La coazione a ripetere dell'Iran

Redazione

Il regime usa milizie e razzi per cercare un’escalation suicida contro l’America

Ieri notte all’una è arrivata la rappresaglia americana per l’uccisione da parte di una milizia sciita in Iraq di tre cittadini americani (due soldati e un contractor) e uno inglese avvenuta giovedì in una base irachena a nord di Baghdad. Gli aerei americani hanno bombardato cinque obiettivi sparsi per il paese, che appartenevano tutti a Kataib Hezbollah, un gruppo armato creato dal defunto generale iraniano Qassem Suleimani che agisce per conto dell’Iran. Quelli di Kataib Hezbollah bombardano le basi irachene che ospitano soldati americani perché sperano di scoraggiare sempre più la collaborazione con le truppe internazionali (che sono in Iraq contro lo Stato islamico) e alla fine di cacciare gli americani. Se anche ci riuscissero, non vorrebbe dire che le ingerenze straniere in Iraq finirebbero. Più semplicemente, vorrebbe dire che le ingerenze straniere continuerebbero ancora più forti, ma senza la presenza dei soldati occidentali che si occupano di dare la caccia allo Stato islamico. Vedi la vicina Siria, dove gli israeliani bombardano gli iraniani e i russi litigano con i turchi.

 

Non si capisce bene perché l’Iran avalla questo tipo di provocazioni contro l’America in Iraq. L’ultima volta che lo ha fatto nello stesso identico modo – attacchi con razzi contro le basi irachene che ospitano soldati americani per tutto il 2019 – ci ha rimesso il suo leggendario generale Suleimani. Sarebbe meglio che il regime di Teheran si occupasse del contagio disastroso da coronavirus a casa, oppure dell’economia piagata dalle sanzioni. E invece, con una coazione a ripetere da maniaco suicida, cerca l’escalation come tre mesi fa e flirta con la guerra come se avesse qualcosa da guadagnarci. Forse pensa che l’Amministrazione Trump abbia a sua volta le mani troppo occupate con il virus per occuparsi anche di fare raid punitivi contro gli iraniani e i loro aiutanti locali. E’ una scommessa, tutto il mondo ne farebbe volentieri a meno.

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