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Brexit, chiamalo se vuoi effetto establishment

Da Madrid ai sondaggi australiani, dopo lo choc c’è voglia di stabilità

29 Giugno 2016 alle 06:02

Brexit, chiamalo se vuoi effetto establishment

Malcolm Turnbull (foto LaPresse)

Chiamiamole pure coincidenze, ché ormai parlare di “effetto Brexit” ha già stancato tutti a nemmeno una settimana dal referendum britannico. Forse invece potremmo parlare di timidi tentativi di riflusso di un sentimento populista che con il voto inglese ha trovato il suo picco. Prima c’è stato il sorprendente voto di domenica in Spagna, con il quale gli elettori, smentendo sei mesi di sondaggi e perfino gli exit poll, hanno confermato la loro fiducia ai due partiti tradizionali, hanno salvato il Partito socialista dal baratro e soprattutto esaltato il Partito popolare del premier Mariano Rajoy, rifugiandosi così nei porti sicuri dell’establishment. Più di un analista ha interpretato questo risultato come una reazione all’incertezza scatenata proprio dalla Brexit e dal conseguente crollo dei mercati. Poi c’è l’Australia, il secondo test elettorale post Brexit, dove si vota il prossimo 2 luglio e dove da due mesi i sondaggi davano il Partito liberale del conservatore Malcolm Turnbull, il premier uscente, in un testa a testa senza uscita con il Partito laburista guidato da Bill Shorten.

 

Come ha scritto il Wall Street Journal, lunedì un nuovo sondaggio ha rotto la parità. Per la prima volta, i liberali di Turnbull sono dati avanti per un soffio, 51 per cento contro 49 per cento. Un’incollatura ancora dentro al margine d’errore statistico, ma quanto basta per far esultare Turnbull, che ha sostituito il conservatore Tony Abbott nel settembre del 2015. “I conservatori hanno ottenuto un vantaggio”, scrive il Wsj, che ricollega esplicitamente il seppur piccolo risultato al referendum sulla Brexit, i cui effetti si sono sentiti anche oltre il Pacifico. Non è un caso che Turnbull abbia incentrato tutta la sua campagna elettorale sul tema della stabilità economica, sulla necessità di generare crescita e creare posti di lavoro e soprattutto di avere una leadership stabile e in grado di governare. Sono gli stessi temi con i quali Rajoy ha convinto gli spagnoli a sostenere la sua rimonta insperata. Sarebbe azzardato parlare di un trend, ma forse qualche indizio inizia a lasciar credere che dopo la sberla della Brexit, gli elettori iniziano ad accorgersi che le bolse forze dell’establishment non sono poi così disprezzabili.

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