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Il messaggio di Merkel alla comunità ebraica: non siete soli

La cancelliera alla sinagoga: contro l’odio tolleranza zero. Il ministro dell'Interno annuncia la creazione di un nuovo ufficio dei servizi per affrontare la minaccia neonazista

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

11 Ottobre 2019 alle 06:05

Il messaggio di Merkel alla comunità ebraica:  non siete soli

Germania, assalto a sinagoga, Angela Merkel alla veglia (LaPresse)

Milano. L’uomo che ha attaccato la sinagoga di Halle, in Germania, uccidendo due persone, era un estremista di destra con un chiaro movente antisemita, hanno detto ieri le autorità tedesche, e non voleva soltanto “imitare altri”, voleva anche “istigare altri a imitare lui”: voleva “un impatto globale”. Stephen B., l’attentatore di ventisette anni, ha pubblicato il suo manifesto in inglese una settimana fa e tra le altre cose – cose di propaganda suprematista che riempiono il web al punto che il manifesto di Stephen B. non è stato riconosciuto come più grave rispetto ad altri – scrive: “Se fallisco e muoio ma uccido almeno un ebreo, ne sarà valsa la pena”. Uccidere ebrei sembra preferibile per Stephen B. rispetto a uccidere musulmani, ma anche loro vanno bene perché “dopo tutto, se ogni uomo bianco uccide almeno un altro uomo, vinciamo”. In ogni caso le due vittime sono bianche, una donna quarantenne di Halle che camminava nella via della sinagoga e un ventenne di Merseburg che era dentro al negozio di kebab a circa mezzo chilometro dalla sinagoga, che era l’obiettivo dell’attacco – la porta ha tenuto, le armi fabbricate in casa dall’assalitore grazie ai tutorial sulla rete, si sono inceppate. “Avrebbero potuto esserci molte più vittime”, ha detto la cancelliera Angela Merkel, che è arrivata la sera di mercoledì alla sinagoga, per dire a chi partecipava alla veglia: non siete soli.

  

Ci sono molte polemiche in corso sull’assenza di guardie a protezione della sinagoga nel giorno più sacro della religione ebraica – Yom Kippur – e la Merkel risponde: dobbiamo fare di più contro l’odio. Ieri, ha ribadito che lo stato tedesco e la società civile devono fare tutto quel che è nel loro potere per contrastare “l’odio, la violenza e il disprezzo per la vita umana”: “Tolleranza zero”. Il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, ha detto ieri dopo aver posato i fiori davanti alla sinagoga: “Sfortunatamente, dobbiamo affrontare la realtà, che è che la minaccia dell’antisemitismo, dell’estremismo di destra e del terrorismo di destra esiste ormai da tempo”. A settembre Seehofer ha annunciato la creazione di un nuovo ufficio “di qualche centinaio di persone” all’interno dei servizi segreti interni per affrontare la minaccia neonazista. Il ritardo delle intelligence occidentali rispetto a quella che viene definita una minaccia interna, “da vicino di casa”, è noto: molti esperti americani hanno spiegato che è in corso una riconversione del personale dei servizi che negli anni Duemila si erano concentrati soprattutto sulla minaccia islamista. La Germania in questo senso è meno sguarnita rispetto ad altri paesi per ovvie ragioni storiche e perché già da anni l’affiliazione a gruppi di estrema destra è aumentato sensibilmente – gli attacchi agli ebrei sono aumentati del 20 per cento dal 2017 al 2018, e la matrice è sempre più neonazista. Dal 2001 al 2007 è stata operativa la cellula nota come Nsu, National Socialist Underground, scoperta nel 2011 (sono in corso ora alcuni processi), che ha ucciso dieci persone – immigrati e un poliziotto: all’inizio e per molto tempo, i servizi non sono riusciti a collegare gli episodi, che sembravano scollegati tra di loro. A giugno, la Germania ha anche riscoperto la tragedia degli omicidi politici: Walter Lübcke, esponente del partito della Merkel, la Cdu, è stato ucciso a casa sua da un attivista di estrema destra. Il movente era l’appoggio che Lübcke aveva dato alla politica di accoglienza dei migranti del governo Merkel.

  

La retorica anti immigrazione portata avanti dall’AfD (spesso è anche venata di antisemitismo) è al centro del dibattito sull’odio in Germania. I leader dell’AfD hanno condannato l’attacco alla sinagoga, ma il copresidente, Jörg Meuthen (che celebrava “l’Europa del buonsenso” con Matteo Salvini) ha tuittato ieri: “Estrema destra, estrema sinistra, islamisti: la Germania sotto assedio del terrore e della violenza”. Le reazioni sono state piuttosto esplicite: le minacce sono tante, per gli ebrei poi sono tutte e tutte insieme, ma assumersi la responsabilità dell’estremismo di destra è un’altra cosa.

Paola Peduzzi

Paola Peduzzi

Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    11 Ottobre 2019 - 08:35

    Grande la Merkel e tutti quei capi di Stato che hanno il coraggio di combattere per il bene e la fratellanza fra i popoli. Alimentare l'odio per il diverso , nel senso più ampio della parola, è indice di una cultura antidemocratica e violenta che serve a chi la pratica per dominare sul Prossimo. Costoro ci saranno sempre ,fa parte del gioco universale fra il bene e il male, importante è che chi vuole il bene sia la maggioranza e si faccia promotore di esso non solo a parole.

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    • Carlo A. Rossi

      11 Ottobre 2019 - 10:10

      Io ritengo che la Merkel sia stata una buona politica, ma sul tema immigrazione, duole scriverlo, ha sbagliato molto. Sulla fratellanza fra i popoli: ma quando mai? Ma dove la si vede? Io mi rapporto con i singoli, non con le comunità intere o i popoli. Ci possono essere singoli buoni come singoli cattivi. Ma giudizi sulle collettività, buone o cattive, sono francamente ridicoli. I giudizi cattivi sono permeati di pregiudizio, quelli buoni di un pietoso irenismo, e non giovano entrambi a nessuno. Ormai, parlare del tema "immigrazione" è impossibile: se si hanno riserve sensate, si è un "razzista", per principio. E infine: io credo che un sentimento di paura di fronte ad un'immigrazione senza controllo sia quantomeno comprensibile. O anche questo è indice di razzismo?

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