Vili negazionisti

La cronaca lo conferma: noi uomini siamo canaglie pronte a tutto, soprattutto a giustificarci. La bandiera del primo stato negazionista del secolo scorso appartiene alla Turchia, che tutt’ora punisce i suoi cittadini che osano dire la verità, la strage degli armeni.
Vili negazionisti

"Nego che qui da noi vi sia negazionismo”, è il motto di capi di stato e storici ed ex combattenti e aspiranti, “nego e guai a chi afferma il contrario”.  La bandiera del primo stato negazionista del secolo scorso appartiene alla Turchia, che tutt’ora punisce i suoi cittadini che osano dire la verità, la strage degli armeni. Erdogan abbatte il laicismo di Atatürk, ma è d’accordo col Kemal che da modernista aveva tagliato corto con le stragi liquidandole come acqua passata. In fondo, si sarà detto lo sbrigativo Kemal Atatürk, il sangue in quegli anni infernali correva impetuoso ovunque. Anche i vincitori alleati dovettero pensare a qualcosa di simile, e lasciarono cadere il contenzioso. Qualcosa di vero in effetti c’era nello sbrigativismo di Atatürk, gli europei si erano a loro volta comportati da macellai mandando a morte i loro figli, la Prima guerra mondiale fu un immenso genocidio. Celebrarlo come eroismo è negazionismo. Le guerre sanguinarie che non sono strettamente difensive, che travolgono ogni possibilità di pace, sono genocidi. La guerra scatenata dal Duce per compiacere Hitler fu un genocidio soprattutto di italiani, cinquecentomila. Che ogni tanto ci si scandalizzi perché, una volta giustiziato, si sia appeso il Duce a testa in giù, è qualcosa che fin da ragazzo mi suscitava un moto di stupore, motto peraltro di fasciste origini: “Ma chi se ne frega!”.  

 

Negare il negazionismo della Turchia, è farsene complici. Ma c’è chi dice: tocca glissare, perché così i suoi sudditi a contatto con l’Europa possano prenderne coscienza un po’ alla volta. I risultati sono davanti a tutti: Erdogan ha rinsaldato il negazionismo, adesso nega tutto, perfino l’insegnamento modernista di Atatürk, preferendogli la sharia. Proprio ieri ha tuonato scagliandosi contro i preservativi e il parto cesareo, la prossima volta se la prenderà con le donne che stanno sopra. Se Erdogan nega tutto, l’Isis tutto afferma, vantandosi dei propri delitti, esponendoli in tivù. Per l’Isis – come già per Pol Pot e Stalin e Mao e compagnia brutta – il genocidio esiste eccome, è il loro vanto, la purificazione; non hanno alcun bisogno di nascondere o di mentire, convinti di dire tutta la verità, quella che i loro dèi hanno proclamato come tale. La dea Menzogna. Se i negazionisti negano, per vergogna o per calcolo, e dicono no perché non tollerano quanto i loro padri hanno fatto, e li assolvono nel timore di copiarli… al contrario i combattenti dello Stato islamico non negano il Padre: lo uccidono alla luce del sole.

 

Il negazionismo ha la faccia di tolla di quel signore che sorpreso dalla moglie con l’amante in un albergo disse che no, non era lui ma un altro, e per amore malato o per non finire sulla strada la moglie disse sì, sì, caro, non sei tu, mi sto sbagliando. Era a sua volta diventata negazionista, il luogo di rifugio dei perversi e dei vili. Genocidio è anche restare a guardare l’altrui genocidio, magari traendoci vantaggi. Dio lo vuole! Menzogne: le morti dei migranti sono un peccato che ci porteremo in eterno. I miliardari americani l’hanno capito e si profondono in donazioni. Bene così, chi può ne segua l’esempio. Forse anche Trump caccia qualche soldo, non saprei, i suoi redditi restano oscuri.

 

Siria: genocidio è stare a guardare il genocidio senza intervenire, costi quel che costi. Ginecidio è uccidere una ragazza in mezzo alla strada alle tre di notte. Negazionismo è dire che sono cose che succedono, e che gli uomini sono complessivamente brava gente. Io ho un’idea un po’ differente, penso che noi uomini siamo canaglie pronte a tutto, tanto più che di riffa o di raffa la facciamo sempre franca. Ci vogliamo bene solo tra di noi. Ma trecentomila scannati in Siria e una sola ragazza bruciata pesano egualmente sulla bilancia del Dio che altri chiamano Inconscio: come si fa a vivere da assassini? E gli automobilisti che non si sono fermati a soccorrere la poverina o a telefonare alla polizia, combatteranno a colpi di negazionismo, di giustificazionismo, o chiederanno perdono? Erano distratti o impauriti? Chissà. Meglio comunque sempre dare un’occhiata a quel che sta accadendo, specie quando una fanciulla urla in mezzo a una strada inseguita da un ragazzo alle tre della notte. Che fine farà costui? Bah. Non siamo buoni no, noi uomini, però usufruiamo d’invidiabili sconti di pena.

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