I destini paralleli di Francia e Italia

Jean-Pierre Darnis

Parigi non ha molte alternative se non seguire il nostro paese. Un’analisi tra Roma e il sud della Francia

Domenica 15 marzo la Francia ha raggiunto la soglia di 129 decessi a causa del coronavirus, un dato vicino a quello del 4-5 marzo per l’Italia. Alcune province dell’Alsazia, vicino alla Germania, stanno emergendo come un focolaio importante: con 1378 casi e 45 decessi la sanità pubblica del Nord-Est della Francia sta entrando in crisi, colpita da un’onda d’urto violentissima. Va inoltre rilevata con grandissima preoccupazione la crescita del contagio nella regione di Parigi, e anche lì il moltiplicarsi di testimonianze che parlano dello stato critico di alcuni reparti degli ospedali parigini, di gran lunga la zona del territorio francese con la maggiore capacità ospedaliera. Assistiamo quindi a un fenomeno paragonabile a quello italiano, con un decalaggio di una decina di giorni.   

 

Come in Italia, esistono un mix di fattori psicologici e strutturali che possono spiegare i ritardi nelle risposte. I vertici dello stato, nonché le strutture sanitarie, avevano certamente pianificato l’onda d’urto della pandemia, pur con le immense difficoltà di una sanità pubblica in sofferenza da anni. Ma con un’assunzione rivelatasi poi falsa, la convinzione che i casi critici riguardassero soltanto persone anziane o con problemi di salute. Anche in Francia il moltiplicarsi dei casi critici fra giovani la settimana scorsa ha fatto capire l’errore di non voler attuare strategie di confinamento rigorose per fermare il contagio.

 

Anche se non abbiamo visto slogan letali del tipo “Milano non si ferma”, va rilevata la grandissima indolenza di una parte dell’opinione pubblica. Prima di tutto c’è stata una strategia comunicativa da parte del governo che ambiva a non creare il panico, anche per timore delle conseguenze economiche. A forza di riassicurare, si perde il senso del pericolo.

 

Quando giovedì scorso Emmanuel Macron ha annunciato la chiusura delle scuole, seguito poi dal primo ministro Edouard Philippe che ha calcato la mano sabato con misure di chiusura delle attività commerciali non necessarie, abbiamo assistito a un errore madornale, quello di mantenere il primo turno delle amministrative di domenica. Per onor di cronaca va detto che giovedì Emmanuel Macron voleva rimandare tutto, ma un fronte compatto si è opposto a questa decisione, quello dei partiti dell’opposizione, del presidente del Senato Gérard Larcher e del presidente del Consiglio Costituzionale Laurent Fabius.

 

Dopo le misure più restrittive annunciate sabato, molti hanno iniziato a preoccuparsi e chiesto di annullare tutto, ma era troppo tardi. Malgrado le precauzioni sanitarie prese nelle sedi, con distanze di sicurezza e disinfettanti, si è trattato di un’operazione deleteria perché ha dato un messaggio contradittorio all’opinione pubblica: vi chiediamo di rimanere in casa il più possibile ma allo stesso tempo andate a votare! Il basso tasso di partecipazione ha mostrato i limiti di questa strategia e ormai si parla apertamente di rimandare il secondo turno alle calende greche. Inoltre, questo fine settimana ci sono stati comportamenti pericolosi da parte della gente, soprattutto in una città come Parigi, dove il numero di persone nei parchi e le vere e proprie folle accalcate nei mercati della domenica ci fa ricordare la criminale incoscienza degli aperitivi e dello sci di alcuni milanesi sull’orlo dell’epidemia.

 

Appena qualche settimana fa, i governi francesi e italiani avevano rilanciato la cooperazione bilaterale con il vertice di Napoli, dove Giuseppe Conte e Emmanuel Macron erano stati visti fare una lunga passeggiata per il centro. Dopo vari anni segnati da un rapporto disastroso tra i due paesi, i canali di cooperazione sono stati riaperti e il bravo ministro della salute francese Olivier Véran mantiene da questo momento un stretto dialogo con Roberto Speranza. Da un punto di vista governativo quindi l’informazione gira, e la pericolosità ma anche il paradigma della crisi italiana è stata fatta presente alle autorità francesi. Giovedì scorso, l’insieme dei corrispondenti francesi in Italia ha firmato e largamente diffuso un appello per attrarre l’attenzione sulla gravità della situazione italiana e sulle lezioni da trarne per la Francia. L’inasprirsi delle norme di contenimento francesi iniziato giovedì con il discorso di Emmanuel Macron è anche frutto di quest’insieme di contatti, senza dimenticare la reale solidarietà e i canali di comunicazione fra medici francesi e italiani e la presenza molto rilevante di medici e scienziati di origine italiana nelle strutture francesi. Inoltre l’esistenza di una stretta comunità europea dei ricercatori fa ben sperare in termini di cooperazione scientifica nella lotta contro il coronavirus, a differenza di quanto avvenuto con la chiusura e le difficoltà incontrate nella comunicazione con la Cina, dove i veti politici hanno impedito la collaborazione internazionale durante alcune fasi cruciali.

 

La situazione tragica della Lombardia sta suscitando grande empatia nell’opinione pubblica francese, che ancora non riesce nel suo intero a fare il salto completo identificandosi alla situazione italiana. Ma tutto questo purtroppo sta cambiando, mentre si preannunciano a Parigi le dovute misure di indurimento del confinamento. E’ già quindi un percorso parallelo. In questo contesto purtroppo non possiamo aspettarci miracoli. Le capacità sanitarie francesi sono state anche esse prosciugate da tagli economici negli anni passati, e quindi la Francia si ritrova, come l’Italia, a correre ai ripari per aumentare le capacità di assistenza respiratoria nelle strutture ospedaliere di fronte all’ondata dei casi. Ben lungi dall’essere ben fornita, la Francia rischia anch’essa problemi di approvvigionamento di risorse.

 

Va notata l’azione del commissario europeo al mercato unico, il francese Thierry Breton, che ha subito contrastato alcune norme protezionistiche per permettere la circolazione del materiale medico nell’Unione. In un contesto di esplosione della domanda per respiratori e dispositivi di protezione che mette sotto tensione l’intera Unione, è fondamentale mantenere un alto livello di cooperazione per gestire al meglio le risorse. La circolazione delle merci e il mercato rimangono anche fondamentali nel campo agro-alimentare dove le produzioni francesi e italiane giocano un ruolo estremamente rilevante nel contesto della crisi.  Infine, anche da un punto di vista economico, il “whatever it takes” annunciato da Emmanuel Macron giovedì sera, per la salvaguarda delle imprese e dell’economia in Europa, sarà più efficace con accanto l’Italia. Di fronte a questa crisi completamente inedita, le paure sono immense e nutriranno probabilmente forme di ripiego nazionalista, nonché di designazione dello “straniero” come colpevole. Le situazioni fra la Francia e l’Italia ci mostrano però un drammatico ma pressoché totale parallelismo, nato da debolezze umane che non conoscono confini. Tutto ciò deve spingere ognuno di noi a riconoscere con umiltà gli errori commessi, ma anche spingerci a mantenere saldi gli ambiti di cooperazione, pensando a un futuro di necessaria ricostruzione politica ed economica europea in cui l’unione e non la divisione faranno la forza.

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