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Fin dove vuole arrivare, la signora Miki-Leitner?

E' il volto duro dell'Austria, vuole controllare le frontiere (anche le nostre) e ha un piano politico molto preciso. L’Austria ha costruito una recinzione lungo il confine sloveno “per un ingresso ordinato dei profughi”, a gennaio il governo ha emanato nuove regole per i richiedenti asilo e ha fissato a 35 mila persone il contingente massimo di ingressi all’anno di profughi.

17 Febbraio 2016 alle 14:00

Fin dove vuole arrivare, la signora Miki-Leitner?

Il ministro dell'Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner (foto LaPresse)

Johanna Mikl-Leitner, per gli amici Hanni, è il ministro dell’Interno austriaco che vuole controllare le frontiere dell’Europa, tutte quelle possibili, anche i valichi italiani, per fermare l’onda dei migranti. La descrivono come una donna di polso, e lei è felice di rappresentare il ruolo della dura: “Ci vuole pure qualcuno che faccia pressione a Bruxelles – ha detto in un talk show tedesco – Altrimenti lì non si muove nulla. E la nostra politica ha già smosso qualcosa”.

 

L’Austria ha costruito una recinzione lungo il confine sloveno “per un ingresso ordinato dei profughi”, a gennaio il governo di coalizione tra socialdemocratici (Spö) e Övp, guidato dal capo dell’Spö Werner Faymann, ha emanato nuove regole per i richiedenti asilo e soprattutto ha fissato a 35 mila persone il contingente massimo di ingressi all’anno di profughi. Mikl-Leitner, 47 anni, dal 2011 ministro dell’Interno per volere e grazia dell’ex potente capo della Österreichische Volkspartei (il partito popolare Övp) Erwin Pröll, è però anche nota per tirare fuori il suo lato più battagliero e agguerrito (e il look oltre che il tono spesso impietoso l’aiutano) in concomitanza delle elezioni, come scriveva già a fine giugno dell’anno scorso il quotidiano di Vienna Standard. Così, nel 2013 a ridosso delle elezioni regionali nella Bassa Austria, Mikl-Leitner se l’era presa  con gli aventi diritto a protezione sussidiaria. Molti di questi, denunciava la ministra, pur potendo lavorare, preferivano farsi mantenere dallo stato sociale austriaco. Sempre nel 2013, questa volta prima delle elezioni parlamentari, ordinò invece un rimpatrio in massa di pachistani. L’anno scorso in previsione delle regionali in Stiria e nel Burgenland fece, invece, erigere le sue fatiscenti tendopoli. Le immagini delle condizioni in cui i profughi si trovavano a vivere in quella di Traiskirchen, vicino a Vienna, fecero però il giro del mondo e l’operazione si rivelò un boomerang per i popolari.

 

Ora siamo a ridosso delle elezioni del nuovo capo di stato: gli austriaci lo voteranno direttamente il 24 aprile prossimo. I viennesi potrebbero simpatizzare per l’ex capo dei verdi Alexander Van der Bellen (72 anni), ma i viennesi hanno sempre fatto storia a sé (con un sindaco Spö che dal 1994 governa la città e contro il quale nelle elezioni amministrative dell’anno scorso i popolari hanno di nuovo perso sonoramente, mentre il partito nazionalpopulista Fpö si è attestato prima dell’Övp, cioè al secondo posto). L’asso nella manica dei popolari è invece Andreas Kohl (74 anni) che in una recente intervista al canale radiofonico di stato Orf ha sostenuto la linea Mikl-Leitner.

 

[**Video_box_2**]E’ lei a questo punto la donna forte della repubblica alpina, potrebbe anche prendere la guida dell’Övp. Questa promozione le spianerebbe la strada per le prossime elezioni politiche, certo, ma potrebbe anche accelerarle. Ufficialmente sono in programma per il 2018, ma potrebbero essere anticipate addirittura alla primavera di quest’anno per dissapori nella coalizione riguardo alla riforma fiscale e ai profughi. Dopo la stretta di mano tra il cancelliere Faymann e Angela Merkel nel settembre scorso, i due si erano accordati sull’apertura delle frontiere per i profughi siriani, di Faymann si sente poco o nulla, mentre Mikl-Leitner è diventata il volto duro e deciso dell’Austria.

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