Gentiloni promosso

David Carretta

All’audizione europea, l'ex premier non sbaglia nulla e delinea la sua visione per la semplificazione del Patto di stabilità

Bruxelles. Paolo Gentiloni ha passato senza difficoltà l’audizione all’Europarlamento per diventare commissario all’Economia nella squadra di Ursula von der Leyen. “E’ andata molto bene, siamo molto soddisfatti”, ha detto Irene Tinagli, la presidente della commissione Affari economici dell’Europarlamento, dopo che i principali gruppi politici hanno dato il via libera. Solo gli estremisti (Identità e democrazia a destra e la Sinistra unitaria europea a sinistra) hanno votato contro il candidato italiano. “Il consenso è stato ampio e non è stato necessario porre ulteriori domande. Gentiloni è stato impeccabile e ha risposto a tutte le perplessità in modo chiaro”, ha spiegato Tinagli. Le quasi tre ore di domande e risposte sono state noiosamente perfette, grazie anche al lavoro preparatorio e diplomatico del team di transizione che ha affiancato Gentiloni dalla sua nomina. Il tedesco Markus Ferber, portavoce del Partito popolare europeo in commissione Affari economici, ha ironizzato sulle telefonate ricevute da Roma per elogiare le qualità di Gentiloni: “L’unico che non ha chiamato è stato il Papa”. E così il falco si è messo a fare domande da colomba. La più dura: cosa farà Gentiloni con la manovra 2020 di Roberto Gualtieri? “Non commenterò il progetto di bilancio dell’Italia perché, tra l’altro, non lo abbiamo. Lo avremo tra 12 giorni” ma “voglio essere assolutamente chiaro: non sono e non sarò il rappresentante di un governo nella Commissione. Sarò il commissario agli Affari economici”, ha risposto Gentiloni. Ferber è sembrato pentirsi della troppa docilità quando ha pubblicato un tweet minaccioso sulla conferma di Gentiloni. Ma alla fine, “tutto considerato, possiamo approvarlo”, ha detto Ferber.

 

 

All’Europarlamento giovedì Gentiloni è stato perfetto nella forma e nella sostanza. E’ arrivato dieci minuti prima dell’inizio dell’audizione – come si fa in Europa – al punto che non c’era nessun deputato a accoglierlo. Non si è lanciato in nessuna contesa ideologica, come invece aveva fatto cinque anni fa Pierre Moscovici mettendo a rischio la sua conferma. E’ stato sufficiente vago, tecnico e noioso da assopire possibili critiche non solo sulle regole di bilancio, ma anche sulle sue idee sulla tassazione a livello europeo (l’altra grande competenza a fianco agli Affari economici). Nel suo discorso introduttivo ha dato un colpo al cerchio degli austeriani e un altro alla botte degli anti austerità. Nell’applicare le regole del Patto di stabilità e crescita, “mi concentrerò sulla riduzione del debito pubblico come qualcuno che si preoccupa profondamente dell’impatto potenzialmente destabilizzante dell’alto debito in periodi difficili”, ha detto Gentiloni, riferendosi all’Italia. Poi ha incoraggiato Germania e Olanda a fare “un uso adeguato dello spazio fiscale per far fronte al rischio di un rallentamento”. Infine ha utilizzato le domande dei deputati di Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia, che mettevano in discussione le attuali regole, per rassicurare tedeschi e olandesi. A Piernicola Pedicini (M5s) ha detto che “l’ostacolo” agli investimenti in Italia non è solo il Patto di stabilità, perché le difficoltà esistono anche quando “ci sono risorse e non ci sono vincoli europei”. A Raffaele Fitto (FdI) ha detto che non si può trasformare il Patto di stabilità e crescita in un “carciofo da cui si tolgono a mano a mano tutti i diversi elementi stabilendo esenzioni in troppi campi”.

 

 

In realtà, di idee su come aggiornare il Patto di stabilità Gentiloni ne ha. Giovedì le ha illustrate annegandole nei tecnicismi incomprensibili anche agli esperti. Non si tratta di una riforma, ma di una semplificazione. Nel suo discorso e nelle sue risposte ha più volte richiamato le proposte dell’European Fiscal Board, il gruppo di saggi che verifica come la Commissione applica il Patto criticando l’uso eccessivo di flessibilità e discrezionalità politica. L’idea di fondo è cancellare il contestato benchmark del deficit strutturale per passare a un tetto all’aumento della spesa pubblica legato alla crescita nominale del pil. “Andare verso una interpretazione più semplice o un cambiamento che renda il Patto più semplice è importante”, ha detto Gentiloni, che ha evitato di menzionare l’altra proposta dell’European Fiscal Board: una Golden Rule limitata per escludere dai calcoli del Patto alcuni investimenti, in particolare nel Green Deal. Non è l’annuncio della fine dell’austerità, ma Gentiloni sembra pronto a fare quel che può per aiutare l’Italia.