Tillerson, you’re fired. Così Trump rimpiazza il suo segretario di stato “dimezzato”

Il presidente sceglie il fedelissimo Mike Pompeo, ex direttore della Cia, per sostituire il capo della diplomazia americana

Mattia Ferraresi

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ferraresi@ilfoglio.it

13 Marzo 2018 alle 15:02

Rex Tillerson

Rex Tillerson (LaPresse)

New York. Donald Trump ha deciso di licenziare il segretario di stato, Rex Tillerson, e di rimpiazzarlo con l’ex direttore della Cia, Mike Pompeo, un pretoriano del trumpismo che nei primi quindici mesi di governo ha dimostrato fedeltà incondizionata al presidente. Alla guida della Cia va la numero due di Pompeo, Gina Hapsel, che diventerà la prima donna a guidare l’agenzia, se la sua nomina sarà confermata dal Senato. Da mesi l’intenzione di Trump di rimpiazzare Tillerson è il segreto peggio custodito di Washington: il presidente lo ha contraddetto e umiliato pubblicamente – e a porte chiuse – innumerevoli volte, suscitando la rabbia del suo segretario di stato, che in un momento di rabbia lo ha definito un “moron”, un coglione.

   

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Il presidente non perdona facilmente l’insulto personale. Nelle dichiarazioni formali Trump ha ringraziato Tillerson per il suo servizio (“molto è stato fatto negli ultimi quattordici mesi, e auguro a lui e alla sua famiglia ogni bene”), ma da tempo il presidente lamenta che il suo capo della diplomazia ha una mentalità “troppo da establishment” e ha fatto di tutto per tagliarlo fuori dal vivo dei dossier di politica estera più caldi grazie a un sistema di inviati di sua fiducia che rendono conto direttamente allo Studio Ovale.

   

L’attacco di Pompeo. Cosa dice il nuovo direttore della Cia di Trump

“La Russia non ha fatto nulla per sconfiggere l’Isis”. Tortura, hackeraggi e deal con l’Iran

  

Trump, che è maestro di licenziamenti e umiliazioni, ha cacciato Tillerson dopo aver annunciato, a sua insaputa, l’incontro storico con Kim Jong-un. Il segretario di stato era in missione in Africa in quel momento, e ai cronisti che lo accompagnavano ha dovuto ammettere che – ancora una volta – non aveva toccato palla in una delle decisioni più rilevanti in politica estera prese dall’Amministrazione. Rientrato anzitempo dal viaggio, con la certezza che il suo incarico fosse arrivato al capolinea, Tillerson si è lasciato andare a dichiarazioni ardite, per gli standard dell’Amministrazione, sull’“oltraggioso” omicidio dell’ex spia in Inghilterra “chiaramente orchestrato dalla Russia”: “La Russia continua a essere una forza irresponsabile di instabilità nel mondo, agisce in spregio della sovranità degli altri stati e della vita dei loro cittadini”, ha detto Tillerson, spingendosi laddove nessun funzionario del governo americano ha osato. Un finale paradossale per il segretario che per via dei i suoi trascorsi alla guida di Exxon e degli ottimi rapporti commerciali stabiliti con il Cremlino, era descritto dai critici, al tempo della nomina, come un fantoccio di Putin.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    13 Marzo 2018 - 16:04

    Molto bene! Il Deep State è quasi del tutto bonificato.

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    • adebenedetti

      13 Marzo 2018 - 18:06

      Condivido. Aspetto con ansia il turno di Rod Rosenstein e allora si sapra` tutto sullo spionaggio contro Trump da parte dell`amministarzione Obama e soci,Parlo delle richieste FISA tanto per iniziare.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    13 Marzo 2018 - 16:04

    "Apprentice" good: altro che Arsenico e vecchie calzette come a pioggia in Europa. Wake up people! .

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  • branzanti

    13 Marzo 2018 - 15:03

    Sulla politica estera americana ho esaurito le parole. Sottolineo soltanto che la nuova direttrice della Cia ha una certa esperienza in fatto di tortura, strumento sul quale il Tinta si è più volte dichiarato entusiasta. Alla luce di ciò sconsiglio caldamente viaggi in Usa, si potrebbe non tornare intatti. Ma (secondo problema) non è che può capitare qualcosa anche in Italia (con tutte le basi).

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