Così il rinnovato amore tra Francia e Italia si ferma alla Libia

Mauro Zanon

Primo bilaterale tra Conte e Macron a Napoli, l’ultimo era stato con Gentiloni. Accordi su Tav e migranti, su Haftar tutto fermo

Parigi. L’ultimo bilaterale si era tenuto a Lione nel settembre 2017, quando il primo ministro italiano era ancora Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron era presidente della Repubblica francese da cinque mesi. Da quel momento Italia e Francia non si sono più incontrate per un vertice a due, tre anni di rapporti altalenanti, di diffidenze, incomprensioni, cacofonie su molti dossier – Fincantieri-Stx e Libia su tutti – e nervosismi diplomatici culminati nello scontro dello scorso anno, con la riunione carbonara di Luigi Di Maio con la frangia estremista dei gilet gialli e il richiamo in patria dell’ambasciatore francese a Roma.

 

Per questo, il bilaterale di giovedì a Napoli, confermato con vigore da Parigi nonostante i timori per la crisi sanitaria, era fondamentale per provare a lasciarsi alle spalle gli attriti degli ultimi tempi e rilanciare una cooperazione basata sulla fiducia. “E’ importante essere presenti” accanto agli italiani “in questo contesto difficile”, hanno detto all’Afp fonti dell’Eliseo mercoledì sera, in preparazione all’incontro tra il premier italiano Giuseppe Conte e il presidente francese Macron. “Abbiamo attraversato un periodo di crisi, ma non ha lasciato cicatrici”, hanno aggiunto le stesse fonti, sottolineando che Parigi e Roma sono ormai “allineate” su numerose questioni, a partire da quella migratoria, su cui si erano cristallizzate le tensioni ai tempi in cui al ministero dell’Interno italiano c’era Matteo Salvini. Macron è atterrato a Napoli nel primo pomeriggio accompagnato da una folta delegazione di ministri (undici: Esteri, Interno, Giustizia, Difesa, Economia, Trasporti, Ambiente, Cultura, Istruzione, Ricerca, Affari europei).

  

Dopo il prologo culturale al Teatro San Ferdinando e alla Cappella di Sansevero, Conte e il capo dello stato francese sono andati a Palazzo Reale per dare inizio ai lavori e affinare quello che è stato definito come il “Patto di Napoli”, per rilanciare le relazioni nei campi della difesa, della ricerca scientifica, della cooperazione industriale e del controllo dei flussi migratori: un primo passo verso il Trattato del Quirinale, annunciato nel 2017 per dare un quadro più stabile e ambizioso alla relazione franco-italiana, sul modello del Trattato di Aquisgrana, firmato nel gennaio 2019 tra Parigi e Berlino. L’accordo Guerini-Parly (Difesa) all’interno del Patto di Napoli ha confermato quanto emerso nei giorni scorsi su una convergenza nel campo della cantieristica navale: “Questa firma sancisce il sostegno dei due stati per la joint-venture Naviris creata da Naval Group e Fincantieri e concretizza il progetto avviato al precedente vertice di Lione. Questa alleanza consentirà di coordinare le strategie industriali internazionali”.

 

Sulla Tav Torino-Lione è stata ribadita “l’importanza dell’ultimazione della sezione transfrontaliera della linea Torino-Lione in corso con il fondamentale contributo Ue” e sui migranti c’è l’impegno per “un’equa ripartizione tra i paesi europei” dei richiedenti asilo. Ma la dichiarazione più attesa era sulla Libia, dove ci sono state le maggiori divergenze tra Parigi e Roma a causa dell’appoggio di opposte fazioni (la Francia ha sempre sostenuto il feldmaresciallo Khalifa Haftar, l’Italia Fayez al Serraj, presidente del governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu). “Italia e Francia sostengono con convinzione il percorso definito dalla Conferenza di Berlino per una soluzione pacifica del conflitto, guidato dalle Nazioni Unite, nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale del paese, e condannano tutte le interferenze esterne e la violazione dell’embargo dell’Onu”, si legge nel Patto di Napoli. Una dichiarazione che non produce nessun passo in avanti e che è simile a molte altre sentite in questi anni. Bbenché ormai il ruolo degli europei in Libia sia stato oscurato da attori come gli Emirati Arabi Uniti, la Russia e la Turchia, sembra che Macron non sia ancora pronto ad applicare i suoi princìpi di solidarietà europea anche a sud del Mediterraneo.

Di più su questi argomenti: