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Il “ve l’avevo detto” di Farage

E’ l’immigrazione, stupid! I leader della Brexit lanciano il piano anti Ue

Johnson e Gove propongono un sistema come quello australiano. Il sondaggio (e le scommesse) a favore del “leave”

2 Giugno 2016 alle 10:28

E’ l’immigrazione, stupid! I leader della Brexit lanciano il piano anti Ue

Michael Gove e Boris Johnson (foto LaPresse)

Milano. Con la Brexit, “finirà il diritto automatico di tutti i cittadini europei di venire a vivere e a lavorare nel Regno Unito”. Così hanno annunciato ieri i due testimonial della campagna inglese per lasciare l’Unione europea, l’ex sindaco di Londra Boris Johnson e il ministro della Giustizia Michael Gove, insieme in un evento per il “leave” a Preston, segnalando la svolta strategica definitiva: in questi 21 giorni che mancano al referendum si parlerà meno di economia e (molto) più di immigrazione, perché è questo il tema che scalda il cuore degli euroscettici (c’era anche il sottosegretario Priti Patel, la dama della campagna del “leave”, quella che più innervosisce il premier, David Cameron, che sei anni fa la lanciò ignaro tra i volti nuovi dei Tory). Un sondaggio pubblicato ieri mostra che discutere di immigrazione rende, come sostengono gli indipendentisti dell’Ukip e della campagna “Leave.Eu/Go!” che hanno accusato Johnson e Gove di fare troppo gli schizzinosi e di compromettere gli sforzi pro Brexit. Secondo due rilevazioni fatte dall’Icm per il Guardian, al telefono e online, le preferenze si sono ribaltate rispetto alla settimana scorsa: il 52 per cento è a favore del “leave”, il 48 del “remain”.

 

Johnson e Gove cavalcano da una settimana lo scorno dell’opinione pubblica innervosita dagli ultimi dati sull’immigrazione: sono arrivati 270 mila migranti europei nel 2015, di cui 77 mila senza un’offerta di lavoro. I due leader della Brexit dicono che il campo del “remain” “non crede davvero nel paese” e propongono una rivisitazione del modello a punti australiano – conoscenza dell’inglese, abilità tecniche utili a lavorare, un’offerta di lavoro – da introdurre entro il 2020.

 

“Se adottiamo questi princìpi – dicono Johnson e Gove – per la prima volta in una generazione i politici manterranno le promesse sull’immigrazione”. Cameron aveva proposto un meccanismo simile, ma l’Ue aveva rifiutato la richiesta e nel frattempo il governo non è riuscito a garantire il target di 100 mila migranti europei all’anno che si era prefissato. La campagna del “remain” dice che la politica annunciata dal “leave” presuppone un abbandono da parte del paese del mercato unico europeo (che garantisce la circolazione dei lavoratori europei) che “spezzerebbe l’economia” inglese. Inoltre il sistema australiano, che alla sinistra inglese fa orrore, “ha raddoppiato il numero di migranti per persona che ha il Regno Unito”, dice il campo del “remain”.

 

I rimbrotti non scalfiscono il buonumore di Nigel Farage, leader dell’Ukip, che da anni sventola il sistema australiano come soluzione ai problemi migratori inglesi. Un gigantesco “l’avevo detto!” aleggia sui bus viola dell’Ukip che mai s’incontrano con quelli rossi di “Vote Leave”, la campagna ufficiale pro Brexit: l’immigrazione sposta voti e convince gli elettori ad andare alle urne, ha sempre detto Farage, e ora gli altri devono dargli ragione. La political editor della Bbc, Laura Kuenssberg, scrive: il “leave” s’è tenuto l’arma letale fino all’ultimo? Gli scommettitori dicono di sì, e registrano un 25 per cento di crescita di scommesse a favore della Brexit. Ci saranno delle sorprese, mormora atterrito il campo del “remain”, e ora che Donald Trump ha annunciato il suo arrivo nel Regno Unito il 24 giugno, il giorno in cui sarà annunciato l’esito del referendum, l’improvvisata è garantita.

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