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Viva la minoranza intollerante

Ora che mi dovrei riscaldare in una larga maggioranza antinegher, antirom, antivaccini, non c’è scelta

20 Giugno 2018 alle 06:13

Viva la minoranza intollerante

La nave Diciotti della guardia costiera italiana al porto di Catania con 932 migranti (foto LaPresse)

Le minoranze mi hanno sempre provocato insofferenza, esclusi i pannelliani e gli antiabortisti e il Foglio, tutta gente mai stata in maggioranza, che è già un bell’escludere. Ma le minoranze intransigenti, cariche di risentimento morale, mamma mia, quanto spesso mi sono sembrate campioni di ipocrisia, di intolleranza mascherata da diritto, di spirito forcaiolo e antinazionale, quella storia dell’Italia alle vongole, quelle intimazioni a leggere Kant alla sera, quando c’è già bell’e pronto Alexandre Dumas, e la pubblicità che interrompe le emozioni, e la decenza e il senso dello stato e il comune senso del pudore e l’Italia laica contro il compromesso storico tra democristiani e comunisti, e l’articolo 7 della Costituzione con il Concordato dentro. Ora che mi dovrei riscaldare in una larga maggioranza antinegher, antirom, antivaccini, anticulturale, ultranazionale, eccomi minoranza. Che disdetta, e che fatica quando leggo che gente da sempre in disaccordo con me ora è d’accordo, e se ne stupisce, se ne dispera persino, che lavoro bestiale esercitare l’ironia cinica in un contesto di bontà e di ottimismo  di maniera politicamente corretta. Non so se sopravviverò a questo ciclotimico alternarsi di depressione ed euforia da naufrago.

 

Ma non posso fare altrimenti, mi spiace. Ho sempre ammirato gli azionisti del rapido Partito d’azione, quelli che predicavano bene e razzolavano il nulla popolare come un blasone di nobiltà, ma sotto il fascismo e appena dopo, o quando l’anticomunismo riformista e liberale non andava di moda, non gli azionisti degli anni Settanta, quelli che fiancheggiavano il peggio dei comunisti, gli estremisti, i fighetta dell’accademia progressista, quelli che le davano ai fascisti stupidi ed eroici di allora, i missini, e simpatizzavano con qualche terrorista de temps en temps. Ma è acqua passata. Ora questo fatto di stare in minoranza e di pensare tutto il male possibile dei Salvini, dei Trump, degli Orbán, degli Strache, delle Le Pen, e di un corteggio grottesco di intellettuali di maggioranza sovranista, antimmigrati, populista, mamma e papà e cazzi vari riemersi dagli abissi del tradizionalismo da retrobottega, e un po’ nazifascista, ecco, questo fatto mi strugge ma lo sento come irrecusabile.

 

Sono contro il jihadismo e l’islamofilia da rive gauche, ma la balla del rimpiazzo etnico la raccontino altrove, io non bevo. Sono contro il capitalismo dei bassi salari e del supersfruttamento ineguale delle risorse finanziarie, ma senza le banche, senza i capitali, senza il lavoro mobile, la vita mobile, la movida tech e rock che era la grande promessa di questo secolo brevissimo, senza questo ci sono solo le oligarchie di stato, di partito, di tribù, di banda, e mi ci trovo peggio. Sono contro il sopracciò, ma chi non parla italiano se ne stia a casa, non si butti in politica, non si metta a fare del Parlamento un bivacco per i suoi congiuntivi strampalati. Sono contro la demonizzazione di Putin, amico di un mio amico carissimo, ma preferisco l’America scomparsa e l’Europa ricomparsa, compresa l’Inghilterra che si allontana, perché non scordo che i sovietici e i russi hanno distrutto l’Europa centrale, fatto dell’antisemitismo, imprigionato poeti e vagabondi, finché i Reagan e i Soros non hanno messo parole, armi e soldi per la riconquista. Sono contro le inutili complicazioni da caffè, ma detesto le semplificazioni da bettola. Sono contro quelli della fitness, favorevole ai grassi e agli zuccheri e al diesel tra le biciclette fastidiose, ma tra le gabbie dei bambini messicani e gli accordi di Parigi, io che amo la terra dominata e la natura sfruttata da uomini e donne, scelgo Parigi. Sono pro Israele ma a Tel Aviv, come a Berlino e a Parigi e a Londra, non c’è posto per il trumpismo impostore. Sono contro l’aborto, ma non come i pro lifers del viceTrump, semmai come Amartya Sen. Sono contro l’uso genetico dell’utero femminile in affitto, ma non me la prendo con il figlio di quel cazzaro di Vendola. Io sono io, come diceva il Belli, e voi nun sete un cazzo. Minoranza sì, ma intollerante, piuttosto che intransigente.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    20 Giugno 2018 - 17:05

    Tutti i suoi “contro” sono condivisibili, stimolanti, vivi, da applauso. Ma poco possono contro l’ineliminabile propensione dell’uomo ad ingannare se stesso. Iniziò il sapiens sapiens e nessuno ha mai fatto eccezione. Inevitabile atteggiamento ben reso dal poeta: “… e naufragar m’è dolce in questo mare” Gli Apoti, nobile, minoritaria stirpe, rischierebbero di morire di sete, se non si creassero una loro acqua culturale. Indispensabile alimentare quella sorgente. Occorre maneggiare con cura ed evitare il chiacchiericcio retorico.

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    • mauro

      20 Giugno 2018 - 22:10

      Caro Mor, trovo però che se nell'acqua culturale che dovrebbe dissetare gli apoti si discioglie una robusta dose del profondo odio di Gad Lerner per tutto ciò che non è di sinistra o pol cor, questa diventa avvelenata. A questo punto non sempre la mitridatizzazione funziona.

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      • lupimor@gmail.com

        lupimor

        21 Giugno 2018 - 13:01

        "... ed evitare i chiacchiericci retorici." Mi riferivo alla genia dei Gad.

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  • DBartalesi

    20 Giugno 2018 - 14:02

    Contro tutti i populisti e la politica di bassa lega. A cominciare da Salvini.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    20 Giugno 2018 - 09:09

    Io invece spero di meritarmi di rimanere nell' unica vera minoranza dei nostri tempi: quella di coloro che resistono allo sfascio ma anche al fascio, e che nell'erba e dell'erba distinguono tutto e per tutto il giorno, e che poi dalla mattina ricominciano, una Penelope alla tela (Foglio in mano). La nostra minoranza vorrebbe crescere, è aperta e ottimista, di un ottimismo che aumenta a ogni sorgere del sole, specie quando la faticosa distinzione quotidiana, al tramonto sembra sfumarsi dalla tela, che vuol esser grigia uniforme a tutti i costi. Allora noi nel nostro piccolo, unica vera minoranza che conta, abbracciamo la notte lasciandoci consigliare, consolare, rigenerare. Sull'attenti e rinvigoriti al mattino eccoci qui che ricominciamo a distinguere, erba da erba.

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    • lupimor@gmail.com

      lupimor

      20 Giugno 2018 - 19:07

      Ci vuole sempre un Ulisse che ritorni a casa. Altrimenti la povera Penelope, avrebbe fatto e disfatto senza cavare un ragno dal buco. Ulisse, quo es?

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    • raffaele@linuxmail.org

      raffaele

      20 Giugno 2018 - 14:02

      Giusto! No fascio, no sfascio; e occorre cominciare a organizzarsi (Foglio in mano)

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    • branzanti

      20 Giugno 2018 - 13:01

      Gentilissima in minoranza ci sono sempre stato e non ho alcuna difficoltà a fare parte di quella che resiste "allo sfascio ed al fascio" come da Lei indicato. Facevo parte di quella minoranza che, con tanti errori e difetti, cercava di proporre una prospettiva liberale, diversa da quella delle due grandi chiese e del loro compromesso, e vedeva l'Italia saldamente ancorata all'Occidente e non al Mediterraneo. Fatico però ad essere ottimista quando vedo il mio paese governato da una improbabile alleanza di urlatori, che mascherano in tal modo la totale assenza di idee. E quando vedo l'Europa che rischia di frantumarsi fra i miopi egoismi tedeschi e l'ascesa di nuovi altrettanto miopi nazionalismi. E quando vedo l'America..ok su come la penso abbiamo avuto modo di confrontarci ed il suo commento mi induce a non desiderare alcuna polemica. Spero comunque che lo stare in minoranza contro lo sfascio mi aiuti a ritrovare ottimismo. Grazie per il Suo intervento.

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