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La tassa di Obama sull’occidente

Libia, Iran, Siria. Appunti sui guai postumi del leading from behind obamiano

Giuliano Ferrara

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ferrara@ilfoglio.it

5 Settembre 2018 alle 06:00

La tassa di Obama sull’occidente

Ultimo discorso di Barack Obama da presidente (foto LaPresse)

Sono felice che Obama, simbolo assoluto del Millennio, in quanto primo presidente nero e in quanto ultimo presidente colto e civile degli Stati Uniti, stia “having a good time”. Il video con la caramellina trasmessa a Michelle da George W. ai funerali di McCain è delizioso. Il suo discorso funebre, come quelli di W. e di Joe Biden, perfetto nel tono civile e storico. La sua eleganza, non priva di una qualche alterigia, spicca sempre in ogni cerimonia post presidenziale. Il linguaggio del corpo è magnificente. Si dedica da uomo totale, da coppia perfetta con sua moglie, da famiglia illustre con le figliole, ad attività generose e buon per lui redditizie. E’ un grande scrittore, ci sorprenderà in modo creativo. I criteri di vita della persona umana e di una nazione che illumina il mondo con il suo illuminismo cristiano, e la sua idea di eguaglianza e libertà, sono esposti e riesposti con grandissima eloquenza. La sua sola esistenza funge da antidoto rispetto all’esperienza crassa e per certi aspetti bestiale, molto comica, dell’impostore al potere oggi.

  

Detto questo. Ha dato inizio all’isolazionismo e al ripiego americano nel mondo con il suo “leading from behind”. Ha aiutato quel bifolco di Sarko nell’impresa di Libia, di cui il Mediterraneo pagherà per una generazione o due le conseguenze. Ha lasciato con il non intervento dopo l’uso delle armi chimiche, nonostante l’appello di Hollande (e Macron), che la Siria diventasse insieme il carnaio che conosciamo, e che non ha finito di tritare budella, e l’avamposto di Russia e Iran alle porte della nostra casa, procurando fra l’altro alla Merkel da lui tanto amata il piccolo guaio della migrazione biblica, quella sì un’emergenza, intorno al milione di uomini e donne e vecchi e bambini. Ha dato via libera all’Iran in cambio di promesse che sono servite soltanto a incrementare la sua potenza balistica e a spaventare a morte Israele, che non era proprio il suo darling. Ha tutelato una ripresa economica solida e continua, dopo il botto della Lehman Brothers, ma insufficiente a sanare grandi ferite sociali incipienti, che si sono messe a sanguinare tutte insieme e nello stesso momento. Ha fomentato una retorica culminata nello sfortunato slogan elettorale “Stronger Together”, che perfino Hillary, adottandolo, definiva “clumsy”, maldestro, in particolare se opposto a “Make America Great Again” o MAGA, in particolare se confrontato con l’epidemia da oppio, “Weaker Alone”, e il crescente risentimento in quei cazzo di stati industriali che hanno dato la vittoria ai punti a The Donald.

   

I bianchi affluenti dei campus sotto il suo regno si sono messi a difendere i safe space, cioè le zone liberate dalla libertà di pensiero e di parola. Il #MeToo è stato incubato dalla ideologia vittimista profusa a piene mani nel suo reame. Il progresso dei neri è divenuto chiacchiera benpensante, l’ultimo che abbia fatto qualcosa è Lyndon B. Johnson negli anni Sessanta. Sull’immigrazione illegale forse si poteva fare qualcosina di più, sebbene anche le strategie accorte à la Minniti non preservino da cocenti sconfitte. Ha preso Bin Laden, con gli uomini e le piste di Bush. Per il resto ha disossato gli interventi in Iraq e in Afghanistan con le note e presenti conseguenze. Ha rafforzato Putin e Xi Jinping. E’ stato ed è il cocco dell’intellighenzia, a buon titolo, perché è davvero un intellettuale preparato e un gran signore. E ci ha infine dato un successore mica male. Stop.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    05 Settembre 2018 - 14:02

    Soprattutto chi sapeva che la Guerra Fredda era tutt'altro che finita, tanto meno vinta, cioè Obama (e qualsiasi Presidente eletto) avrebbe dovuto combattere contro la nuova farsa ideologica che ha soppiantato il Marxismo: il Palestinianismo. Altrettanto ipocrita e inumana (poiché si basa su e promuove il mantenimento dei palestinesi come ostaggi, e scudi umani mentre dichiara di volerli "liberare"). Se l'unica colpa di Obama fosse il Palestinianismo, basterebbe da sola a farne il peggior presidente americano della storia. Che poi abbia un bel sorriso, un vocabolario forbito e due belle figlie sposta l'ago della bilancia di poco, e magari a suo sfavore.

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  • Carlo A. Rossi

    05 Settembre 2018 - 11:11

    Ancora una specie di dichiarazione d'amore a posteriori? Ne ha combinate peggio di Bertoldo in politica estera, però, dai, è un bel tipo, parla bene, e, dulcis in fundo, è nero, pardon, abbronzato. Ma via! La sua politica estera è stata un disastro conclamato dal principio, e invece di relegarlo, come sarebbe giusto, nel dimenticatoio della Storia (unico pregio: essere stato il primo nero presidente degli Stati Uniti), ancora lo si rimpiange. Perché il suo successore è un "impostore". Che vorrebbe mai dire questo? Che ha imbrogliato che divenire presidente? Che è una maschera ipocrita? È un elefante in una cristalleria, e su questo nessuno dovrebbe avere dubbi. Ma piuttosto che quel cocchetto di Obama, con la sua ipocrisia politica e le sue idee così politicamente corrette (a parole, non a fatti!) o quel frou-frou di Macron (suo ideale successore nella mente di chi ben pensa), ancora Trump. Senza alcun dubbio, mi dispiace.

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    • srbarbly

      05 Settembre 2018 - 21:09

      mmh.. me pare che hai capito tutto. Pure la sottile ironia del testo. Ma perché leggete? Riposateve l'occhi. Ad majora.

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  • giusgiand

    05 Settembre 2018 - 10:10

    Ossia: lo odiamo per quello che ha fatto ma lo amiamo per quello che è. Come per il duale “non li odiamo per quello che fanno, li odiamo per quello che sono”, l’importante è sempre non fare il minimo sforzo di capire.

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    • branzanti

      05 Settembre 2018 - 11:11

      Occorre dire che per Trump non c'è alcuna dissociazione : lo odiamo (riprendo la Sua definizione, in realtà credo che the man non sia meritevole di odio) per quello che è e per quello che fa.

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