La Russia ha bloccato Telegram

L'app di messaggistica istantanea non funzionerà fino a quando la società non sarà disposta a cedere le chiavi per decrittare i messaggi degli utenti. Lo ha stabilito il tribunale di Mosca

13 Aprile 2018 alle 15:54

Perché nella Silicon Valley c'è tanta attesa per le prossime mosse di Telegram

Pavel Durov, fondatore di Telegram, al TechCrunch Disrupt di San Francisco (foto LaPresse)

Il Cremlino è riuscito a far bloccare Telegram, l’app di messaggistica istantanea inventata da un russo, Pavel Durov, ma con sede a Berlino. Con una sentenza del tribunale di Mosca, l’Fsb, che dava la caccia all’applicazione da due anni insieme alla Roskomnadzor, l’organo federale per la supervisione delle comunicazioni di massa, ne ha imposto il blocco in Russia.

   

Telegram tornerà attiva quando si deciderà a consegnare i dati dei suoi utenti, “fino a quando non saranno soddisfatte le richieste dell’Fsb”, ha detto il giudice Yulia Smolina. Il Cremlino vuole che la società gli consegni le chiavi per decriptare i messaggi degli utenti come prevede la legge antiterrorismo varata nel 2016, che impone a tutti i servizi di messaggistica di fornire alle autorità gli strumenti per decodificare le conversazioni tra gli utenti. Il processo è durato meno di venti minuti, Durov e i suoi avvocati non erano presenti per non legittimare quello che il giovane imprenditore russo ha definito “un processo farsa”. La motivazione principale che l’Fsb e la Roskomnadzor hanno fornito per chiedere il blocco è che l’app viene utilizzata anche dai terroristi per pianificare gli attentati: “Le informazioni su Telegram possono costituire una minaccia per la Russia e per tutti i cittadini”, ha detto Maria Smejanskaja, rappresentante di Roskomnadzor.

 

Perché nella Silicon Valley c'è tanta attesa per le prossime mosse di Telegram

L’applicazione di messaggistica russa ha già raccolto 80 milioni di dollari da quattro fondi di investimento per lanciare Gram

 

A ottobre 2017, Telegram era stata multata per essersi rifiutata di collaborare con l’Fsb, mentre lo scorso marzo la Corte suprema aveva fatto scattare l’ultimatum di quindici giorni perché la società consegnasse i codici richiesti. Su Twitter Pavel Durov aveva scritto: “Le minacce di bloccare Telegram non daranno risultati, difenderemo la libertà e la privacy”.

  

Ora Telegram potrà fare ricorso, ma in queste ore Pavel Durov, sul suo profilo di VKontake, il Facebook russo da lui fondato che il Cremlino gli ha portato via nel 2013, ha già comunicato che non cederà alle intimidazioni dell’Fsb e che la sua società riuscirà a trovare il modo di aggirare le limitazioni che Mosca gli impone: “Se avete problemi con la connessione, non cancellate né reinstallate l’app. Scaricate gli aggiornamenti dall’App store o da Google Play, stiamo già cercando soluzioni alternative”. Il genio potrebbe aggirare la burocrazia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi