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Il risveglio europeo sulla Cina

Il piano Macron-Merkel-Juncker perché Pechino rispetti le regole dell’Ue

22 Marzo 2019 alle 20:57

Il risveglio europeo sulla Cina

La cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente repubblica francese Emmanuel Macron e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker (Foto LaPresse)

Mentre l’Italia celebra la sottomissione ai memorandum di Xi Jinping, l’Europa si prepara a mettere il presidente cinese di fronte a una scelta: o la Cina gioca secondo le regole del libero mercato oppure l’Ue adotterà il metodo Trump. L’appuntamento è fissato per martedì a Parigi, dove Macron ha invitato Angela Merkel e Jean-Claude Juncker per il suo ultimo incontro con Xi. La strategia è stata stabilita durante il Consiglio europeo di oggi, sulla base di un documento in cui la Commissione definisce la Cina “rivale sistemico”. “Sul commercio tra Cina e Europa c’è un’asimmetria, le asimmetrie creano degli squilibri” e “non si può costruire qualcosa di stabile sulla base degli squilibri che persistono”, ha avvertito Juncker. Per Merkel il problema è la “reciprocità”. I mercati cinesi non sono sufficientemente aperti ai prodotti europei. Gli appalti pubblici cinesi escludono le imprese dell’Ue. Gli investitori europei sono costretti a trasferire la loro tecnologia.

 

Huawei e il 5G costituiscono una sfida alla stessa sovranità europea, visto il rischio di mettere dati sensibili sui server dei servizi segreti cinesi, e un’arma di sabotaggio di massa nell’arsenale geopolitico di Pechino. “Il tempo dell’ingenuità europea è finito”, ha detto Macron. “Questo risveglio era necessario” perché “da diversi anni abbiamo un approccio in ordine sparso e la Cina sfruttava le nostre divisioni”. Per Macron è vero che “non tutti la pensano alla stesso modo”, ma “per la prima volta c’è una condivisione strategica”. Il 9 aprile c’è un vertice Ue-Cina e il trio Macron-Merkel-Juncker intende presentare un grand bargain a Xi: per evitare una sterzata protezionista dell’Europa, Pechino deve accettare di concludere un accordo sugli investimenti entro il 2020 e un’intesa per riequilibrare i livelli di apertura dei rispettivi mercati entro l’estate del 2019. L’Ue vuole anche garanzie sulle denominazioni protette tanto care al governo gialloverde. Il rischio dei memorandum solitari è che le arance siciliane del futuro siano importate dalla Cina.

Redazione

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