesi tengono l’autorità di Dabaiba appesa a un filo. Simonnet era arrivato dietro Orlando nella graduatoria stilata per ricoprire l’incarico di ambasciatore a Tripoli, ma le pressioni di Parigi hanno fatto sì che  Dabaiba “riflettesse” sulla nomina dell’italiano. “Orlando aveva lavorato in ambasciata ed è inviato speciale dell’Italia. Per Tripoli è un nome troppo schierato”, spiega al Foglio un funzionario Ue. Lo scorso anno, Orlando si era reso protagonista di un’offensiva diplomatica per facilitare un’intesa fra i leader dell’est e dell’ovest del paese sulle tanto agognate elezioni democratiche. Nel giro di poche settimane aveva incontrato tutti, compreso il grande nemico di Dabaiba, il generale della Cirenaica Khalifa Haftar. Incontri scomodi, resi necessari dal compito (arduo) di Orlando, ma che alla lunga hanno pesato sulla sua candidatura come nuovo ambasciatore. “Il suo modo di porsi e di esprimersi non è mai stato troppo diplomatico. Era piuttosto esplicito”, nota Jalel Harchauoi del Royal United Services Institute for Defence and Security Studies. Di contro, quello di Simonnet risponde al nome di un diplomatico con una buona esperienza del medio oriente ma mai coinvolto direttamente nella realtà libica. 

 

Ma al di là dei calcoli di Dabaiba, ci sono soprattutto quelli dei francesi. “La nomina di Simonnet senza dubbio rilancia la Francia in Libia”, spiega la fonte diplomatica dell’Ue. E ora il sorpasso francese ha due conseguenze. Una è politica: “Insieme al caso dell’incontro segreto mediato fra libici e israeliani, la gestione della rappresentanza diplomatica dell’Ue a Tripoli è stata dilettantistica sotto diversi aspetti. Per Roma è stata una débâcle. Il che è sorprendente, vista la conoscenza del paese da parte degli italiani. Dopo essere stati cacciati dal Niger e dal Mali, ora i francesi si concentreranno ancora di più sulla Libia”. L’altra conseguenza si farà sentire sul campo. L’Italia oggi guida due missioni europee nel paese. La prima è quella militare di Irini, comandata dall’ammiraglio Stefano Turchetto, che si occupa di sorvegliare sul rispetto dell’embargo alle armi e del traffico di gasolio al largo del paese nordafricano. L’altra è Eubam, guidata da Natalina Cea, focalizzata sulla formazione dei libici per il controllo delle frontiere. I francesi non hanno mai preso a cuore Eubam. Anzi, l’hanno sempre osteggiata, considerandola un elemento di disturbo a sud, nel Sahel, dove sono abituati a gestire la sicurezza ai confini della Francofonia con i loro “metodi”, più muscolari. “Né paternalismo, né debolezza”, ha detto mercoledì Emmanuel Macron riferendosi al Sahel in un discorso rivolto agli ambasciatori francesi. Così, secondo fonti europee, per il prossimo novembre il capo dell’Eliseo sta organizzando una conferenza internazionale a Parigi con un focus sulla sicurezza nella regione. Una mossa non troppo velatamente orientata a ridimensionare la Conferenza sulle migrazioni promossa da Giorgia Meloni a Roma lo scorso luglio.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.