Il conclave dei Tory che vogliono il posto della May

Gregorio Sorgi

Unione doganale o no deal? I ministri inglesi pensano già alle prossime primarie (con un’anomalia)

La terza bocciatura dell’accordo di Theresa May in Parlamento ha messo i conservatori davanti a un bivio: o una soft Brexit, oppure il no deal. La prima ipotesi significa che la Gran Bretagna continuerà a fare parte dell’unione doganale e questo piace sia ai laburisti sia a una minoranza dei conservatori. La May finora si è sempre opposta a questa soluzione per tenere unito il suo partito, ma gli eventi della scorsa settimana hanno cambiato le carte in tavola. La pesante bocciatura del suo accordo l’ha costretta a cercare delle soluzioni alternative che aveva precedentemente escluso ma che oggi potrebbero essere risolutive. La promessa di una soft Brexit nel documento sui rapporti futuri con l’Europa lascerebbe il Labour di Jeremy Corbyn senza più alcun motivo per votare contro l’intesa.

 

Una nuova maggioranza sarebbe possibile, ma resterebbero escluse le correnti euroscettiche dei Tory, ostili a ogni forma di soft Brexit. L’unione doganale significa che il Regno Unito non potrà avere una politica commerciale indipendente e questo, secondo i brexiters, è un imperdonabile tradimento delle promesse del referendum del 2016. I ministri euroscettici della May hanno minacciato le dimissioni in caso di soft Brexit, e il deputato Steve Baker – il paladino del no deal – ha addirittura promesso di votare contro il governo in una mozione di sfiducia. Al contrario, i membri europeisti minacciano di dimettersi pur di evitare il no deal. Le posizioni nel governo sono talmente distanti, e inconciliabili che la May dovrà per forza scontentare qualcuno. La terza opzione sarebbe quella di andare a elezioni anticipate, ma un sondaggio del Daily Mail mostra che il Labour avrebbe la maggioranza relativa ai Comuni (307 seggi contro 264 dei conservatori). La May si trova in un vicolo cieco e i suoi avversari interni non faranno sconti, perché tramano per essere i suoi successori.

 

Dietro le quinte, i maggiori azionisti dei Tory costruiscono alleanze, e reti di contatti per non trovarsi impreparati nel momento in cui la May si dimetterà. A quel punto, i parlamentari conservatori sceglieranno due candidati da sottoporre al voto dei militanti. Questo significa che i due finalisti dovranno avere un sostegno trasversale tra le mille correnti dei Tory, e regala un vantaggio ai candidati moderati. Ad esempio, uno come Boris Johnson, che piace ai militanti ma non è amato tra i parlamentari, difficilmente riuscirà a passare la prima selezione. Uno dei favoriti è Michael Gove, il ministro dell’Ambiente, un ex euroscettico di ferro poi diventato alleato della premier. I brexiteer duri e puri potrebbero puntare su Dominic Raab, l’ex ministro della Brexit che si è dimesso in polemica con l’accordo della May. I remainer, che sono la maggioranza del gruppo parlamentare, non hanno un candidato di riferimento. Ci sarebbe Amber Rudd, il ministro del Lavoro, ma la sua immagine è stata macchiata dal Windrush Scandal, a causa del quale si è dimessa quando era ministro dell’Interno. Un outsider potrebbe essere Matt Hancock, il ministro della Sanità, che ha pochi nemici nel partito ed è rimasto piuttosto fuori dal dibattito sulla Brexit.

 

Intanto i militanti conservatori stanno assumendo la stessa deriva estremista che ha coinvolto il Labour di Corbyn. Sabato scorso a Beaconsfield, un collegio nel sud dell’Inghilterra, hanno sfiduciato il deputato Dominic Grieve, che detiene il seggio dal 1997, per le sue posizioni contro la Brexit. Un video diffuso dal Sunday Times mostra i militanti che urlano e interrompono il deputato durante un suo discorso. Greve è un europeista di lungo corso, sostiene il secondo referendum, e in Parlamento si è impegnato affinché i deputati fossero consultati sulle alternative al piano della May. La campagna per defenestrare Grieve è stata orchestrata da John Conway, il candidato dell’Ukip alle scorse elezioni che adesso si è iscritto ai conservatori. Questo episodio è lo specchio di una tendenza più diffusa: molti ex elettori dell’Ukip sono entrati nelle associazioni locali dei Tory per spostare il partito sempre più destra. In questo caso hanno ottenuto un risultato solo simbolico: la May ha confermato che Grieve verrà candidato alle prossime elezioni. Ma alle primarie i militanti potrebbero dare vita alla stessa anomalia del Labour di Corbyn: un candidato estremista, e dei parlamentari moderati.

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