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I migranti e la disumanità calcolata

Mentre Trump fa un (piccolo) passo indietro, Miller continua a teorizzare l’oltraggio come strumento di governo

21 Giugno 2018 alle 10:12

I migranti e la disumanità calcolata

Foto LaPresse

New York. Le voci dei bambini nelle gabbie al confine con il Messico, i dettagli sugli asili-prigione e ancora gli abusi, raccontati dal Texas Tribune, che in questi centri avvengono almeno dal 2013 hanno fatto venire il dubbio anche ai più cinici falchi anti immigrazione che volano intorno a Donald Trump che la politica della tolleranza zero sia immorale e politicamente controproducente. L’annuncio presidenziale di un ordine esecutivo per tenere unite le famiglie dei migranti arriva dopo giorni di pressioni in cui la difesa costituita dalle massime “lo faceva anche Obama” e “è colpa di una legge dei democratici” appare intenibile. Un funzionario della Casa Bianca dice “mi vergogno di quello che stanno facendo”, deputati e senatori che Trump ha incontrato martedì manifestano opposizione alla tolleranza zero, Ted Cruz ha un disegno di legge pronto per revocare le separazioni, la segretaria per la Sicurezza nazionale, Kirstjeen Nielsen, ha la lettera di dimissioni nella borsetta, John Kelly, il capo di gabinetto, vive da separato in Casa Bianca, lui che lo scorso anno aveva ammesso che la separazione dei clandestini dai figli era una delle misure deterrenti che il governo stava considerando. Parte del dissenso interno è collegato anche ai sondaggi, che non si prestano però a una lettura univoca: due terzi degli americani sono contrari alla separazione delle famiglie, ma se si considerano soltanto i repubblicani la percentuale dei favorevoli è del 55 per cento.

 

Chi è immune da queste considerazioni, non importa se per ragioni di coscienza o per calcolo elettorale, è Stephen Miller. Per il consigliere trentaduenne che ha concepito la politica della tolleranza zero il contraccolpo dell’opinione pubblica non è un difetto o un errore di valutazione: è il pregio supremo. Miller persegue in modo sistematico la politica dello scandalo e dell’oltraggio, ha teorizzato la necessità di scioccare e atterrire l’opinione comune con trovate indicibili, nella convinzione che l’agitazione del popolo intransigente sia l’unica via per il successo. La resipiscenza di una parte dei repubblicani a Washington è nulla rispetto all’elettrificazione emotiva delle masse nativiste. Quindi non solo non fa nulla per attribuire una qualche continuità alle politiche migratorie delle due Amministrazioni, via in parte scelta anche dal suo capo, ma al New York Times ha detto che bisogna “turn the ship”, girare le navi e procedere nella rotta opposta.

 

Miller è diventato uno specialista in questa forma estrema di épater la bourgeoisie su scala planetaria. Assieme a Steve Bannon ha concepito il “travel ban” e ha pensato di annunciarlo nel fine settimana, per dare la possibilità ai manifestanti di andare in massa negli aeroporti a protestare e aumentare così il senso di disperazione dei benpensanti, unico carburante efficace per alimentare i sentimenti della base. Si tratta di un’arte strategica affinata nel tempo, con poco spazio lasciato all’improvvisazione. Quando era al liceo, nella progressista Santa Monica, in California, accusava i suoi compagni di essere dei terroristi, scriveva sul giornale della scuola che Bin Laden si sarebbe trovato a meraviglia in quell’ambiente e organizzava eventi per la sensibilizzazione all’islamofascismo. Le chiama “controversie costruttive” e, come ha raccontato McKay Coppins dell’Atlantic, non si tratta di provocazioni ma di strumenti di governo. Così mentre tutti i repubblicani parlano di marcia indietro lui lavora per un rilancio della tolleranza zero in vista delle elezioni. Miller legge la storia dell’affermazione politica di Trump attraverso questa lente: aveva promesso la chiusura delle frontiere ai musulmani, il muro, il temporaneo spegnimento di internet e altre iperboli che Hillary Clinton aveva bollato come pericolose enormità antidemocratiche e disumane, e “la gente ha risposto agli avvertimenti votando per Trump”. La detenzione dei bambini è perfettamente in linea con la logica di Miller.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    21 Giugno 2018 - 10:10

    Per Miller è pronto un posto nella discarica della storia con Goebbels, Heydrich e Pol Pot. Per la proposta di deportazioni di massa o di lager vediamo quanto aspetta. Un dubbio : quando ci si affida a fanatici psicopatici come lui il punto di approdo è molto incerto, ma sicuramente dannoso.

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    • Carlo A. Rossi

      21 Giugno 2018 - 13:01

      Se mi consente, Branzanti, ancora una volta Lei manca il bersaglio non di un paio di centimetri, ma di metri. Miller, se non sbaglio, è ebreo di origini esteuropee: non credo che aspiri a diventare come quelli che hanno eliminato milioni di suoi correligionari. I Suoi interventi, all'inizio, avevano la parvenza degli interventi sensati, vuoi per una certa educazione. Ma vieppiù diventano, come purtroppo anche i corrispondenti articoli del Foglio, e non me ne vogliano i giornalisti, privi di argomento e solamente volti a insultare i politici. A Lei piace sempre descrivere la realtà come confacente alle Sue idee, a cui ha diritto. Ma almeno non venga a fare sempre la morale. Non credo che per i messicani che entrano illegalmente siano già pronti i vagoni piombati. Ma magari Lei ne sa più di tutti noi.

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      • Skybolt

        21 Giugno 2018 - 14:02

        Egregio Rossi, in termine tecnico si dice "trolling".. ma non mi spingerei così avanti con il Branzanti.

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        • branzanti

          21 Giugno 2018 - 16:04

          Gentilissimi (cerco di rispondere ad entrambi in questo spazio) ho sempre sottolineato, e lo ribadisco, che rispetto tutte le idee, a cominciare da quelle per me agli antipodi. Credo però sia lecito che inorridisca, nella vicenda dei bimbi ingabbiati, per due aspetti. Il primo è che qualcuno li abbia ingabbiati per aizzare gli animi dal punto di vista elettorale (parlare di cinismo appare eufemistico). Il secondo è che qualcuno si faccia aizzare da quella visione. Non è mio compito impedire entrambi i comportamenti, ma restare disgustato è un mio diritto, perché credo che segnalino uno scivolamento verso la barbarie. E non dimentichiamo che nei lager c'erano i kapo.

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        • Carlo A. Rossi

          22 Giugno 2018 - 00:12

          Branzanti, ha proprio ragione Skybolt: Lei è un troll, però di quelli compunti. Lei usa parole che con questo contesto non hanno nessuna attinenza. Miller come un Kapo? Come Le scrisse anche adebenedetti a seguito di un Suo intervento sulla medesima questione in un articolo della solitamente ottima Annalena Benini, Lei finge di non considerare il fatto che spesso quei bambini nemmeno sono i figli dei clandestini, ma bambini usati spregevolmente come merce di scambio per stimolare (e ci mancherebbe) sensi di colpa. Che debba essere trovata una soluzione ragionevole e umana nei loro confronti, credo che nessuno lo metta in dubbio, nemmeno il Suo nemico giurato. Però non è neppure corretto non tenere in conto come questi bambini siano usati dai clandestini e da chi si arricchisce su di loro. Al di là di questo, ribadisco, e Lei dovrebbe usare un minimo di onestà intellettuale, che i bambini non vengono avviati alle camere a gas, né ora né credo mai in futuro e non in America.

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        • branzanti

          22 Giugno 2018 - 11:11

          In realtà adebenedetti non si era rivolto a me, perché temo mi disprezzi troppo (non ricambiato) per farlo. Facciamo semplicemente così, quello che avviene alla frontiera ha origini diverse e le sue affermazioni colgono sicuramente aspetti veri, ma l'Amministrazione Usa ha responsabilità evidenti, dettate dal perseguimento di politiche, per me, non condivisibili. E' legittimo perseguire i propri programmi, basta smettere di porre una superiorità morale (il faro sulla collina, la nazione indispensabile etc.) ormai inesistente come riferimento. Mi documenterò su come migliorare un ruolo di troll, a me francamente piace essere (un po') provocatore senza fare male a nessuno. Cordiali saluti.

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