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Un’altra vittima di Erdogan

La Turchia ottiene la testa dell’ambasciatore dell’Unione europea ad Ankara.

14 Giugno 2016 alle 06:15

Un’altra vittima di Erdogan

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto LaPresse)

La Commissione europea si è nuovamente inchinata al sultano Recep Tayyip Erdogan, nel momento in cui l’accordo con la Turchia sui migranti appare sempre più in bilico. L’ambasciatore dell’Ue ad Ankara, Hansjörg Haber, ieri è stato costretto a dimettersi, dopo uno scontro con il governo turco sulla liberalizzazione dei visti. Nessuna ragione personale dietro la sua partenza a meno di un anno dalla nomina: la decisione è stata assunta direttamente a Bruxelles, dopo una richiesta più o meno esplicita della Turchia di rimuovere l’ambasciatore. La colpa di Haber? Aver raccontato a un gruppo di giornalisti un vecchio proverbio: “Si inizia come un turco e si finisce come un tedesco”, ma sulla liberalizzazione dei visti con il governo Erdogan “è accaduto il contrario. Si è iniziato come un tedesco e si è finito come un turco”. Haber è stato convocato dal ministero degli Esteri di Ankara ed è stato costretto a una smentita, ma non è bastato. Il ministro degli Affari europei, Volkan Bozkir, ha chiesto di fare “ciò che è necessario” e la Commissione ha ottemperato, scaricando su Haber la responsabilità della rimozione dovuta – secondo la versione di fonti comunitarie – alla sua incapacità di gestire la delegazione.

 


L'ex ambasciatore dell'Ue a Ankara, Hansjörg Haber


 

“La Turchia è un partner chiave. Abbiamo rilanciato le nostre relazioni. Il lavoro continua”, ha detto una portavoce della Commissione. L’esecutivo Ue oggi approverà un rapporto sul rispetto dei criteri per la liberalizzazione dei visti e potrebbe chiudere un occhio dopo che il premier turco, Binali Yildirim, ha confermato che non ci saranno modifiche alla legge antiterrorismo. La realpolitik è giustamente alla base dell’accordo con la Turchia sui rifugiati: confrontati a una crisi esistenziale che metteva in pericolo la coesione europea, i leader hanno accettato di accantonare valori e legalismi per chiudere la rotta che attraverso l’Egeo ha portato più di un milione di migranti in Europa. Il patto con il sultano funziona. Gli arrivi sulle isole greche si sono praticamente azzerati. Ma le dimissioni di Haber – come il via libera di Angela Merkel alla causa per diffamazione contro il comico Jan Böhmermann – dimostrano quanto l’Ue sia diventata ricattabile a causa della sua incapacità di affrontare le crisi nel vicinato. Le decisioni strategiche devono rimanere saldamente in mano dell’Ue: permettere a un sultano neoislamista e neoottomano di dettare la politica europea è un prezzo che non vale la pena pagare, nemmeno per fermare un milione di rifugiati.
 

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