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La zuffa fra Trump e Omarosa è la sintesi del disastro della Casa Bianca

Registrazioni rubate dalla situation room e lo spettro della “N word”. Il presidente va allo scontro con un altro ex alleato

14 Agosto 2018 alle 06:00

L'ex assistente di Trump, Omarosa Onee Manigault - Newman

L'ex assistente di Trump, Omarosa Onee Manigault - Newman (Foto Wikipedia)

Cambridge, Massachusetts. Omarosa Onee Manigault - Newman, nota al grande pubblico soltanto come Omarosa, è il più sgargiante dei caratteristi nella vita-reality di Donald Trump. La 44enne afroamericana si è fatta largo nell’universo trumpiano attraverso The Apprentice, dove faceva la parte della cattiva, e con l’ascesa politica di Trump è diventata prima una delle portavoce informali della campagna e poi il presidente le ha ritagliato un ruolo di primo piano alla Casa Bianca, inventando una carica nel dipartimento della Comunicazione. Come da copione del reality, i rapporti interni si sono presto deteriorati e a dicembre dello scorso anno Omarosa è stata licenziata. Per sottolineare la spettacolarità del gesto, si dice che gli agenti del secret service l’abbiano portata con la forza fuori dalla Casa Bianca mentre lei protestava per la decisione. Da allora medita la vendetta che si sta consumando in questi giorni.

 

La settimana prossima uscirà in America un memoir al vetriolo intitolato Unhinged: An Insider’s Account of the Trump White House in cui la protagonista ammette di essere stata la complice di un presidente “razzista e misogino” le cui facoltà mentali “si stanno deteriorando”. Nel salotto di Chuck Todd della Nbc si è prodotta in una specie di mea culpa, subito seguito da un contrattacco portato con l’arma preferita dagli ex amici che si rivoltano contro Trump: la registrazione. Domenica Omarosa ha presentato il nastro in cui John Kelly, il capo di gabinetto, le presenta la decisione “non negoziabile” di rimuoverla dall’incarico per via di alcune “questioni di integrità”.

 

Ieri, in una sequenza pubblicitaria accuratamente studiata, ha dato poi ai media una seconda registrazione, questa volta di una telefonata con Trump avvenuta, a suo dire, subito dopo il colloquio con Kelly. Nella conversazione, il presidente dice con tono seccato che non sa nulla della decisione di licenziarla e le garantisce che “non mi piace affatto vederti andare via”. Infine, Omarosa ha detto di avere ascoltato una registrazione, risalente ai tempi del reality, in cui Trump pronuncia la parola “negro”, tabù assoluto nel discorso pubblico americano che fornirebbe, se ce ne fosse bisogno, una prova inequivocabile del razzismo del presidente.

  

Finito sotto il fuoco amico, il presidente ha lanciato la gragnuola standard di insulti via Twitter per smarcarsi dall’ex alleata: “La bizzarra Omarosa, che è stata licenziata tre volte su The Apprentice, adesso viene licenziata per l’ultima volta. Mi ha implorato di darle un lavoro, aveva le lacrime, ho detto ok. La gente alla Casa Bianca la odiava. Era feroce, ma non intelligente. La vedevo di rado ma ho sentito cose pessime su di lei”. Seguono i lamenti perché non si presentava ai meeting e Kelly che la considerava soltanto un problema, con una stoccata finale contro i media che le danno credito: “Lo so che non è ‘presidenziale’ prendersela con una persona spregevole come Omarosa, e non vorrei farlo, ma questa è una forma di comunicazione moderna e so che le fake news media faranno gli straordinari per rendere credibile la bizzarra Omarosa. Mi dispiace!”.

 

Un’ora più tardi ha ricordato al pubblico che la “bizzarra” ex consigliera ha firmato un accordo di riservatezza. A parte la lotta nel fango mediatico, tutt’altro che una novità di questa Amministrazione, la vicenda di Omarosa presenta due elementi notevoli. Il primo ha a che fare con la sicurezza di un’Amministrazione in cui un consigliere riesce a registrare segretamente, con qualità audio perfetta, il capo di gabinetto nella situation room, che dovrebbe essere la stanza più segreta e schermata del mondo. La seconda riguarda invece l’eventuale esistenza di altre registrazioni compromettenti di Trump. Tutti i vecchi alleati in rivolta, dall’avvocato Michael Cohen a Omarosa, evocano l’ombra di nastri in cui il presidente si rende colpevole di qualche cosa. L’ex consigliera sta dimostrando di avere per le mani del materiale utilizzabile. 

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    15 Agosto 2018 - 16:04

    Spero che questa voce che dissente sia ascoltata. La guerra 24x7 contro Trump dei media continua. E` stato licenziato "l`ottimo" agente dell`FBI Peter Strzok che dopo aver gestito l`assoluzionedi Hillary , il giorno dopo l`assoluzione apriva l`inchiesta contro il candidato Trump. I suoi Twitters con Lisa Page sono famosi come la sua faziosita` e astio contro prima il candidato Trump e poi contro il Presidente per cui lavorava alla famosa assicurazione in caso venisse eletto. Ora i media nel giorno del suo licenziamento hanno dato circa il 354% di tempo in piu` ad Amarosa che all`agente FBI,. Se non sbaglio il Foglio non ne fa cenno.Ora c`e` il caso Rap, Keith Ellison democratico afroamericano-musulmano e intimo di Louis Farrakhan e stella del partito in quanto ne e` il capo, E` accusato dalla figlia della sua ex fidanzata o convivente di abusi domestici. La notizia e` stata insabbiata in quanto c`erano le Primarie nel Minesota. A primarie concluse la notizia e` timidamente apparsa.

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  • branzanti

    14 Agosto 2018 - 10:10

    Un nuovo capitolo del disastro trumpista che si commenta da se. Il resto - direbbe Amleto - è silenzio!

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