cerca

Trump attacca Brennan per distrarre dall’offensiva di Omarosa

La revoca delle credenziali per l’uomo simbolo del “deep state” devia l’attenzione dalla vendetta dell’ex consigliera

17 Agosto 2018 alle 06:00

Trump attacca Brennan per distrarre dall’offensiva di Omarosa

John Brennan

Cambridge, Massachusetts. Mercoledì la Casa Bianca ha notificato la revoca delle credenziali per accedere a documenti riservati a John Brennan, ex direttore della Cia, ma la nota ufficiale portava la data sbagliata, quella del 26 luglio. L’Amministrazione ha corretto in tutta fretta il comunicato e ha diramato una versione corretta. Quello che può apparire come un refuso, un errore comune e innocente in una struttura che confeziona ogni atto in modo sistematicamente pasticciato e frettoloso contiene in realtà un segno più grave: Donald Trump aveva già disposto formalmente il provvedimento punitivo verso Brennan, ma la Casa Bianca ha aspettato a renderlo esecutivo per sfruttare al massimo il potere distraente dell’annuncio.

 

Il presidente è incalzato dal più improbabile degli avversari, Omarosa Manigault, ex compagna di reality arrivata ai piani alti della Casa Bianca e poi cacciata nel disdoro, che sta apparecchiando una vendetta fatta di un libro-verità ma soprattutto di registrazioni raccolte durante il suo mandato. Ne ha già passate due ai media, una delle quali raccolta nella situation room, la stanza più schermata e sicura del pianeta, e ormai i network accompagnano i suoi appuntamenti televisivi con la dicitura: “Con una nuova registrazione”. Per coprirsi dai danni dei nastri, Trump ha ordinato così un’operazione già ampiamente pianificata che catalizza tutto lo sdegno e la rabbia degli avversari. Per sottolineare la portata del gesto, Trump ha contestualmente dato un’intervista al Wall Street Journal in cui denuncia la “caccia alle streghe deviata”. “Queste persone – ha detto Trump riferendosi a Brennan e ad altri rappresentanti del “deep state” – l’hanno guidata. Qualcosa andava fatto”.

 

Le motivazioni della decisione sfidano il senso del paradosso, con la Casa Bianca che accusa l’ex direttore della Cia di “comportamenti imprevedibili” e di un passato che “mette in dubbio la sua obiettività e credibilità”. Brennan è stato dunque spogliato dei privilegi di accesso alle informazioni riservate perché rappresenta un potenziale pericolo per la sicurezza nazionale, e il governo sta valutando l’estensione di provvedimenti simili ad altri nove soggetti, fra cui l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, Michael Hayden, Susan Rice e l’ex direttore dell’intelligence, James Clapper, il quale ha parlato di una “lista di nemici” compilata dal presidente per punire “funzionari che hanno preso decisioni che non gli piacciono. Un messaggio agghiacciante”.

 

Brennan, che ha passato una vita alla Cia ed è stato anche consigliere di Barack Obama sul terrorismo e la sicurezza nazionale, è un idolo polemico di vecchia data di Trump, che lo ha reso agli occhi della sua base come la personificazione delle forze del “deep state” che per minare la rivoluzione trumpiana hanno ordito l’inchiesta speciale guidata da Robert Mueller. Il presidente aveva minacciato in varie circostanze di togliergli la clearance, ma l’operazione è scattata quando il vociante ex funzionario ha reagito su Twitter a Trump che dava del “cane” alla ribelle Omarosa. Brennan ha scritto: “Sembra che non capirai mai cosa significa essere presidente né cosa serve per essere una persona buona, decente e onesta”. Dopo la decisione, Brennan ha alzato la posta: “Questo atto è parte di una più ampia iniziativa di Trump per sopprimere la libertà di parola e per punire i critici. Dovrebbe preoccupare in modo molto serio tutti gli americani, inclusi i professionisti dell’intelligence, sul prezzo che paga chi parla. I miei princìpi valgono molto di più delle mie credenziali. Non cederò”. Le parole di Brennan sono state accompagnate da un ampio coro di voci solidali per questo strappo utilizzato come arma di distrazione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    17 Agosto 2018 - 19:07

    Grazie al suo collega Glauco Maggi si sa che Omarosa democratica da una vita fece parte di un comitato Pro Hillary un superPAC nella speranza di essere assunta dalla Campagna di Hillary. Delusa dal rifiuto tradi` la sua lunga fede democratica e salto` sul carro di Trump che e` un generoso e assume tutti e anche generosamente. La signorina infatti ricevette un assegno mensile di 15 mila dollari.Nuovamente delusa per essere stata licenziata si e` comportata secondo il suo stile di vita.. Il NYT ha dato la notizia del suo libro con questo titolo: "BENVENUTA NELLA RESISTENZA" Spero che sia questo che il precedente intervento siano pubblicati anche se sono polemici su quano scrive il Foglio.

    Report

    Rispondi

  • branzanti

    17 Agosto 2018 - 15:03

    Cosa serve per essere una persona buona, decente, onesta. Come puo' esserlo qualcuno con il passato del nostro. Rapporti con ambienti, come dire, discutibili (provate a gestire casino' senza), bancarotte che hanno rovinato migliaia di persone, molestie e violenze, morti nei cantieri in cui era presente, disprezzo mostrato verso chiunque. Certo che gli americani dovrebbero rendersi conto del pericolo che rappresenta, mai apparso in questo modo sul loro scenario; ma qualcuno, malgrado i disastri che sta combinando, ancora lo ammira, giuro non credo di essere abbastanza intelligente da riuscire a capire come possa succedere. Nel mondo invece ce ne stiamo accorgendo ed abbiamo inevitabilmente timore, anche perche' il solo paragonabile (Hitler) non aveva un arsenale nucleare.

    Report

    Rispondi

  • carlo schieppati

    17 Agosto 2018 - 06:06

    E Ruby Rubacuori; e la D'Addario? E l'Ariosto? E le Olgettine? Mandiamoci la Boccassini e non se ne parli più

    Report

    Rispondi

Servizi