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La guerra civile in Libia

I media si bevono i “mercenari francesi”, ma i soldi sono sauditi

Le storie sui militari stranieri in Libia sono deboli. L’accordo con Bin Salman è un rischio vero per Tripoli

16 Aprile 2019 alle 06:00

La guerra civile in Libia
New York. Da due giorni sui media italiani si parla di “mercenari francesi che combattono per Haftar”, ma l’unica fonte citata è un tweet in inglese scritto sabato 13 aprile dal sito Libya Observer. Il tweet dice che un egiziano catturato al fronte avrebbe confessato di avere viaggiato da Benina, l’aeroporto di Bengasi che fa anche da base per le truppe di Haftar, fino a Jufra “con quattordici libici, sei consiglieri militari francesi e trenta egiziani”. Il sito è di...

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Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Ora scrivo da New York. Sono stato inviato al Cairo per seguire il Medio Oriente da vicino. Ho lavorato in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Siria. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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Commenti all'articolo

  • Andrew

    16 Aprile 2019 - 14:02

    Spero che dal nostro Paese giunga un segnale forte di presenza e di volontà di restare centrali nella soluzione della crisi. E tale segnale, comunque la si rigiri, non può che essere notificato alle parti interessate da truppe armate inviate sul teatro degli scontri. Ai portatori insani di pacifismo, ai fans del dialogo politico anche quando nessuno ascolta, ai figli putativi dei figli dei fiori sessantottini che prosperano nella politica nostrana, mi permetto di ricordare l’insegnamento del generale prussiano nonché autore di un illuminante trattato sull’arte della guerra, Carl von Clausewitz, il quale scriveva: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”. Chiaro il concetto?

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  • Giovanni Attinà

    16 Aprile 2019 - 10:10

    Caro Cerasa, sulle vicende libiche siamo alle solite. noi italiani o, meglio, i governi italiani si ritengono depositari di un diritto per decidere le sorti di questa nazione, per via delle vicende coloniali e della presenza dell'Eni. Poi non è per niente così e lo dimostra il fatto che, nonostante l'agitarsi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non mi pare che l'Italia goda di grande considerazione. In ogni caso sarebbe bene, invece di prendersela con Macron , di tenere buoni rapporti anche con il generale Haftar, invece di guardare al governo di Tripoli di Sarraj, con l'iniziativa di una conferenza seria per trovare una soluzione.

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