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Un Patto di stabilità più semplice

I paletti del dibattito, i posizionamenti europei e il prezzo della flessibilità

13 Settembre 2019 alle 06:00

Un Patto di stabilità più semplice

Ursula von der Leyen con i commissari europei (foto LaPresse)

Bruxelles. Riformare il Patto di stabilità e crescita è più facile a dirsi che a farsi, nel momento in cui gli stati membri dell’Unione europea iniziano a dibattere su come modificare le regole fiscali comuni partendo ognuno da posizioni diverse. L’Italia, con il governo Conte 2, ne ha fatto una priorità programmatica con la promessa di “promuovere le modifiche necessarie a superare l’eccessiva rigidità dei vincoli europei, che rendono le attuali politiche di bilancio pubblico orientate prevalentemente alla stabilità e...

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David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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