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In Sri Lanka è stata una mattanza jihadista di bimbi cristiani. "Un quinto delle vittime totali"

"Non riuscivo a veder bruciare neonati e bambini", raccontano ai giornali cingalesi i soccorritori e i sopravvissuti agli attacchi del giorno di Pasqua

30 Aprile 2019 alle 10:19

In Sri Lanka è stata una mattanza jihadista di bimbi cristiani. "Un quinto delle vittime totali"

foto LaPresse

Roma. I jihadisti ci avevano già abituati ai massacri di bambini. In Israele, alla discoteca Dolphinarium sul lungomare di Tel Aviv e negli autobus a Gerusalemme. E poi nelle scuole di Beslan, in Ossezia, e di Peshawar, in Pakistan. In Iraq, con le stragi di bambini in fila per le caramelle, e i bambini yazidi, finiti anche nelle fosse comuni dell’Isis. E poi sul lungomare di Nizza, sulla rambla di Barcellona e allo stadio di Manchester durante il concerto di Ariana Grande. In Sri Lanka è stato il più grande singolo massacro di bambini cristiani.

 

La pacca sulla testa di una bambina che tiene per mano il padre, poco prima di entrare in chiesa. L’attentatore che si sta dirigendo verso la chiesa di San Sebastiano a Negombo col suo grosso zaino sulle spalle, dove farà esplodere la bomba fra donne e bambini. E’ una delle immagini simboli delle stragi alle tre chiese dello Sri Lanka, che hanno fatto più di 250 morti. Stragi, come riportava ieri la Bbc, soprattutto di bambini cristiani, almeno 46 secondo le cifre diffuse ieri dal governo cingalese: “E’ stata la prima cosa che i soccorritori hanno notato non appena sono entrati nelle chiese prese di mira: il grande numero di bambini tra i morti. Il numero complessivo di vittime degli attacchi non è chiaro, ma i funzionari ritengono che i bambini potrebbero finire per essere oltre un quinto del bilancio finale delle vittime”. Ma anche negli hotel si sono fatti esplodere fra le famiglie con tanti bambini.

 

La famiglia Fernando aveva scattato una fotografia al battesimo del loro terzo figlio, Seth. A Negombo sono stati tutti sepolti insieme. Padre, madre e tre figli di 6, 4 anni e 11 mesi. Scrive il New York Times: “Fabiola Fernando, sei anni, era una studentessa della scuola elementare. Leona Fernando, 4 anni, stava imparando a leggere. E Seth Fernando, undici mesi”. E poi la vittima più piccola, Matthew, otto mesi. Sudesh Kolonne stava aspettando fuori dalla chiesa di San Sebastiano quando sentì l’esplosione. Corse dentro per cercare la moglie e la figlia. Gli ci volle mezz’ora per trovare i loro corpi. 27 bambini sono morti e 10 sono stati gravemente feriti nell’esplosione nella chiesa di San Sebastiano.

 

Gli attacchi hanno ucciso tre bambini di un miliardario danese. Un’altra donna ha perso la figlia, il figlio, il marito, la cognata e due nipoti. Un padre britannico ha dovuto scegliere quale dei suoi due figli soccorrere. Un’altra famiglia britannica è stata distrutta. E durante l’operazione antiterrorismo a Sammanthurai, a sud della città di Batticaloa, sono morti altri sei bambini.

 

La Zion Church di Batticaloa ieri ha chiesto di pregare per i dieci bambini fra i sette e i sedici anni rimasti gravemente feriti e che si trovano nelle unità di cure intensive degli ospedali. Il terrorista si è fatto esplodere proprio tra il gruppo di bambini della scuola domenicale della chiesa protestante. Metà delle vittime di Batticaloa erano bambini, sette maschi e sette femmine.

 

Per strada oggi ci sono i loro volti negli annunci funerari: Jeshuran, Jehonica, Jepinath, Jekshan, Kevin, Aliyahan, Anjalina, Ahimsa, Sharon e la sorella Sarah… In quella chiesa altri sette bambini hanno perso almeno un genitore.

 

“Non riuscivo a veder bruciare neonati e bambini”, raccontano ai giornali cingalesi i soccorritori e i sopravvissuti agli attacchi ai cristiani. Come il nipote della premier bengalese Sheikh Hasina, otto anni. Come i due figli di Anusha Kumari. Come i tanti bambini uccisi mentre facevano la prima comunione.

 

E’ stata una trappola assassina per bambini cristiani. Piccoli “infedeli”. Legna da ardere in olocausto al jihad.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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Commenti all'articolo

  • cesare battisti

    30 Aprile 2019 - 14:02

    E perchè è presto spiegato: i veri guerrieri combattono per il bottino, per la razzìa, il loro credo religioso coincide con il loro interesse personale; Senza avere un forte Credo si può solo soccombere. È per questo che gli unici in occidente a guerreggiare nel giusto modo sono gli Israeliani, perchè hanno un Credo! gli altri, invece, abbiamo la famiglia arcobaleno. Quindi nel nostro futuro c'è una guerra che subiremo comunque, anche se ci facciamo islamici subito per non farci troppo male: poi le famiglie arcobaleno potremo fornirle solertemente in pasto ai guerrieri islamici in cambio della nostra vita.

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  • cesare battisti

    30 Aprile 2019 - 13:01

    Vedo folle nullafacenti aggirarsi ciondolando nella loro vacanza/vacante/vacuità tra le piazze venerdì/sabato/domenicali e ne osservo le molli fattezze, le incipienti e a volte trasbordanti pancette, a volte sono giovani padri e madri, più spesso coppiette più o meno attempate, e comunque sterili, in cerca di un ristorantino intimo dove raccogliersi in religioso silenzio di fronte ad un prezioso menu, separati però da sontuosi e soprattutto sacri calici da vino di cristalli finissimi che rivaleggiano in appariscenza con quelli dorati usati dai sacerdoti durante la Santa Comunione! Si sentono al sicuro? chi li proteggerà quando quei guerrieri arriveranno? Io lo so: Papa Bergoglio, Leo Luca Orlando e Gino Strada si stanno già dando da fare per farseli amici e affermare di essere sempre stati islamici! Riuscirà anche questa volta l'italico e antico giochetto del voltafaccia istantaneo? Questi non sono gli Aragonesi, o i Garibaldini, o gli Americani... questi vogliono il sangue.

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