Foto di Mary Altaffer, AP Photo, via LaPresse 

Tour europeo

Il capo della diplomazia di Pechino in Europa. Tajani: Taiwan deve restare com'è

Giulia Pompili

Wang Yi, ex ministro degli Esteri cinese, comincerà il suo viaggio dalla Francia: Macron è l'interlocutore privilegiato. Dovrà poi tentare di convincere il governo Meloni a non uscire dalla Via della Seta entro il 2023. E l'ultima tappa sarà Mosca

Il capo della diplomazia del Partito comunista cinese ed ex ministro degli Esteri, Wang Yi, inizia oggi una missione in Europa che lo porterà in Francia, in Italia, in Germania e in Ungheria, e che si concluderà – forse non a caso – in Russia. Wang Yi, che conosce molto bene le regole e i cerimoniali della diplomazia occidentale ed europea, ha deciso di iniziare il suo viaggio da Parigi per una ragione: in un’intervista al tabloid cinese Global Times, l’ambasciatore cinese in Francia ieri ha fatto intendere che il presidente Emmanuel Macron, in questo momento, è l’interlocutore privilegiato per la leadership di Pechino.

 

È lui, infatti, il leader europeo che in primavera potrebbe andare in visita di stato in Cina, e sarebbe la prima visita di un capo di governo del G7 dopo l’annullamento del viaggio del segretario di stato americano Antony Blinken di due settimane fa. La Cina accusa l’America di “promuovere la retorica democrazia contro autoritarismi”, e cerca una sponda dentro all’Unione europea, non solo politica e diplomatica ma anche economica. La seconda tappa del viaggio di Wang Yi sarà ancor più d’immagine: fonti della Farnesina hanno fatto sapere al Foglio che l’agenda degli incontri del capo della diplomazia del Partito comunista cinese non è stata ancora ufficializzata, ma sarà interessante capire chi incontrerà dei rappresentanti istituzionali italiani.

 

Pechino deve convincere il governo Meloni – che era iniziato con una forte spinta anticinese – a non uscire dalla Via della Seta entro la fine del 2023. Eppure sono pochi i membri dell’esecutivo che in questi mesi hanno parlato di Cina esplicitamente. Forse il messaggio più importante l’ha mandato ieri il ministro degli Esteri, il forzista Antonio Tajani, che durante una lectio magistralis all’Università Luiss ha detto che “la situazione nell’Indo-Pacifico non è così distante da ciò che sta accadendo in Ucraina: non devono esserci tentazioni di fare in altri paesi quello che la Federazione Russa ha fatto nei confronti dell’Ucraina”, e poi ha aggiunto: “Voglio essere molto chiaro: Taipei deve rimanere così com’è. Questo non significa che noi non vogliamo avere relazioni con la Cina, la Cina è un competitor strategico”.

 

Wang Yi sarà poi a Monaco, alla Conferenza sulla sicurezza, uno degli eventi diplomatici più importanti dell’anno, e poi dal sostenitore della prima ora di Pechino nell’Ue: Viktor Orbán. Infine l’appuntamento a Mosca: per qualcuno il segnale di un messaggio occidentale da portare a Putin, per altri, solo la dimostrazione delle relazioni sino-russe che vanno avanti a pieno ritmo, nonostante la guerra. 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.