Merkel vs Hezbollah

Daniele Raineri

La Germania dichiara il Partito di Dio “gruppo terroristico”, cade la finzione ipocrita dell’“ala politica”

Roma. In Germania il governo della cancelliera Angela Merkel ha smesso di credere alla finzione che la fazione libanese Hezbollah abbia un’ala “politica” e un’ala “militare” e ieri ha designato l’intero gruppo come “organizzazione terroristica”. Vuol dire che da questo momento le attività di Hezbollah sul suolo tedesco sono proibite, i suoi beni materiali possono essere confiscati e i suoi simboli, in particolare la bandiera gialla con il pugno che stringe il fucile d’assalto in verde, non possono essere più esibiti. Ieri la polizia all’alba ha fatto irruzione in quattro moschee a Berlino, Brema, Dortmund e Monaco. Il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, ha detto che il gruppo “vìola la legge penale e non riconosce l’ordinamento internazionale, perché vuole eliminare con la violenza lo stato di Israele”. “Anche se siamo in una crisi – ha aggiunto e si riferiva alla pandemia da Covid-19 – siamo sempre capaci di far rispettare la legge”. Fonti di sicurezza dicono a Reuters che in Germania ci sono almeno mille uomini di Hezbollah, molti sono libanesi arrivati dopo la guerra civile e alcuni sono tedeschi convertiti all’islam sciita.

  

Dopo i Paesi bassi e il Regno Unito, anche la Germania decide di ignorare la distinzione di comodo fra ala militare e ala politica che fu creata dall’Unione europea nel 2013 per sanzionare il gruppo senza creare troppi malcontenti. Sono gli stessi leader del Partito di Dio a farsi beffe in pubblico della separazione fittizia e a spiegare che non esiste. Il vice dell’organizzazione, Naim Qassem, dichiarò qualche anno fa che “non abbiamo un’ala politica e un’ala militare. La stessa leadership che dirige i lavori parlamentari e di governo dirige anche il jihad e la lotta contro Israele”. Il capo, Hassan Nasrallah, durante un discorso disse ridendo che era ora di far candidare qualche comandante militare al Parlamento libanese.

 

Il punto è che Hezbollah è finanziato per il settanta per cento del suo budget annuale di un miliardo di dollari dall’Iran (che pure ha i suoi problemi di cassa) e molti governi europei considerano ogni mossa contro il gruppo come un potenziale sgarbo a Teheran. Inoltre Hezbollah controlla un pacchetto politico in Libano pari a circa il dieci per cento dei voti e quindi si sente protetto dal paravento di questa legittimità politica – senza per questo rinunciare al terrorismo. Il Partito di Dio approva gli attentati suicidi.

 

La Germania è uno stato europeo che negozia molto con l’Iran ma sa anche che è il regime iraniano ad avere bisogno dell’Europa e non il contrario. E così il governo tedesco del “Wir schaffen das” – quel “ce la faremo” detto dalla Merkel quando nel 2015 accolse un milione di siriani in fuga – si sta prendendo il ruolo di bastione occidentale contro l’ideologia assadista e contro quell’assortimento di forze che ruota attorno al rais siriano Bashar el Assad. Il 23 aprile nella città tedesca di Coblenza è cominciato il processo internazionale per crimini di guerra contro due ex ufficiali dell’intelligence assadista che sono accusati di avere torturato centinaia di persone in una prigione di Damasco. E’ il primo riconoscimento di un principio che suona spaventoso alle orecchie degli assadisti, la possibilità di processi internazionali e punizioni per questi ultimi dieci anni di torture, esecuzioni e stupri commessi contro i civili al solo fine di conservare al potere la dinastia familiare degli Assad. Il gruppo libanese Hezbollah in questo contesto ha fatto da puntello armato per Assad e lo ha aiutato a prevalere nella guerra civile. Il fatto che ora la Germania lo dichiari fuorilegge è un altro brutto colpo. Anche l'accoglienza della Germania al milione di profughi siriani in fuga dalla guerra civile nel 2015 può essere considerata un colpo contro Assad, perché ha creato un enorme bacino di siriani che non sono più sottoposti al ricatto del regime – sottomissione o persecuzione – e che sono liberi di giudicare Damasco a distanza di sicurezza.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)