cerca

In Ohio la base di Trump dà prova di debolezza in vista del midterm

Il candidato trumpista ottiene una vittoria risicatissima in un distretto tradizionalmente repubbblicano

9 Agosto 2018 alle 11:33

Donald Trump in Ohio per sostenere la candidatura del repubblicano Troy Balderson

Donald Trump in Ohio per sostenere la candidatura del repubblicano Troy Balderson (foto LaPresse)

Cambridge, Massachusetts. Donald Trump non ha dubbi sulla ragione della vittoria, risicatissima e ancora da convalidare ufficialmente, del repubblicano Troy Balderson in un’elezione speciale per la Camera in Ohio. La ragione c’est moi: “Quando ho deciso di andare in Ohio per sostenere Balderson era sotto nei conteggi dei voti per posta 64 a 36. Non era una bella situazione. Dopo il mio comizio di sabato sera c’è stata una grande svolta per il meglio. Troy ha ottenuto una grande vittoria in un momento dell’anno durissimo per il voto. A novembre vincerà alla grande”. La “gara speciale e molto importante” era tenuta in particolare considerazione fra gli osservatori perché l’Ohio è storicamente un termometro degli umori del paese, e da quelle parti si cercano indicazioni da proiettare a livello nazionale al midterm di novembre, e la Casa Bianca rivende la performance di Balderson come prova suprema della tenuta del partito.

 

In realtà, dall’Ohio arrivano indicazioni assai più incerte. Il dodicesimo distretto è un feudo repubblicano che per decenni è stato il bacino elettorale di John Kasich, governatore che era nella lista degli sfidanti di Trump alle presidenziali. Per trovare un deputato democratico bisogna risalire all’inizio degli anni Ottanta, e anche in quel caso si trattava di una breve parentesi. Trump ha trionfato facilmente da quelle parti nel 2016, e dunque qualunque risultato che non sia una vittoria a valanga del Gop va letto come un punto a favore del Partito democratico.

 

La sinistra ha dato una grande prova di forza in un collegio apparentemente blindato e sul quale il Partito repubblicano ha fatto convergere tutte le forze a disposizione: il National Republican Congressional Committee, che dispone dei fondi del partito a livello nazionale, ha speso 1,3 milioni di dollari, mentre il comitato politico della leadership del partito ha contribuito 3,2 milioni di dollari, investimenti che sono risultati in una “operazione aggressiva per aumentare l’affluenza”, come ha detto il direttore del Congressional Leadership Fund, Corry Bliss. Significa, in pratica, che un esercito di volontari repubblicani ha battuto ossessivamente l’intero territorio del distretto, dalle aree urbane di Columbus, la capitale, fino a quelle rurali verso l’area centrale dello stato, bussando fisicamente a 500 mila case per lo più abitate da elettori già inclini a destra che dovevano soltanto essere convinti ad andare a votare.

 

Questa massiccia operazione, accoppiata all’impegno in prima persona del presidente, ha fruttato al Gop una vittoria con un divario di meno di duemila voti. Non è una buona indicazione per le analoghe corse di novembre, nelle quali il partito non potrà investire tutte quelle risorse. C’è anche un dato geografico che descrive il raffreddamento della base elettorale trumpiana, la pietra angolare della fiducia del presidente: l’affluenza nelle contee cittadine è stata vicina al 50 per cento, mentre è crollata attorno al 25 per cento nelle aree rurali, la spina dorsale dell’elettorato repubblicano. Sono indicazioni che segnalano la difficoltà del Gop nel mantenere l’entusiasmo della base e nel trovare nuovi elettori nelle cinte suburbane istruite e con redditi alti. La leadership del partito formalmente esulta per una sfida che rischiava di scivolargli fra le dita, ma in realtà teme che le dinamiche elettorali del dodicesimo distretto dell’Ohio si ripetano su scala nazionale a novembre.

 

Una magra consolazione arriva dalle divisioni del Partito democratico: nell’ultima tornata di primarie i candidati della sinistra antisistema, sponsorizzati da Bernie Sanders e dall’eroina socialista Alexandria Ocasio-Cortez, hanno preso batoste durissime in Michigan e Kansas dai democratici mainstream. Per Trump, in fondo, tutto questo non conta. Ciò che conta è la sua presenza in campo: “Fin quando faccio campagna o sostengo candidati del Senato o della Camera, vinceranno! Se trovo il tempo, fra la Cina, l’Iran, l’economia e molto altro, avremo una gigantesca ondata rossa”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    09 Agosto 2018 - 22:10

    Mi si consenta di spendere due parole sul signor John James un veterano afroamericano che si diplomo` a West Point nel 2004, combatte` in Irak meritandosi alcune medaglie. Dopo 8 anni di onorato servizio e` ritornato ala vita civile e ora e` un imprenditore di successo. I suoi peccati sono : 1) L`aver vinto lui afroamericano,qui in MIchigan,le primarie senatoriali per il Partito repubblicano 2) Questo e` quello piu` grave e` di aver avuto il sostegno del Presidente Trump. Questi due peccati vanno contro la vulgata sostenuta dai media che vuole sia il Partito Repubblicano sia il Presidente Trump fautori del razzismo. Quindi di questo candidato vincitore uno dei 5 candidati tutti vincitori e sponsorizzati da Trump non viene fatto cenno. La Chiesa Cattolica, se non sbaglio, parla di Peccati di Omissione

    Report

    Rispondi

  • branzanti

    09 Agosto 2018 - 12:12

    Forse il sonno della ragione comincia a mostrare segni di risveglio.

    Report

    Rispondi

    • Ferny55

      10 Agosto 2018 - 09:09

      Tradizionalmente i repubblicani hanno una scarsa mobilitazione nelle elezioni speciali. Pertanto confrontare un'elezione speciale con un'elezione presidenziale non ha senso. Ha senso invece che su 9 elezioni speciali finora tenute, i repubblicani ne hanno vinte 8.

      Report

      Rispondi

Servizi