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L’Italia madurista è peggio di uno scandalo: è un dramma politico

Il giro di rumba contro Guaidó è una campana a morto per i parametri della nostra nazione italiana europea occidentale

Giuliano Ferrara

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ferrara@ilfoglio.it

4 Febbraio 2019 alle 20:29

L’Italia madurista è peggio di uno scandalo: è un dramma politico

Studenti protestano davanti all'ambasciata italiana a Caracas respingendo la posizione del governo italiano che ha bloccato una dichiarazione comune dell'Ue sul Venezuela (foto LaPresse)

Lo schieramento dell’Italia governativa con i dittatori, gli ayatollah e compagnia, contro America e Europa è, come direbbe Talleyrand, molto più e molto peggio di uno scandalo, è un problema politico. Tralasciamo le cose ovvie. Maduro è una deriva del chavismo, che a sua volta era una deriva ibrida di castrismo e peronismo: non è un uomo di stato riconosciuto dalle democrazie, o un rivoluzionario se è per questo, è un capotribù che a mezzo della violenza e della corruzione, della demagogia e dello sfruttamento cinico delle risorse nazionali, implicando l’esercito nella combriccola, ha distrutto lo stato e la società venezuelani con un colmo di dolore sociale e di morte che tutti possono vedere. Ben meritata, la sua gratitudine al governo italiano suona come un colpo di fanfara sinistro.

  

No: non può esistere terzismo sul Venezuela

Gli analisti più lucidi della tragedia del paese sono gli ex chavisti della prima ora, i movimentisti da tempo delusi e oggi furibondi. Non sono tutti emigrati né tutti in galera. Gli equidistanti di casa nostra potrebbero andare a sentirli a Caracas

   

Ma il problema politico nasce dove finisce l’indignazione, per quanto giustificata. La diplomazia italiana o quel che ne resta cerca di vendere la faccenda come può, in sintonia con il facente (strane) funzioni che sta a Palazzo Chigi, e per la cura del ministro degli Esteri: siamo comunque nel gruppo di contatto con i paesi che hanno riconosciuto Guaidó, procediamo con i piedi di piombo per ragioni di politica domestica (cioè le fanfaronate stridule degli antigringos cinquestelle contro la posizione del Truce che sacrifica il putinismo automatico al più redditizio, pensa, bolsonarismo e trumpismo), e non disperiamo di aggiustare le cose e svolgere una funzione in un braccio di ferro che prevede punti di caduta e di mediazione sia da parte della Casa Bianca sia da parte di Mosca e alleati turchi cinesi iraniani. Intanto la dichiarazione abbastanza chiara del presidente della Repubblica, “dobbiamo stare con chi chiede una autentica democrazia e al fianco degli alleati storici della nazione”, appare come un elemento di riequilibrio almeno potenziale. Ma fino a una svolta e al riconoscimento di Guaidó, cosa di cui per adesso non si vedono le premesse, a parte auspici impotenti, tutto questo è solo un gioco di apparenze. Noi stiamo con i pessimi, alla coda dei pessimi e del loro pessimo cinismo, siamo schierati contro lo sforzo dei migliori, o dei meno peggio, di approdare a una mediazione fondata su libere elezioni autenticate dalle istituzioni venezuelane residue e dalla comunità internazionale, che guarda attonita al disfacimento brutale di un paese e alle sue conseguenze.

   

Questo è il vero problema politico. In termini di politica politicante tutto è chiaro. Il Truce è un professionista, si è fatto rapidamente due calcoli: Trump e Bolsonaro e una rimpannucciata democratica per lui valgono in questo momento più di Putin, Erdogan, Xi e Rohani, si cambia felpa e via con la posizione declaratoria anti Maduro.

  

I somari di grossa cilindrata (copyright Crippa), Di Maio e Di Battista, hanno individuato, in circostanze di tenorismo elettorale, sopranismo altro che sovranismo, uno spazio luminoso sulla carta geografica intorno al quale fare una partita a tamburello, come quando scambiano Auschwitz per Austerlitz. La questione politica dirimente, allarmante, ossessivamente inquietante, è che per adesso hanno vinto loro la mano, il tamburello vale più di tutti i contrappesi che democrazia istituzionale e organi di controllo hanno flebilmente cercato di mettere in campo. Il giro di rumba con Maduro e contro Guaidó non è un giro di valzer, come ce ne sono stati tanti e consapevoli nella storia diplomatica europea, è una campana a morto per i parametri, le coordinate, gli impegni e le alleanze del nostro stato costituzionale, della nostra nazione italiana europea occidentale (e lasciamo pure stare i valori, che sono sempre ambigui). Che fossimo un paese suonato dalla campana dell’ignoranza era chiaro da molti segni anche nella vicenda che ci ha messo in recessione dall’alto di un balcone, ma ora è diverso: suonati come siamo, siamo anche passati dall’altra parte.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • russo201@interfree.it

    russo201

    09 Febbraio 2019 - 09:09

    Non sottoscriverò l'appello di Stefania Craxi,per il motivo che trascura l'ipocrisia dell'ordine autoritario liberale che da un lato con misure di boicottaggio economico, affama un popolo e dall'altro,gli manda gli aiuti umanitari.Anche un dittatore può avere ragione se li rifiuta.Altra cosa è riflettere per noi, "piccoli marxisti" sull'ennesimo fallimento del socialismo rivoluzionario.L'unica ,pannelliana proposta di Mujica,un passo indietro di Maduro e Guaidò e libere elezioni sembra avere una sua consistenza.Ferrara sopravvaluta la posizione gialloverde,posizionando il Foglio, ahinoi lettori, nell'area delle belle statuine.C'è aria di conformismo boldriniano,il coro dell'Antoniano di mater lacrimosa Bonino,nell'ennesima replica teatrale dello sdegno in servizio permanente.Ci manca solo Cerasa sul gommone con Orfini e la testa di Salvini.E a proposito della revanche anticomunista ricorderei a tutti, il silenzio,sul genocidio,in Russia, dei comunisti trotskisti in Russia (1936/1940)

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  • borlavanna

    05 Febbraio 2019 - 14:02

    Chiede umilmente scusa ma, sono una voce fuori dal coro. Come mai tutte le democrazie occidentali sono pro Guaido'? Io mi insospettisco sempre se qualcuno si autoproclama Presidente, sono cose che di solito succedevano in Africa. Maduro non è stato eletto 10 mesi fa? Sarebbe un colpo di stato no? Almeno per noi che ci definiamo democratici. O forse sono io che non capisco niente. Per il resto evviva il Foglio

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  • francospirito

    05 Febbraio 2019 - 10:10

    Il segno è stato superato da tempo. Ma come mai non si organizza un movimento d'azione per far cadere questo governo pericoloso??

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  • chilliundpasta

    05 Febbraio 2019 - 05:05

    Direttore, ambienti che contano ed altissime Istituzioni stanno guardando troppo passivamente ciò che accade. Sulla gente al Governo pare si scopra attoniti ció che era ovvio sospettare (temere) già almeno un paio d'anni fa se non prima. Aspettiamo la Catastrofe? Aspettiamo i consiglieri russi e/o cinesi a riempire il vuoto?

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    • zucconir

      06 Febbraio 2019 - 04:04

      ENI gioca la sua partita a tutto campo e in tutto il mondo e, fin dai tempi di Mattei, bisogna dire che l'ha giocata piuttosto bene, con alle spalle un paese politicamente e storicamente debole e un sistema giudiziario sempre pronto a saltargli addosso. Questo non succede a tutti i nostri competitor al grandr gioco del petrolio, immensamente più forti fi noi. È interessante notate che spesso le posizioni di ENI e del Vaticano sono abbastanza simili in tutti gli scenari.entrambi si ispirano fermamente al principio di realtà e rifuggono da prese di posizione indignate per quanto giuste podsano sembrare..

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    • Skybolt

      05 Febbraio 2019 - 12:12

      Ambienti che contano? Altissime istituzioni (suvvia Moavero non è così alto)? Si appunti questo nme: ENI. E' facile, tre lettere, si ricorda sempre. Quando pensa alla posizione italiana sul Venezuela, la intoni come un mantra. Vedrà che capirà, al netto della montagna di proclami che vedo un po' in tutti i commenti. E' la stessa situazione dell'IRAN, solo che qui Francia, UK, Germania etc non hanno interessi altrettanto forti. Noi (ooops, l'ENI) sì. Un po' come in Libia, in Nigeria, etc.

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      • chilliundpasta

        05 Febbraio 2019 - 19:07

        Apprezzo ma dissento. Isolati politicamente non si combina nulla. Ci si illude e basta. E poi non abbiamo più il "tessuto", l'infrastruttura che serve per sostenere queste cose. Sono sicuro che mi sono spiegato.

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