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Trump succube preferisce Putin all’America

Se Trump era così remissivo in pubblico, figurarsi come cedeva nel faccia a faccia con il russo

17 Luglio 2018 alle 06:07

Trump succube preferisce Putin all’America

Foto LaPresse

Roma. Si pensava che l’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin a Helsinki potesse andare male, ma non si pensava che potesse andare così male e in modo così aperto e così evidente a tutti. Finita la conferenza stampa congiunta con i giornalisti americani e russi, la grande questione nell’aria era: se Trump si comporta in modo così debole davanti a Putin quando è alla presenza dei media di tutto il mondo, allora come si è comportato nel segreto della stanza dove ha parlato con Putin per novanta minuti, più del previsto, unici testimoni i due traduttori? La seconda questione era: cosa resta della credibilità di Trump? Molti alleati si chiedono: e adesso dovremmo credere che il presidente verrebbe in nostro aiuto se la Russia minacciasse i nostri paesi? La questione investe a catena tutta l’architettura di accordi tra America e resto del mondo.

 

Il peccato originale del presidente americano è che su di lui incombe il sospetto di essere stato aiutato dalla Russia a vincere le elezioni presidenziali nel 2016 e anche il sospetto che sia in qualche modo in debito con il Cremlino, al punto che si ipotizza che i servizi segreti russi abbiano materiale compromettente su di lui raccolto quando era un semplice businessman americano in visita a Mosca – kompromat, in russo, una tattica molto comune che però quella volta centrò un bersaglio grosso: il businessman è poi diventato presidente. Ecco, Trump si è rifiutato di dire qualsiasi cosa che potesse essere anche lontanamente fastidiosa per Putin, si è comportato in modo remissivo e non ha annunciato alcun progresso chiaro a proposito delle questioni internazionali che potevano essere discusse, dall’Ucraina alla Siria. Da una parte lui, che evitava di entrare in collisione a qualsiasi costo, e dall’altra il russo con l’aria del gatto che ha il sorcio in bocca. Di più: Trump ha messo in questione i servizi segreti americani. Lo aveva già fatto, ma dal podio accanto a Putin questo voltare le spalle ai suoi è stato di una potenza mai vista prima.

 

Quando gli hanno chiesto se si fida di più delle agenzie di intelligence americane oppure più di Putin, si è sottratto alla domanda secca producendosi in una lunga risposta senza senso, in cui ha detto di avere fiducia in entrambe le parti, e che “però non vedo la ragione per cui dovrebbe essere stata la Russia”, e che prima vuole vedere le mail di Hillary Clinton (era un grande classico dei comizi 2016, ma a Helsinki non aveva senso tirarle di nuovo in ballo) e che si fida della sua intelligence ma “Putin è stato molto convincente e incredibilmente forte a negare”, e che ha pure fatto “un’offerta incredibile: ha offerto ai nostri che stanno investigando sulle spie russe di venire e di lavorare in collaborazione con gli investigatori russi. E’ un’offerta incredibile”. Il russo ha precisato: “In cambio, per reciprocità, manderemo i nostri investigatori in America” per chiarire alcune faccende che premono al Cremlino.

A metà conferenza stampa ha ricevuto un pallone dei Mondiali da Putin come regalo – “ora la palla è nel vostro campo”, ma lui non ha capito la metafora e ha accarezzato il pallone tutto contento. Se questo era il piano dell’intelligence di Mosca fin dall’inizio, sta andando benissimo. Putin è atterrato a Helsinki con una serie di crisi in corso, dall’annessione illegale della Crimea alle sanzioni internazionali all’abbattimento di un aereo passeggeri con 298 persone a bordo sopra il confine ucraino – oggi è il quarto anniversario – fino al dossier Siria, dove Iran e Israele si fronteggiano. Riparte senza che l’America lo abbia messo in difficoltà per un solo minuto.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    18 Luglio 2018 - 00:12

    Trump succube lo vorrebbero in troppi, segno che non lo è con nessuno. Voi giornalisti tentate di screditarlo, ma lui va avanti a rullo e i cittadini americani che l'hanno votato lo sostengono. Perché? Kim non è più un incubo. Giusto affiancare all'America la Russia per contenere insieme la sfida reale dei giganti in crescita a cominciare dalla Cina. L'Europa è vissuta dal dopoguerra a oggi sotto ombrello difensivo americano a gratis: vero o no? E' ovvio che Crimea e Ucraina appartengano naturalmente alla sfera russa. E' provvidenziale un accordo Russia America per garantire Israele. Poi per contenere e controllare l'instabilità mediorientale nonché il terrorismo jhadista che insanguina il sahel e altrove. L'UE dovrebbe anche geograficamente riconoscere la Russia come storica componente culturale e politica dell'Europa. L'Italia infine deve giocare il proprio ruolo come paese Cattolico privilegiato da sempre sia dalla Russia che dall'America. Cosa c'è dunque, che non vi va proprio giù?

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  • guido.valota

    18 Luglio 2018 - 00:12

    Questo pezzo di Raineri è stato pubblicato alle 06.07 e il solo dubbio che lasciava era: tra quante ore Trump dirà l'esatto contrario di quello che ha detto a Helsinki con la sua bocca davanti al mondo? Risposta: tante per i suoi standard. Ha tenuto duro per 16h 40'. ANSA delle 22.47: http://bit.ly/2LsZS8W Mah.

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  • Giovanni Attinà

    17 Luglio 2018 - 19:07

    Vedremo gli sviluppo si quest'incontro di Helsinki. Una cosa è certa : Trump dovrebbe far capire al suo nuovo"amico" Putin, l'importanza della democrazia, visto che in Russia è calpestata. Poi sulle simpatie verso Putin in Italia abbiamo Berlusconi e Salvini e magari anche la Meloni che si sbracciano per Putin, come del resto a suo tempo Renzi. La sentenza del Corte Europea sulla giornalista russa dovrebbe far meditare molta gente nel mondo.

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  • luigi.desa

    17 Luglio 2018 - 10:10

    Al Foglio -primo Ferrara- non avete capito un tubo di come è The Donald. E' un piacione.Vuole essere amicone di tutti. E' furbo ed ipocrita. Con Putin fa quello che ha fatto con Kim. I pregiudizi dei giornalisti creano da nulla situazioni politiche inesistenti sennò i giornali uscirebbero una volta a settimana.

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