Conte e Macron vogliono una Task Force Takuba contro l'Isis in Africa

Daniele Raineri

Si occuperà di “sviluppare” le forze di sicurezza dei paesi del Sahel. Viene da chiedersi se l’Italia non abbia acconsentito a un’esposizione maggiore in cambio di un accordo con i francesi sulla Libia

Roma. Dall’incontro di giovedì a Napoli tra il presidente francese, Emmanuel Macron, e il premier italiano, Giuseppe Conte, arriva la notizia della creazione di una Task Force Takuba che, con militari francesi e italiani, si occuperà di “sviluppare” le forze di sicurezza dei paesi del Sahel. In questi giorni di epidemia la notizia si è un po' perduta, ma si tratta di un impegno pesante. Il Sahel è quella fascia di territorio arido in Africa dove i gruppi estremisti come lo Stato islamico, ma ci sono anche fazioni legate alla vecchia guardia di al Qaida, negli ultimi due anni hanno ritrovato tutta la forza che non hanno più in Siria e in Iraq. I fanatici sono impegnati in una campagna di massacri contro i civili e di attacchi contro i militari che si va intensificando di mese in mese e l’Amministrazione Trump ha appena annunciato che ritirerà buona parte del contingente americano e che quindi lascerà i francesi a contenere la crisi – o almeno a provarci.

 

La Francia tenta di fare quello che di solito si fa in questi casi: rafforzare le truppe dei paesi locali e colpire i gruppi estremisti con raid delle forze speciali ogni volta che è possibile. Ed ecco la notizia della creazione della Task Force Takuba e del possibile impegno italiano – che arriverebbe proprio mentre si pensa di diminuire i contingenti in altre aree, vedi Afghanistan. Come si è detto, se in molti altri settori c’è abbastanza stabilità, dal sud del Libano dove per ora Israele e il gruppo Hezbollah non si fanno la guerra all’Afghanistan dove si parla di una (improbabile) pace che permetterebbe ai soldati stranieri di tornare a casa, il Sahel è uno scenario di guerriglia molto duro. L’Italia con molta discrezione ha già un contingente ridotto sul posto, in Niger, dove i soldati però si occupano soprattutto di contrasto al traffico di migranti. La nuova missione invece sarebbe antiterrorismo, con l’impiego sul campo di forze speciali. Viene da chiedersi se l’Italia non abbia acconsentito a un’esposizione maggiore nel Sahel in cambio di un accordo con i francesi sulla Libia. La Francia sostiene il generale Haftar che assedia Tripoli, ma non è più uno sponsor indispensabile. Altri sponsor molto più aggressivi, come gli Emirati Arabi Uniti, hanno preso il suo posto. Se accettasse di non impuntarsi più su Haftar, si potrebbe provare a parlare di una politica unanime dell’Europa sulla Libia. Ma per adesso tutto questo appartiene alla categoria delle speculazioni.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)