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“L’America non vi aiuterà più”

Anne Applebaum ci spiega il “biglietto di ringraziamento” di Trump a Putin

18 Luglio 2018 alle 06:00

“L’America non vi aiuterà più”

Foto LaPresse

Roma. Un “biglietto di ringraziamento” così non si era mai visto, “il più elaborato della storia”, dice al Foglio Anne Applebaum commentando la conferenza stampa a Helsinki di Donald Trump e Vladimir Putin: le grandi aspettative della vigilia, un ritardo che poteva voler dire qualunque cosa, e poi la riconoscenza, “mentre milioni di persone guardavano”, l’americano ha detto forte al russo: “Grazie che mi hai fatto vincere le elezioni!”. La Applebaum, giornalista, saggista, autrice di un libro-che-va-letto intitolato “Gulag”, dice che l’incontro di Helsinki potrebbe essere considerato la tappa finale dell’“apology tour” di Trump, il suo giro di scuse.

   

L’America esce più piccola da questa trasferta trumpiana tra Bruxelles, Londra e Putin, ma non perché il presidente è imbarazzante o improvvisato, ma per una sua “precisa volontà”. Secondo Anne Applebaum il piano della presidenza Trump è chiaro fin dall’inizio, destabilizzare destabilizzare destabilizzare, e lei ha smesso di aver pazienza con chi dice “vediamo, aspettiamo”: nell’attesa si perde tempo utile per organizzarsi, “perché l’Europa deve capire che non può più contare su quest’America”. Ripercorrendo il tour di scuse, la Applebaum ritrova disseminati i pezzi che ricompongono la dottrina “blame America first”, che è l’esatto contrario dell’eccezionalismo americano di cui il Partito repubblicano americano si è fatto portavoce per molti anni. Per questo, con quella sua abilità meticolosa di mettere in fila ogni cosa e mostrare la fotografia completa, la Applebaum ha preso tutti i comunicati e tweet di esponenti repubblicani e ha segnalato l’effetto finale: nessuno riesce a riconoscersi in un presidente che crede più ai russi che ai propri servizi segreti, è il mondo capovolto, non soltanto da un punto di vista ideologico, ma storico e culturale. “Non ci sono più dubbi – dice la Applebaum – sul fatto che i russi hanno aiutato Trump a essere eletto”, si tratta soltanto di chiarire i dettagli, gli incontri, i tempi, ma anche questi, messi in fila, sono sempre più chiari. Ci sarà un motivo se, poco dopo l’hackeraggio dei server del Partito democratico nel 2016, la campagna Trump cambiò improvvisamente la propria strategia elettorale, abbandonò gli stati contesi classici (Ohio per esempio) e si concentrò su centri urbani che parevano imprendibili, come quelli in Pennsylvanya. I dati per quel cambio di strategia probabilmente erano nei server hackerati: questo già basterebbe, assieme alle incriminazioni e alle confessioni, per giustificare il biglietto di ringraziamento di Trump a Putin. Ma poi c’è tutto il resto: vogliamo continuare a convivere con un presidente che minaccia di uscire dalla Nato, o chiede a Parigi di spaccare l’Unione europea o attacca Berlino perché con la politica di accoglienza degli immigrati sta sfigurando la cultura europea?, chiede la Applebaum. E si sofferma sulla tappa londinese: “Anche se poi Trump si è rimangiato tutto, quel che aveva detto nell’intervista al Sun era la sua visione: vuole una Brexit durissima, la più dura possibile, per conservare un Regno Unito bianco”, o almeno meno contaminato dall’Europa carica di immigrati e di vantaggi sproporzionati dal punto di vista commerciale.

   

Le due linee guida del progetto di destabilizzazione americano in Europa sono queste: immigrazione e commercio, in linea con i movimenti sovranisti europei (anche se sul commercio le contraddizioni sono moltissime, basti vedere l’Italia che firma l’accordo con il Giappone ma rifiuta quello con il Canada), e naturalmente con la Russia. “Non so cosa accadrà ora – dice la Applebaum – Ma posso dire che cosa dovrebbe accadere: l’Europa deve creare un’Unione di Difesa, immediatamente. E deve iniziare a organizzare una propria strategia di sicurezza: non soltanto militare, ma anche sicurezza cyber e sicurezza sull’informazione. Anche l’Italia è sotto la minaccia di una campagna politica russa molto aggressiva, che usa la corruzione e la manipolazione dei social media, ed è tempo di essere vigili e consapevoli prima che sia troppo tardi”. La Applebaum è troppo allarmista, sostengono in molti, ma a rileggere le sue analisi del 2016 in cui diceva che l’ordine liberale era in un pericolo esistenziale viene la pelle d’oca. Per un attimo, ché per la Applebaum non è nemmeno tempo di tremare o di lamentarsi: “L’America non vi aiuterà più”, conclude secca: parla a noi italiani, ma intende tutti noi europei.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    18 Luglio 2018 - 09:09

    Articolo di straordinaria lucidità ed esattezza analitica, con una serie di indicazioni che abbiamo l'obbligo di cogliere (se vogliamo conservare il nostro modello). Vorrei dedicare l'articolo a tutti coloro che ancora pensano che l'elezione di Trump non sia stata una catastrofe.

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    • Carlo A. Rossi

      18 Luglio 2018 - 11:11

      Recentemente, ho letto un bellissimo romanzo di Philip Roth, "Il complotto contro l'America". Personalmente, ho come l'impressione che la "straordinaria lucidità" e "esattezza analitica" non siano completamente motivati. Sia chiaro, Trump è spiazzante e ha i modi di un elefante in una cristalleria. Ma pensare che ci sia dietro un complotto (come nel libro di cui sopra), a me sembra un modo per non ammettere il proprio fallimento. Non è che la Clinton ed Obama abbiano lasciato dietro di sé un giardino dell'Eden; e pure Obama utilizzò l'arma della rete per fare una campagna miratissima. Spiò tutti gli Stati europei: per il nostro bene? Quando si comincia a parlare troppo di complotti, la longa manus della Russia, etc. mi chiedo sempre quando arriverà chi darà la colpa di tutto agli ebrei (perché Trump è vicino ad Israele, quindi il complotto è ordito dagli ebrei, giusto?), ancor più noto la mancaza di solide prove. Almeno a me sembra.

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      • branzanti

        18 Luglio 2018 - 16:04

        Lascio le dietrologie complottiste a chi vuole sostenerle, non mi interessano, vorrei soltanto chiederVi se vi preoccupa la prospettiva di una rottura totale del rapporto transatlantico, con un repentino passaggio da una alleanza con qualche incrinatura (Iraq, spionaggio NSA) all'essere nemici degli americani. Vi preoccupa (se vivete in Italia o, comunque in Europa) la terra sconosciuta del nostro futuro? E vi infastidisce, dopo tanti anni di rapporto fra amicizia e sudditanza, essere offesi da Trump nel modo attuale? Superfluo dire che sono molto preoccupato e non riesco a trovare causa delle mie preoccupazioni al di fuori di......va bene non mi ripeto.

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        • Carlo A. Rossi

          18 Luglio 2018 - 22:10

          Mi faccia un momento capire, Branzanti, perché la Sua logica mi sfugge: poc'anzi scrive che l'articolo è di "straordinaria lucidità", quando proprio l'articolo non fa altro che menzionare complotti di cui mancano prove, a meno che per prove non si intendano le congetture della Applebaum, e poi scrive che le dietrologie complottiste non Le interessano? Si decida. Ciò scritto: ribadisco, ma Lei, l'amicizia da parte della Francia o della Germania, dove la vede? Soprattutto da parte della Francia, che l'autrice dell'articolo se ben mi sovvengo ha elogiato in maniera a dir poco imbarazzante (pareva una dichiarazione d'amore) pochi giorni or sono. Le sembra che la Germania faccia il bene dell'Europa o il suo? Non capisco: Trump non fà che esplicitare quanto altri, ipocritamente, fanno da sempre. Embè? Si è destato adesso, Branzanti? Il Suo è un problema personale, per motivi che ignoro, con Trump.

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      • Skybolt

        18 Luglio 2018 - 14:02

        Egregio Rossi già fatto. Non agli israeliti, ma agli israeliani, ma cosa sono tre lettere? Qualcuno qui si è persino allineato con Roger Waters, boicottatore di isarele, fulminatore di musicisti che non boicottano, autore di uno spettacolino con tanto di maiale volante con stella di Davide, in chiave antisalviniana e antitrumpiana.

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