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L’impasse française

Il presidente Hollande ha obbligato i suoi ministri al negoziato, non vuole perdere l’elettorato giovane. La riforma del lavoro e il dialogo. A chi conviene il gioco al ribasso?

22 Marzo 2016 alle 06:00

L’impasse française

Foto LaPresse

"Il dialogo è una commedia”, gridano gli studenti francesi che da due settimane organizzano proteste per dare una spallata alla proposta sulla riforma del lavoro, e giovedì si preparano a una nuova manifestazione contro il governo.

 

Il presidente Hollande ha obbligato i suoi ministri al negoziato, non vuole perdere l’elettorato giovane, che è più di sinistra che di destra e potrebbe dargli una speranza nel 2017, e non vuole nemmeno fare sempre la figura dell’autoritario, di quello che, non avendo consenso né nel paese né in Parlamento, fa passare le leggi riesumando procedure di approvazione coatta che nessuno usava più da decenni. I ministri hanno per ora accettato l’imposizione, nessuno si vuole bruciare con la piazza studentesca, anche se tutti sanno che il calcolo potrebbe essere sbagliato: la rabbia ormai c’è, forse varrebbe la pena giocarsi la reputazione per una riforma vera, non per un gioco al ribasso. Nel mirino c’è ora soprattutto la ministra del Lavoro Myriam El Khomri (forse perché contro il premier Valls e il ministro dell’Economia Macron sono già stati scagliati parecchi colpi, bisogna trovare bersagli nuovi), appena arrivata e già legata a un’iniziativa tanto urgente quanto malvista, e forse il magazine del Monde non le ha fatto un favore dedicandole un ritratto in cui si dice che il suo è il mestiere più duro che c’è oggi in Francia. Il suo?, gridano dalle barricate, e noi che resteremo senza garanzie e senza futuro?


La concertazione è però quel che Hollande ha deciso, i negoziati sono già iniziati, alcune parti della riforma sono state edulcorate, altre sono state riesaminate e a breve ci sarà un altro incontro con i sindacati per trovare un accordo. Ma la sfida è molto più profonda di questa “loi travail” partita già con tante difficoltà. Basta vedere gli appelli degli economisti che si sono schierati contro o a favore della proposta di riforma. I liberali difendono la legge, anzi sostengono che dovrebbe essere ben più coraggiosa di così; Thomas Piketty ha detto di aver avuto il voltastomaco quando ha letto il testo della legge, fornendo argomenti alla piazza. Lo scontro è sempre lo stesso, la Francia può scegliere, ma non ce la fa.

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