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Nella lotta contro i giornalisti sta vincendo Trump

Il presidente americano ha i suoi mostri e i suoi tormentoni fake. Ma è in vantaggio nello scontro in corso tra la Casa Bianca e la stampa 

9 Novembre 2018 alle 06:14

Microfoni aperti

Jim Acosta e Donald Trump durante la conferenza stampa dopo le elezioni di metà mandato. Foto LaPresse

Milano. Celebrando la sua “vittoria straordinaria” di metà mandato Donald Trump è tornato su un suo grande classico: la stampa è “nemica del popolo”. Di nemici ce ne sono tanti, quasi tutti i giornalisti, i propalatori di “fake news”, ma c’è un nemico particolare, sempre lo stesso: Jim Acosta, il giornalista della Cnn che si occupa della Casa Bianca. C’è sempre bisogno di un mostro, in questo racconto trumpiano di scontro frontale, io contro di voi, conta solo la lotta, e come George Soros è il mostro liberal che trama contro l’identità nazionale americana, così Acosta è il mostro del giornalismo, l’uomo che compare sui cartelloni negli eventi trumpiani come un bersaglio, l’uomo che a quegli eventi viene sbeffeggiato e insultato. Non è l’unico, come si è detto, ma lui è il preferito, e sapendolo lo stesso Acosta non perde occasione per registrare e mostrare la campagna presidenziale di demonizzazione di cui è vittima. Alla conferenza stampa post voto di martedì sera, c’è stato l’ultimo duello, finito con una serie di foto e di video con inquadrature differenti (e manipolazioni) che dovevano stabilire se, nell’alterco tra Acosta e Trump, il giornalista avesse toccato l’addetta della sala stampa che si è avvicinata per togliergli il microfono come richiesto dal presidente. I due si toccano, lei cerca di prendere il microfono, lui di tenerselo, sta facendo una domanda al presidente, ma ovviamente non c’è alcuno scandalo nelle immagini, solo molta concitazione. Ma non si parla d’altro, perché con il pretesto del contatto tra i due la Casa Bianca ha tolto l’accredito ad Acosta. Così i giornali e i giornalisti difendono il collega e dicono che la democrazia americana si merita qualcosa di meglio di questo presidente e delle sue censure. 

  

Trump ha appena perso il controllo sulla Camera, ha licenziato il suo ministro della Giustizia, l’ha sostituito con uno molto ostile all’inchiesta sul Russiagate ma non si fa che parlare dell’ennesima lite tra Trump e Acosta. Che ci sia un problema è evidente: il presidente non perde occasione per accusare i giornalisti, i giornali e le emittenti televisive critiche nei suoi confronti, toglie loro la parola, li chiama “nemici del popolo”, li mostrifica. Non c’è nulla di salutare in questo continuo sfilacciamento del rapporto tra media e Casa Bianca, e anzi più passa il tempo più l’incomunicabilità diventa un problema, ma è chiaro che questi scontri sono un diversivo straordinario, “una tattica politica” come l’hanno definita molti commentatori. Trump ha affinato l’arte di parlare d’altro, e soprattutto di farsi seguire da tutti nelle sue deviazioni: la carovana di migranti dal Centro America è stata il caso-studio dell’ultima campagna elettorale (a proposito: nel giorno successivo al voto, Fox News non ha fatto nemmeno un servizio sulla carovana, quando fino al giorno prima non parlava d’altro, e no, l’invasione non è arrivata: è che l’invasione non c’era). Il diversivo sui nemici del popolo funziona ancora meglio, perché non è temporaneo e perché i giornalisti lo caricano di significati ulteriori, significati personali. A spiegare alla perfezione questa dinamica è stato, come spesso gli capita, Jon Stewart in un’intervista a Christiane Amanpour: Trump “morde” i giornalisti e “loro ci cascano”, lui li colpisce nel “loro narcisismo, nel loro stesso ego” e loro “si alzano e dicono: ‘Siamo nobili e siamo onesti, come ti permetti?’ e la predono sul personale. Così Trump ha dirottato il dibattito, che non è più sul fatto che le sue politiche sono stupide o non funzionano o questo genere di cose qui, ma solo e soltanto su questa lotta”. Ieri le reazioni al caso Acosta sono state un’altra dimostrazione di questo meccanismo, che Trump ormai utilizza in modo spregiudicato e grandioso, e più i giornalisti se ne accorgono – perché se ne accorgono – e meno riescono a contenere il proprio protagonismo. E’ accaduto con una carovana, figurarsi se non accade quando si parla di se stessi. Ma come dice Stewart, non c’è gara, “Trump vincerà questa lotta”, lo sta già facendo.

Paola Peduzzi

Paola Peduzzi

Scrive di politica estera, in particolare di politica inglese, francese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, Cosmopolitics, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante.

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Commenti all'articolo

  • ancian99

    11 Novembre 2018 - 21:09

    Gentile giornalista Paola Peduzzi, sono un'assidua lettrice italiana del Washington Post e del Guardian, giornali che difendono il giornalismo indipendente e la libera stampa. Ciò che ho letto e leggo mi consente di avere una visione dell'America, spaccata in due da un narcisista psicopatico che sta distruggendo la democrazia americana.L'accanimento contro la stampa, da poco manifestato anche da un incapace, ignorante che pretende di governare l'Italia, non è che uno strumento per impedire la diffusione di notizie vere, per indebolire il potere assoluto di uno solo che crede di poter governare il mondo. Se la stampa si ferma, cade la democrazia delle idee, dei principi fondamentali della Costituzione, del rispetto, della dignità.

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    • branzanti

      12 Novembre 2018 - 14:02

      E veramente consolante trovare qualcuno che la pensa come te. La ringrazio

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  • branzanti

    09 Novembre 2018 - 22:10

    Non ne faccio più una questione delle politiche di Trump, l'articolo di Paola Peduzzi dimostra, ancora una volta, che la totale assenza di idee, menzogna e caos sono elevate a forma di governo. Mi chiedo invece, sconcertato, cosa alberghi nella mente dei sostenitori trumpisti alla visione di questo spettacolo, quale sia la loro concezione del rispetto per le persone e per le idee altrui, mi chiedo se sia possibile (e voglio non crederlo) che tutti loro siano dediti a dileggiare un paraplegico sulla sedia a rotelle od a rubare il bastone ad una vecchietta che attraversa la strada. perché questi sarebbero i risultati se esistesse una piena coerenza fra adesione acritica a ciò che Trump mostra e comportamenti agiti. Aggiungo, sempre sgomento, che la maleducazione è uno degli aspetti umani che maggiormente detesto e Trump ne rappresenta la sublimazione.

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  • adebenedetti

    09 Novembre 2018 - 16:04

    Signora Paola non sta me dirle che un giornalista ha il diritto e dovere di fare domande insidiose ,velenose e imbarazzanti ma non ha il diritto di pretendere un dibattito con il Presidente.Acosta che e` un Narcisista pretende il dibattito e non si accontenta delle risposte, Non solo ma e` anche un maleducato che non ha nessun rispetto per l`Ufficio del Presidente. In pratica e` un provocatore.Penso che tutto sia studiato a tavolino.Sarebbe interessante avere da lei un paragone riguardo il tono delle domande fatte al tempo del beniamino dei media (Obama) e quello che si usa oggi. Last but not the least non vedo nessun cenno all`aggressione subita dalla famiglia di Carlson Tucker della Fox da parte di un MOB di Antifa o Nazisti. Ricordo che i media si erano rifiutati di usare il termine Mob per le decine di assalti subiti da decine di personalita` del mondo conservatore o repubblicano eseguite dai Nazi/Antifa registrate ultimamente. Maxine Water docet.

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    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      09 Novembre 2018 - 19:07

      Condivido, e mi chiedo come spiegarci che la CNN non lo abbia licenziato...

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    09 Novembre 2018 - 14:02

    Non è Trump che ha creato l'imbarazzo, poi diventato caso. E non è Trump ad aver scelto di farne Breaking News. Il giornalista della CNN era più preparato di Trump, e aveva un'agenda. Non ha semplicemente fatto una "domanda" o pure due, e poi pressato per una risposta (sarebbe stato legittimo e pure il suo mestiere fare tutto questo). Ma è andato ben oltre, la sua era una sfida a muso duro, inutilmente arrogante, che ha impedito agli altri di fare il loro mestiere. Fossi la CNN lo avrei licenziato. Detto questo Trump ha un problema di self-control della rabbia? (può pure darsi, anche se mi pare invece se la sia cavata molto bene). Peggiori sono i profili psicologici degli psicopatici che riescono a camuffare la propria violenza repressa dietro grandi sorrisi ammaglianti e persino ostentando gran generosità o eleganza. L'incidente in sala stampa era premeditato, e in quanto tale inaccettabile. Proprio perché la stampa ha un ruolo democratico che non va preso alla leggera.

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    • Skybolt

      09 Novembre 2018 - 17:05

      La CNN lo ha mandato apposta... mal gliene è incolto. FOX da sola fa più spettatori di CNN e MSNBC insieme....

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