L'arma segreta di Putin a Kaliningrad

Giulia Pompili

Missili spaventosi e aerei troppo vicini. Ora l’exclave serve a provocare l’Europa

Attorno a Kaliningrad c’è una gran tensione. Secondo l’intelligence della Nato è nell’exclave russa racchiusa tra Polonia e Lituania che vengono conservate alcune delle testate nucleari a disposizione del Cremlino. Ed è lì, nel pezzetto di territorio russo collegato attraverso il corridoio di Suwalki alla Bielorussia, il paese vassallo del Cremlino, che da più di un mese sarebbero stati spostati tre caccia intercettori Mig-31 equipaggiati con missili balistici ipersonici Kinzhal – il missile più misterioso e potente in dotazione alla Russia, che secondo la Difesa di Mosca sarebbe già entrato in azione in Ucraina.

  
Usare Kaliningrad come deposito delle munizioni più potenti serve alla deterrenza, è un messaggio ai paesi vicini e all’Europa, che però sta diventando sempre più inquietante man mano che la minaccia di usare armi nucleari da parte di Vladimir Putin aumenta. 

  

  
Ieri gli Eurofighter dell’Aeronautica militare italiana si sono alzati in volo dalla base militare di Malbork, a circa trecento chilometri a nord di Varsavia, per intercettare tre velivoli russi che volavano a ridosso dei confini dello spazio aereo polacco. L’altro ieri è avvenuta la stessa cosa, quando uno Ilyushin IL-20 russo (un aereo di epoca sovietica che le Forze armate russe hanno riconvertito per fare il lavoro di spionaggio di segnali elettronici) ha volato nella zona di confine. La scorsa settimana, soltanto gli aerei italiani si sono alzati in volo otto volte per affiancare velivoli russi. Da più di un mese i militari italiani, che prima erano dislocati in Romania, pattugliano i confini aerei della Nato dalla base polacca, posizionata di fronte a Kaliningrad e al Mar Baltico, secondo la missione di pattugliamento dello spazio aereo della Nato. L’Aeronautica ungherese controlla i cieli dalla base di Siauliai in Lituania e quella tedesca dalla base di Amari in Estonia. Tutto il fianco orientale europeo della Nato è costantemente sotto controllo, ma è nell’area attorno a  Kaliningrad che nelle ultime settimane c’è stata un’intensificazione delle operazioni. Se un velivolo russo si avvicina troppo ai confini, oppure non trasmette comunicazioni, non dà indicazioni sulla sua rotta, in pochi minuti si alzano in volo gli aerei da guerra dell’alleanza. Ultimamente gli aerei Nato si alzano spesso, e quelli russi non sembrano più nemmeno show di forza – non fanno volare solo i Mig e gli aerei più aggressivi – ma test di resistenza e di reazione.  

 

 
Il primo settembre scorso Vladimir Putin ha visitato l’exclave di  Kaliningrad, è andato in una scuola, ha detto che i russi stanno combattendo una guerra giusta. Anche quella era una visita che era più un messaggio ai vicini polacchi e lituani: posso venire qui quando e come voglio. A giugno c’era stata una crisi diplomatica importante, perché il governo di Vilnius, applicando le sanzioni europee contro la Russia, aveva bloccato parte dei treni russi diretti a Kaliningrad, e dopo le proteste del Cremlino, che quasi sempre sono minacce, Bruxelles aveva chiesto alla Lituania di lasciar passare i treni merci – tranne quelli che contengono armi. 

  
Ora che la controffensiva ucraina sta funzionando, che la Russia ha iniziato il reclutamento di massa – una mobilitazione parziale che somiglia sempre di più a un atto disperato – i paesi Nato che vivono di fronte ai confini russi sanno che è questo, il momento più pericoloso. La Lituania e la Polonia hanno intensificato i pattugliamenti sul confine di terra con Kaliningrad, perché hanno paura non solo che qualcuno scappi dalla mobilitazione entrando illegalmente, ma che nel caos  succeda altro. La Lituania ha messo in allerta massima i suoi corpi speciali. Sabato scorso la Russia aveva annunciato un’interruzione sulla rete elettrica di Kaliningrad per un test, che poi all’ultimo momento era stato annullato. Un altro messaggio neanche troppo velato ai paesi baltici, che sono ancora collegati direttamente alla rete elettrica russa-bielorussa. La prima ministra dell’Estonia Kaja Kallas era dovuta andare in tv a tranquillizzare i cittadini: ci stiamo preparando da anni al distacco, ha detto,  ma se la Russia dovesse staccare la corrente all’improvviso potremmo avere sporadici blackout. “Continuo a dire che questo inverno sarà un periodo difficile che potrebbe vedere interruzioni di corrente e tempi duri”, ha detto Kallas, “più il clima diventa freddo, maggiore può essere la tentazione per la Russia di usare questi mezzi”. E Kaliningrad è l’arma più potente che ha, in mezzo all’Europa. 
 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.