Un gruppo di cristiani rifugiati (foto LaPresse)

I cristiani fuggono dal medio oriente ma non dalle persecuzioni

Giulia Pompili
“Sì, gli attacchi e le violenze nei campi profughi hanno motivazioni religiose”. A dirlo al Foglio è Ado Greve, portavoce dell’ufficio tedesco di Open Doors

Roma. “Sì, gli attacchi e le violenze contro i cristiani nei campi profughi hanno motivazioni religiose”. A dirlo al Foglio è Ado Greve, portavoce dell’ufficio tedesco di Open Doors, una missione internazionale che dal 1955 si occupa di dare supporto ai cristiani perseguitati nel mondo. In una conferenza stampa tenuta domenica scorsa a Berlino, Open Doors ha presentato il rapporto sugli  atti di violenza contro i cristiani rifugiati nei campi profughi in Germania. Greve dice al Foglio: “I leader politici e quelli della società civile finora non si sono resi conto di quanti casi ci sono, perché probabilmente c’è carenza di informazioni, o forse nessuno è andato a cercarle, quelle informazioni”.

 

Nelle 36 pagine del rapporto, Open Doors ha elencato i casi di violenze e vessazioni cui sono stati sottoposti i profughi appartenenti alle minoranze cristiane, quando sono stati ospitati nei campi profughi tedeschi. Ne viene fuori un quadro inquietante: i cristiani che arrivano in Germania cercando un rifugio sicuro, spesso sono aggrediti e discriminati non solo dagli altri rifugiati musulmani, ma anche dal personale della sicurezza degli alloggi di prima accoglienza. Nel report, Open Doors ha studiato e verificato 200 casi di violenza, avvenuti in Germania tra il febbraio e l’aprile di quest’anno. Tra questi, almeno 86 casi di violenza fisica. Secondo Open Doors, gli incidenti inclusi nel rapporto sono solo “la punta di un iceberg”. Ma perché il governo di Angela Merkel, che ha protetto a lungo la politica dell’accoglienza in Germania, non si accorge delle discriminazioni cui sono sottoposte le minoranze religiose all’interno dei campi profughi? “Accade spesso che le autorità ricevano notizie di incidenti senza che sia specificato il movente religioso, dunque il governo non ha motivo di intervenire.

 

Inoltre, vi è una generale riluttanza, da parte della società, della chiesa, del governo, di dire qualcosa di negativo sull’islam e i musulmani. E questo è generalmente un atteggiamento positivo, ma ignorare i fatti non è utile a nessuno. E alcuni fatti sono stati ignorati decisamente per troppo tempo”. Avete ricevuto accuse di islamofobia: “Noi stiamo semplicemente riportando dei fatti. Solidi, concreti. Non possiamo e non dobbiamo ignorarli. Altrimenti i miglioramenti saranno impossibili. E’ facile provare che tutte le violenze [nei confronti dei cristiani] provengono da altri rifugiati musulmani o dallo staff della sicurezza. La missione ha anche delle risposte concrete. Nel report si suggerisce al governo di organizzare dei settori, nei centri di accoglienza, adibiti solo per le minoranze religiose. Di formare staff preparato, e di aumentare la quota di personale non musulmano: “Se avranno modo di accogliere le nostre richieste, qualcosa cambierà”.

 

Open Doors – che si occupa delle minoranze cristiane in tutto il mondo ed è una missione di stampo protestante-evangelico – ha un ufficio anche in Italia: “Noi non abbiamo lo stesso sostegno economico che possiede l’ufficio tedesco per fare un lavoro statistico e di ricerca simile nei centri di accoglienza italiani”, dice al Foglio Cristina Merola di Porte Aperte: “Qui è difficile avere informazioni”. E aggiunge: “Noi continuiamo a fare quello che possiamo, sostenendo le comunità cristiane nei paesi di provenienza, perché la chiesa non venga cancellata in medio oriente”. Ma come mai alcune minoranze non riescono a far sentire la propria voce? “Il mondo in cui le persecuzioni si sviluppano e si manifestano”, dice Ado Greve, “ha molto a che fare con il modo in cui reagiscono i gruppi perseguitati. Le varie chiese cristiane hanno reazioni diverse. La chiesa in un paese può essere omertosa e nascondere, la chiesa in un altro paese può reagire alle violenze e resistere, con il perdono – penso alla chiesa egiziana, per esempio. Una chiesa tollerante e misericordiosa ha un grande impatto sulla società”.

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.