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Un attentato in moschea ha ucciso più di 200 persone nel Sinai

Alcuni miliziani hanno fatto esplodere degli ordigni e poi sparato sui fedeli sufi. L'attacco non è ancora stato rivendicato

24 Novembre 2017 alle 15:38

Un attentato in moschea uccide centinaia di persone nel Sinai

Foto LaPresse

Un attentato ha ucciso 235 persone in una moschea vicino ad al Arish, città costiera nel nord della penisola del Sinai, in Egitto. A riferirlo, per ora, è solo l’agenzia di stampa statale Mena, ripresa dalle principali agenzie internazionali. Il portavoce del ministero della Salute Khaled Mujahid ha parlato di più di 100 feriti. Non si sa nemmeno chi siano i responsabili della strage, anche se secondo le prime ricostruzioni sembra che un gruppo di miliziani abbia fatto esplodere degli ordigni e poi sparato sui fedeli sufi riuniti per la preghiera nella moschea al Rawdah nel villaggio di Bir al Abed, circa 80 chilometri a ovest di al Arish, la città più grande del Sinai. La polizia locale ha detto ad Associated Press che gli attentatori sono arrivati sul posto con quattro veicoli fuoristrada. Il sufismo è una corrente mistica musulmana e i sufi sono già stati oggetto di attacchi da parte degli estremisti islamici in diverse parti del mondo. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell'attacco.

   

Il nord del Sinai è sotto lo stato di emergenza dall'ottobre 2014, dopo che militanti islamici hanno ucciso più di 30 soldati in un singolo attacco. L'allora primo ministro egiziano, Ibrahim Mehleb, descrisse gli scontri tra polizia e miliziani come uno "stato di guerra".

    

Negli ultimi mesi, lo Stato islamico ha concentrato i suoi attacchi contro la minoranza cristiana egiziana e ucciso decine di persone in almeno quattro attacchi. A gennaio otto poliziotti sono stati uccisi proprio ad al Arish nell'esplosione di un’auto-bomba. Il Wilayat Sinai (la Provincia dello Stato islamico nel Sinai) è il gruppo di insorti più attivo in Egitto. È stato collegato a una serie di attentati mortali, soprattutto nella zona settentrionale della penisola ma anche al Cairo e in altre province. Il gruppo islamista, inizialmente noto come Ansar Beit al Maqdis (sostenitori di Gerusalemme), è apparso per la prima volta nel settembre 2011 e ha cambiato nome dopo aver promesso fedeltà allo Stato Islamico nel novembre 2014. Nel 2015, la “Provincia del Sinai” ha organizzato una serie di attacchi contro l'esercito, le cui dimensioni e complessità indicavano la possibilità di un più stretto coordinamento con la leadership del Califfato in Siria. Il gruppo inoltre ha rivendicato la responsabilità dell’abbattimento dell’Airbus A321 della compagnia russa Metrojet nel quale morirono 224 persone il 31 ottobre 2015.

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