Forze di sicurezza impegnate nella ricerca dell'attentore di Strasburgo. Foto LaPresse

Chi sono gli schedati “S”? Le domande dopo l'attentato a Strasburgo

Mauro Zanon

Cherif Chekatt era ricercato per crimini e rapine, ma durante la strage ha urlato “Allahu Akbar”. Il ferito italiano è in coma

Parigi. Cherif Chekatt – l’autore dell’attentato di martedì sera a Strasburgo che ha fatto tre morti e 12 feriti, tra cui il giornalista italiano Antonio Megalizzi, attualmente in gravi condizioni – era uno schedato “S”. Come lo era lo stragista di Tolosa, Mohamed Merah, come lo erano i fratelli Kouachi, autori della mattanza di Charlie Hebdo, come lo erano tre dei membri del commando del Bataclan, Ismaël Omar Mostefaï, Samy Amimour e Foued Mohamed-Aggad, come lo erano Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, i jihadisti che hanno sgozzato padre Hamel sull’altare della chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray. La questione dell’efficacia della fiche “S”, la schedatura con cui i servizi segreti di Parigi marchiano gli individui considerati pericolosi per la sicurezza dello stato (“S” sta per Sûreté de l’État), è tornata al centro del dibattito in seguito alla conferma che Chekatt figurava nel celebre registro del terrorismo dal 2016. Ci era finito dopo che la Dgsi, l’intelligence interna francese, aveva notato una radicalizzazione della pratica religiosa in prigione e la frequentazione di ambienti islamisti molto violenti una volta uscito nel 2015. “Incitava alla pratica della religione in una forma radicale, ma nulla permetteva di immaginare un passaggio all’azione nella sua vita attuale”, ha detto il sottosegretario all’Interno, Laurent Nuñez. Una frase che ha fatto sobbalzare l’opposizione. “Quanti attentati commessi da schedati ‘S’ dobbiamo ancora subire prima di adattare il nostro diritto alla lotta contro il terrorismo? Cosa aspettiamo ancora per sradicare l’integralismo che ci ha dichiarato guerra?”, ha attaccato il presidente dei Républicains, Laurent Wauquiez. “La politica contro il terrorismo è manifestamente inefficace”, ha tuonato Marine Le Pen, presidente del Rassemblement national, lanciando un appello per l’espulsione di tutti gli schedati “S” stranieri.

   

Il tema dell’espulsione degli schedati con passaporto straniero e dell’incarcerazione preventiva dei più pericolosi tra gli individui oggetto di schedatura “S” ritorna puntualmente. Tuttavia, come spiegato dall’ex procuratore di Parigi, François Molins, esiste un chiaro problema a livello legislativo. “Non può esserci un’incarcerazione preventiva al di fuori di una procedura penale. E’ la base dello stato di diritto. Non si può incarcerare qualcuno se non ha prima commesso un’infrazione”. Secondo il decreto del 2010 sul controllo delle persone ricercate, la fiche S serve a “procedere alla sorveglianza di coloro che non sono incriminati, ma possono, attraverso la loro attività, rappresentare da un momento all’altro un rischio per l’ordine pubblico o una minaccia per la sicurezza dello stato”. Funge insomma da “segnale d’allarme” piuttosto lasco – se l’individuo è arrestato durante un controllo, le autorità possono associare la sua identità con la fiche S e approfondire la sua situazione per capire se c’è una rete dietro di lui – ma non comporta una sorveglianza permanente. Va sottolineato, inoltre, che il numero di agenti dei servizi è insufficiente per seguire ventiquattro ore su ventiquattro i 25 mila schedati “S”, di cui 9.700 per radicalizzazione, attualmente presenti sul suolo francese. Per questo l’intelligence di Parigi, molto provata dalla minaccia interna costante, sta cercando di massimizzare gli sforzi. Come spiegato dal Figaro, l’attenzione è rivolta alla radicalizzazione dei criminali condannati per reati di diritto comune, dopo che i servizi belgi hanno lanciato un allarme, a novembre, sull’esplosione del proselitismo tra i delinquenti incarcerati nelle prigioni. E’ la moltiplicazione dei “gangster jihadisti”, ossia di quei criminali che fino agli anni Duemila prosperavano grazie al traffico di droga e alle rapine, e ora trovano una nuova molla nell’ideologia islamista. Cherif Chekatt rientra pienamente in questa categoria: condannato 27 volte tra Francia e Germania per reati comuni, è scivolato nel radicalismo in prigione, e martedì, al grido di “Allahu Akbar”, ha aperto il fuoco contro gli “infedeli” occidentali.

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