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Per un pugno di litio

La Svezia ha aperto una gigafabbrica per impedire ai cinesi di avere il monopolio delle batterie

22 Agosto 2019 alle 09:14

Per un pugno di litio

La fabbrica della Northvolt

Roma. La Svezia ha iniziato per conto dell’Europa la guerra del litio contro la Cina. Questo mese la Northvolt ha iniziato a Skelleftea, nel nord della Svezia, la costruzione della più grande fabbrica di batterie al litio d’Europa: un progetto che partirà con una capacità da 16GWh, che ha raccolto un miliardo di dollari per la realizzazione, che conta tra i suoi investitori Volkswagen e Bmw e che prevede per il 2030 di arrivare a 150 GWh, per un valore di 13 miliardi di euro. Il progetto, ha spiegato Johansson in un’intervista a Reuters, ha valenza strategica per sottrarre l’Europa a un possibile monopolio cinese.

 

Sono le batterie a litio la chiave per lo sviluppo dell’auto elettrica, vista la loro capacità di immagazzinare energia e di ricaricarsi rapidamente. Attualmente l’85 per cento della produzione mondiale di litio è concentrata nel “triangolo del litio” Cile-Bolivia-Argentina, ma anche il Perù ha grandi possibilità. L’anno scorso la canadese Plateau Energy Metals ha annunciato di aver trovato nel sud del paese un giacimento da 2,5 milioni di tonnellate, che una volta a regime diventerebbe la miniera più grande del mondo.

 

Ma al momento è la Cina a produrre i due terzi di tutte le batterie a litio oggi fabbricate nel mondo. E le major cinesi si sono già aggiudicate una presenza strategica nelle aree di estrazione. Da una parte, infatti, la cinese Tianqi Lithium Corp ha una partecipazione importante nella miniera cilena Sqm. Dall’altra, il consorzio cinese Xinjiang Tbea Group-Baocheng proprio quest’anno ha firmato con il il governo di La Paz un accordo preliminare per formare la società che dovrà sfruttare le riserve di litio boloviano.

 

La Cina, peraltro, attraverso la Geely controlla ora anche la Volvo, tradizionale fiore all’occhiello dell'industria automobilistica svedese. Non a caso i soldi per la fabbrica della Northvolt sono venuti non dalla Volvo ma da industrie tedesche.

 

“Se la Cina è capace di controllare un mercato, ciò rappresenterà un problema”, ha spiegato Johansson nell’intervista. “Se qualcuno controlla molto un’area, ciò non è buono per i prezzi del litio, non è buono per la concorrenza e diventa anche un problema di sicurezza delle forniture”.

 

Questo può interessare anche i produttori, che nel lungo periodo solo attraverso una concorrenza tra acquirenti possono spuntare prezzi migliori. Tuttavia nel breve periodo potrebbero essere attratti per le migliori condizioni offerte dai cinesi pur di impadronirsi del mercato. Per questo Johansson annuncia che cercherà di interessare capitali svedesi al fine di sviluppare nella regione un modello di miniera sostenibile: quest’ultima è una parola chiave per un governo di sinistra in cui sono inclusi anche ministri Verdi, ma potrebbe suscitare interesse anche in paesi dove il tema ecologico si è fatto pure via via più importante. Da ricordare infatti che il giacimento peruviano da cui dovrebbe attingere Northvolt si trova a 4.500 metri di altezza e nella zona del Lago Titicaca: un’area che dal punto di vista ambientale è particolarmente sensibile. Anche in Bolivia il litio si trova Salar de Uyuni: un enorme deserto di sale a 3.650 metri di quota con i suoi 10.582 chilometri quadrati è tra i più grandi deserti al mondo, nonché in assoluto la più grande distesa salata del pianeta.

 

Da ricordare che il litio, terzo elemento della tavola periodica, si estrae in gran parte in Sudamerica ed è oggi processato in gran parte in Cina, ma in Svezia fu individuato per la prima volta. Nel 1817 da Johan August Arfwedson, in un campione di minerale sull’isola svedese di Ufo che nel 1800 era stato trovato dal chimico e statista brasiliano José Bonifácio de Andrada e Silva. In principio fu un sudamericano che andò a cercare il litio in Svezia.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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