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Chi è il falco Bolton, nuovo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump

Piace a Bob Mercer ed è in linea con la scelta di Mike Pompeo a segretario di stato. Il controverso ex ambasciatore all’Onu è un marziano particolarmente aggressivo, soprattutto su Iran, Russia e Corea del nord

Mattia Ferraresi

Email:

ferraresi@ilfoglio.it

23 Marzo 2018 alle 08:31

john bolton

John Bolton alla Conservative Political Action Conference in Maryland nel 2015. (foto di Gage Skidmore via Flickr CC BY-SA 2.0)

Con un tweet Donald Trump ha notificato la partenza del consigliere per la sicurezza nazionale, H.R. McMaster, che aveva già un piede e forse più fuori dalla Casa Bianca, e ha annunciato l’arrivo di John Bolton, che invece fuori dall’Amministrazione era stato tenuto innanzitutto per via dei “baffi da tricheco”, complemento inaccettabile per la levigata estetica trumpiana.

 

 

Era stato in origine fra i finalisti per la guida della segreteria di stato, poi per il posto di vice, infine non se c’era fatto nulla e aveva continuato nel ruolo dell’opinionista più falco di Washington. Non è stato un licenziamento traumatico come quello di Rex Tillerson, segretario di stato che ha scoperto dai social, durante una missione africana che nessun si filava, d’essere stato fatto fuori, ma la decisione finale dopo settimane di discussioni è arrivata sulla timeline del mondo in modo repentino.

 

Bolton si è ritrovato in un’intervista già programmata su Fox News a rispondere alle domande in qualità di consigliere per la sicurezza designato, e ha evitato accuratamente di prendere qualunque impegno. Per certificare una transizione ordinata, per gli standard abituali, il presidente si è prodotto in un cinguettio di tenore ufficiale: “Sono lieto di annunciare che, a partire dal 9 aprile 2018, John Bolton sarà il mio nuovo consigliere per la sicurezza nazionale. Sono molto grato al generale H.R. McMaster che ha fatto un lavoro impressionante e rimarrà sempre un amico”. Le strade di Trump e McMaster, in realtà, si dividono proprio per incompatibilità personali, non per differenze politiche. Chiamato a sostituire il disgraziato Michael Flynn, McMaster è stato il capofila della squadra degli stabilizzatori, che dovevano puntellare la Casa Bianca esposta ad ogni vento, ma dopo mesi di mediazioni e compromessi ha iniziato a dire un po’ troppi “no” al presidente. I suoi briefing erano troppo lunghi per le capacità di attenzione di Trump, i suoi suggerimenti troppo articolati. Nel tempo McMaster ha perso i suoi maggiori alleati nella West Wing e si è trovato contro al capo di gabinetto, John Kelly, un altro stabilizzatore che dopo una prima fase di studio e riordino ora s’è affezionato al ruolo (e per questo la sua posizione è in bilico).

    

La scelta di Bolton, neoconservatore della specie più rapace, è in linea con lo spostamento di Mike Pompeo dalla Cia a Foggy Bottom, dove promette di portare quell’aggressività che mancava a Tillerson, il quale nel grande schema galattico viene da Venere. Bolton, già sottosegretario di stato e controverso ambasciatore presso l’Onu nel cuore della guerra al terrore costretto alle dimissioni dopo la presa democratica del Congresso, nel 2006, è invece un esemplare di marziano particolarmente aggressivo, specialmente per quanto riguarda Iran e Corea del nord. Anche sulla Russia, con la quale Trump dice di voler migliorare le relazioni, il consigliere designato ha sempre tenuto una durissima linea critica, suggerendo a Trump di non fidarsi di Putin e degli autocrati a lui affini. “Russia, Cina, Siria, Corea del nord: una strategia per la sicurezza nazionale basata sull’idea che regimi di questo genere rispettino gli impegni è destinata al fallimento”. Giusto qualche settimana fa, prima dell’annuncio dell’incontro imminente fra Trump e Kim Jong-un, su Wall Street Journal argomentava a favore della dottrina dello strike preventivo contro Pyongyang, sulla base del fatto che il regime costituisce una “minaccia imminente” per gli Stati Uniti. Le sue conclusioni, che va propugnando ormai da decenni, si basavano nella fattispecie sulle valutazioni della Cia di Pompeo. A più riprese accreditato come candidato alla presidenza, Bolton è nelle grazie – e nella lista dei beneficiari – del miliardario Bob Mercer.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    23 Marzo 2018 - 17:05

    Tutto in linea con la LINEA . Dato che normalmente conosco le esternazioni dell`ambasciatore Bolton penso che lei abbia forzato la mano , uso un eufemismo, come prescrive la Linea del Foglio. Se posso condensare il pensiero di Bolton sulla Corea del Nord che puo` essere applicata ad altre nazioni canaglia. Nessuna concessione,forti pressioni sia diplomatiche che finanziarie e non escludere a priori nessuna opzione.. Mi pare che questa sia la linea che Trump ha seguito, sembra con successo, con la Corea del Nord.

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  • branzanti

    23 Marzo 2018 - 09:09

    Perfetto abbiamo una personalita' litigiosa (eufemismo), bellicista e fanatica alla sicurezza nazionale. In piu' gode del sostegno del plutocrate criminale Mercer. Dove la prossima guerra?

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    • Carlo A. Rossi

      23 Marzo 2018 - 14:02

      Carissimo Branzanti, in tempo di Quaresima, vorrei essere irenista come Lei. Purtroppo, leggerLa stimola invece il mio bellicismo (eufemismo). Sa cosa mi piace di Lei? La caparbietà nel Suo livore contro qualunque cosa faccia Trump. Che, per carità, non rientra certo nelle mie preferenze sui modi. Ma onestamente: il pacifismo dettato da una cattiva interpretazione del "porgi l'altra guancia" e da non ben chiariti sensi di colpa, ci ha portati ad un mondo migliore? Non mi sembra. Il premio Nobel per la pace Obama ci ha regalati un mondo come nelle profezie bibliche, in cui l'agnello s'abbevera con il leoncello? Suvvia, sia serio. Cordiali saluti.

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      • branzanti

        23 Marzo 2018 - 22:10

        Caro Rossi, ad essere serio ci provo quasi sempre, ma purtroppo... Vede il mio punto di partenza e' una storia, durata oltre cinquant'anni, di entusiastico ed acritico filo americanismo (con annesso sostegno a tutte le guerre) che si e' avvitata su se stessa. E' stata l'elezione del Tinta a provocare il rigetto? Certo ha contribuito perche', a prescindere da considerazioni politiche, ritengo il personaggio umanamente ripugnante (eufemismo)', anche se non nutro livore, ma rigetto ed antipatia profonda si. Ma l'elezione mi ha spinto a rivedere e, progressivamente, mutare il mio giudizio sulla natura antropologica degli americani, sul loro modo di pensare e, come estrema conseguenza, sul loro sistema di governo, che oggi fatico a giudicare una democrazia; cosi' facendo cio' che apprezzavo, come ad esempio l'accesso alle armi, il patriottismo spinto, la richiesta di un Governo "leggero" hanno finito per trasformarsi in colossali difetti. Tutto qui. Grazie per il piacere della conversazione

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        • Carlo A. Rossi

          24 Marzo 2018 - 11:11

          Carissimo, e se invece valesse "in medio stat virtus"? Io non sono acriticamente filo-americano, mai stato, e pure io trovo Trump un personaggio sopra le righe. Ma al momento attuale, mi duole ammettere che sia forse quello di cui, in certi versi, il mondo abbisogni. È un elefante in una cristalleria, a volte. Ma io non credo che reagire agli attacchi del mondo islamico (io continuo a ritenere che avesse ragione quel cristiano contemporaneo di Maometto che di lui scrisse "I veri profeti non arrivano armati di spada") con un irenismo fuori luogo non sia la soluzione. Tantomeno l'accondiscendenza nei confronti della Cina o dell'Iran: comprendo che gli affari siano affari, ma sacrificare l'etica a tutti i costi di fronte agli affari e fingere di non vedere gli abomini di questi regimi, non faccia bene a nessuno. Cordiali saluti.

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        • branzanti

          25 Marzo 2018 - 11:11

          Carissimo Rossi non faccio alcuna fatica a riconoscere che, sul "medio stat virtus" , Lei abbia ragione. Viviamo in un mondo estremamente complesso e caratterizzato da minacce per la nostra stessa sopravvivenza. Forse è per questo che, da chi dovrebbe rappresentare la ragione ed il rispetto per l'umanità ci si aspetta un adeguato comportamento. Grazie a per la conversazione.

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