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Terrore femminista. Censurate le opere di chi ha firmato l'appello Deneuve

"Neanche avessimo chiesto di riaprire le camere a gas", ha detto una delle firmatarie al settimanale Point 

20 Gennaio 2018 alle 06:04

Terrore femminista. Censurate le opere di chi ha firmato l'appello Deneuve

Una scena del film “L’Astragale” di Brigitte Sy

Roma. La proiezione dell’ultimo film di Brigitte Sy, “L’Astragale”, tratto dal romanzo di Albertine Sarrazin, non avrà luogo. Ha raccontato ieri Libération che l’associazione “Collettivo femminista di Pantin” che aveva organizzato la proiezione ha rimproverato alla regista di aver firmato l’appello sul Monde di Catherine Deneuve contro il movimento #MeToo e il “puritanesimo”.

  

“Riteniamo che il tempo non sia opportuno per discutere con una dei firmatari dell’appello di cento donne” hanno scritto le femministe a Brigitte Sy. “Le posizioni contenute in quell’appello sono in contrasto con i valori femministi. Esse banalizzano la violenza contro le donne e depoliticizzano i problemi che le femministe affrontano da trent’anni. Esse screditano le femministe che hanno combattuto e continuano a combattere per l’emancipazione e la libertà delle donne. Infine, esprimono un vero e proprio disprezzo di classe”.

  

La proiezione era stata proposta a Brigitte Sy lo scorso settembre, doveva avvenire a dicembre ma per ragioni tecniche era stata rinviata a febbraio. Nel frattempo però, la regista ha apposto la sua firma a quell’appello scandaloso. Un gesto che le costerà caro. Patin è un comune nella Seine-Saint-Denis e il film era stato inserito in una rassegna su come “far progredire le questioni relative alla parità dei diritti delle donne”. Non importa che il film di Brigitte Sy non parlasse di Harvey Weinstein, di #MeToo o del contenuto dell’appello sul Monde. E’ stato sufficiente che il suo autore abbia messo il proprio nome in quell’immondezzaio per perdere l’opportunità di lavorare.

  

“La vie sexuelle non uscirebbe più”

La scrittrice e psicoanalista Sarah Chiche ha avuto una conversazione con il suo editore, che gli ha assicurato che “La vie sexuelle” scritto da Catherine Millet non sarebbe certamente più pubblicato oggi (il libro ha venduto un milione di copie in tutto il mondo). Millet è, guarda caso, una delle autrici del testo uscito sul Monde. Fu Millet, assieme a Marcela lacub, a scrive sul Monde un altro appello che fece furore sulla “libertà di prostituirsi”. Era il 2003. Dieci anni dopo, in Francia, si varava una legge socialista che criminalizzava i clienti delle prostitute.

   

Peggy Sastre, un’altra firmataria dell’appello della Deneuve, sul settimanale Point questa settimana ha raccontato gli attacchi che ha ricevuto. Caroline De Haas, una delle madrine del femminismo francese contrarie alle donne che hanno pubblicato sul Monde l’appello, ha detto che “le firmatarie sono recidivi nella difesa dei pedofili”. Laurence Rossignol, l’ex ministro della Famiglia di Hollande, ha suggerito su Inter France che l’appello sul Monde “giustifica lo stupro”.

  

Marlene Schiappa, attuale ministro per le Pari opportunità, lo ha bollato come “pericoloso”. In risposta al testo del Monde, trenta femministe hanno pubblicato un loro brano sul Francetvinfo in cui spiegano che Deneuve e le altre “deliberatamente mescolano un rapporto seducente, basato sul rispetto e sul piacere, con la violenza”. Addirittura le cento mostrerebbero “disprezzo per i milioni di donne che soffrono o hanno subito questa violenza”. Niente meno. “Le vittime sarebbero, agli occhi delle cento, i carnefici” scrivono altre duecento femministe su Mediapart, il quotidiano online di Edwy Plenel. Lauren Collins, corrispondente del New Yorker di Parigi, scrive: “Queste donne sono bianche e vengono dalle professioni artistiche. Non ci sono casalinghe e autiste di bus”. Ci si è aggiunta anche l’ex candidata presidenziale Ségolène Royal: “Non abbiamo il diritto di fare cose come questa”. Che vergogna! Ha detto Sastre al Point: “La violenza delle reazioni mi ha dato l’impressione di aver firmato un testo militante per la riapertura delle camere a gas o il ritorno della schiavitù”.

  

Dalla censura del film di Brigitte Sy agli attacchi, emerge una lezione precisa: o la pensi come noi, o sei fuori dal consesso civile e artistico. Sei solo una delle cento “salopes”. Troie.

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