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C'è già un perdente al G20 di Buenos Aires: l'Argentina

Il liberale Macri voleva fare dell'evento il momento di rilancio del paese, ma l'economia va malissimo e l'organizzazione fa una gaffe via l'altra

30 Novembre 2018 alle 19:31

C'è già un perdente al G20 di Buenos Aires: l'Argentina

Argentina G20, Mauricio Macri riceve Donald Trump alla Casa Rosada

“L’evento più importante della storia argentina”, era stato addirittura presentato il G20 di Buenos Aires da Laura Jaitman, la 36enne economista che il governo di Mauricio Macri ha designato come deputy del Canale di Finanze del G20 , oltre che come incaricata dei negoziati sui temi di commercio e finanza. Più modestamente, la stampa argentina ha parlato del vertice più importante dal 2008. Il primo vertice dell’organizzazione in America latina, e allo stesso tempo l’occasione per presentare al mondo una nuova Argentina liberale ormai economicamente risanata e riappacificata con i paesi che contano della comunità internazionale. “Tornare al mondo” era lo slogan, per terminare “una volta per tutte con la fragilità dell’economia argentina”.

 

Invece, per il povero presidente Mauricio Macri rischia di diventare un pasticcio. Trump che rifiuta di incontrarsi a quattr’occhi con Putin e forse perfino Xi Jinping. Human Rights Watch che chiede l’arresto del principe saudita Mohammad Bin Salman per l'assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. Angela Merkel che durante il viaggio è stata costretta a un atterraggio di emergenza per un guasto tecnico all’aereo. Macron e Brigitte che per un disguido del ministero degli Esteri sono sbarcati senza che ci fosse nessuno ad attenderli e hanno dunque dato la mano a un operaio della rampa. Bolsonaro che si insedierà il primo gennaio e che era stato invitato a accompagnare in rappresentanza del Brasile il presidente uscente Michel Temer a ha rifiutato.

 

Non è tutta una partita passiva. Trump, in particolare, è arrivato portando un prestito da 813 milioni di dollari, che si aggiunge a altri 7,6 miliardi messi a disposizione dell’Argentina dal Fmi, arrivando a un totale di 57 miliardi. E la visita di Theresa May è una prima in assoluto per un primo ministro britannico a Buenos Aires, da cui si attende un principio di normalizzazione a proposito di Falkland-Malvinas. Ma c’è un problema generale di contesto internazionale per Macri, nel presentare una Argentina che tenta di essere liberale a un consesso dove invece da Trump a Bolsonaro e Conte si stanno moltiplicando i sovranisti anti-liberali, e i residui moderati sono sempre più suonati: e in questo senso le disavventure aviatorie di Angela Merkel e di Macron appaiono altamente simboliche. E c’è pure un problema di tenuta interna, per una economia che proprio quando stava per dare segnali incoraggianti si è all’improvviso avvitata in una crisi del peso dalla quale ha evidenti difficoltà a uscire.

 

Christine Lagarde si dice ottimista, ma la Bbc fa un’analisi impietosa: “Cosa ci sta a fare l’Argentina nel G20 se ha una delle economie più fragili del mondo?”. E' vero, concede, che “è uno dei maggior esportatori di generi alimentari del mondo”. Ma poi elenca: Pil inferiore a paesi che nel G20 non ci sono come Svizzera, Paesi Bassi o Spagna; la seconda inflazione più alta del mondo dopo quella folle del Venezuela; una caduta del Pil record che ha richiesto da parte del Fmi un salvataggio record; altri primati mondiali di povertà, sfiducia, vulnerabilità e protesta sociale.

 

Proprio perché sindacati e opposizione avevano promesso “quattro giorni di furia” Macri ha dovuto schierare ben 30.000 agenti, per garantire la sicurezza. Ma pochi giorni prima ci sono stati gli incidenti della finale di Libertadores tra River Plate e Boca Juniors, a rivelare le difficoltà nel gestire l’ordine pubblico, Potere di acquisto in grave affanno a parte, c’è poi l’offensiva giudiziaria in corso contro l'ex presidente Cristina Kirchner e i suoi sodali, per tangenti che oltrepasserebbero i 37 miliardi, oltre che per la misteriosa morte del procuratore Nismán.

 

Per blindarsi la ex-presidente si è fatta eleggere senatrice, e ora la maggioranza si sta muovendo per toglierle l’immunità parlamentare. Cristina risponde appoggiando le proteste, che sono organizzate da una piattaforma Fuera G20. Qualcuno sospetta che sia la prova generale di un “piano polacco” per sconfiggere Macri alle presidenziali del 2019 attraverso la costituzione di un fronte politico-sindacale.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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