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Dopo la Groenlandia, Hong Kong

Il vizietto di Trump di risolvere tutte le questioni con una transazione

17 Agosto 2019 alle 06:00

Dopo la Groenlandia, Hong Kong

Groenlandia (LaPresse)

Vorrei comprare la Groenlandia, avrebbe detto il presidente americano Donald Trump ai suoi collaboratori, secondo una ricostruzione pubblicata ieri dal Wall Street Journal. E messa così sembra l’ennesima sparata di un uomo d’affari che ha sempre ottenuto ciò che voleva, semplicemente comprandola. Ecco, più o meno è così. Sappiamo che il metodo del business Trump lo applica a qualsiasi problema, a qualsiasi negoziazione, e se l’è portato alla Casa Bianca senza interpretare la scienza politica o la diplomazia. Dunque le cose stanno così: l’Artico è diventato già da qualche anno uno dei luoghi cruciali della geopolitica mondiale. Solo che lì l’America è in affanno, mentre Cina e Russia e riscaldamento globale hanno già aperto nuove vie attraverso il Grande nord, un’alternativa al canale di Suez per giunta in un’area ricca di gas e risorse naturali. Nel frattempo, la Cina è sempre più influente sulla Groenlandia, e dunque fare un’offerta alla Danimarca per acquistare l’isola più estesa del globo sarebbe un’idea geniale. Se solo fosse praticabile.

  

Dopo giorni di silenzio e di distaccatissimi “spero che nessuno si faccia male”, giovedì scorso Trump ha creato un delirio diplomatico, questa volta a mezzo Twitter. Ha scritto di conoscere bene il presidente cinese Xi Jinping “che è un grande leader che ha molto rispetto per i suoi cittadini. Ho zero dubbi che se il presidente volesse risolvere il problema di Hong Kong velocemente e umanamente, potrebbe farlo. Incontro di persona?”. E le cancellerie di tutta l’Asia si sono domandate: vorrà incontrare Xi Jinping e parlare di Hong Kong? Sul serio? Quattro ore dopo il @Potus ha dovuto rettificare, dicendo che il “meeting” non riguardava lui, ma che Xi dovrebbe incontrare i manifestanti di Hong Kong. Che avete capito. Suggerire di usare l’arma del dialogo per fermare l’escalation è sacrosanto, ma suggerirlo a un regime autoritario è l’ennesima occasione mancata, o disastro diplomatico. A questo punto perché non comprare Hong Kong?

Redazione

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