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"Boots on the ground" austriaci al Brennero? Gli ultimi tentativi di Merkel per tenere aperte le frontiere

L'Austria annuncia la volontà di reintrodurre controlli alle frontiere con l'Italia: sarebbe il primo muro costruito al confine con uno stato fondatore dell'Ue. La cancelliera e un gruppo di volenterosi si incontrano giovedì per salvare Schengen

16 Febbraio 2016 alle 19:45

"Boots on the ground" austriaci al Brennero? Gli ultimi tentativi di Merkel per tenere aperte le frontiere

Migranti alla frontiera tra Austria e Slovenia (foto LaPresse)

Bruxelles. Mentre l'Austria si prepara a costruire una barriera anti migranti al Brennero, pianificando un “effetto domino” di chiusura delle frontiere sulla rotta dei Balcani che porta nel nord Europa, Angela Merkel si trova sempre più isolata. In vista del Vertice europeo di giovedì e venerdì, la cancelliera tedesca ha rifiutato di cedere alle pressioni dei partner, annunciando che combatterà “con tutte le sue forze” per evitare la chiusura delle “frontiere greche, macedoni, bulgare con tutte le conseguenze che questo avrà per la Grecia, l’Ue nel suo insieme e lo spazio Schengen”. Come? Con il piano d'azione Ue-Turchia, che prevede 3 miliardi di euro di aiuti finanziari ad Ankara e un piano di reinsediamento di qualche decina di migliaia di rifugiati siriani presenti sul territorio turco, in cambio del blocco delle partenze verso la Grecia. L'appuntamento è fissato per giovedì mattina all'ambasciata austriaca di Bruxelles, quando i paesi della “coalizione dei volenterosi” – soprannominati “gli amici di Merkel” – si riuniranno per discutere del programma di reinsediamento. Attorno alla cancelliera e al premier turco, Ahmet Davutoglu, siederanno i leader di Austria, Belgio, Grecia, Finlandia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia e Svezia. Anche François Hollande ha annunciato la sua partecipazione. Ma la sua presenza è puramente simbolica, dopo che il premier francese, Manuel Valls, ha duramente criticato Merkel per la politica della porta aperta e ha spiegato che l'Europa non può accogliere “altri rifugiati”.

 

La decisione dell'Austria di prepararsi a imporre controlli rafforzati ai valichi con l'Italia, l'Ungheria e la Slovenia dimostra quanti pochi amici siano rimasti a Merkel. Il cancelliere austriaco Werner Faymann – un socialdemocratico che finora aveva sostenuto la cancelliera – ha spiegato di aver “dato ordine di preparare le base tecniche per essere in grado immediatamente di introdurre controlli alle frontiere al passaggio del Brennero”. Come ha sottolineato Reuters, quello dell'Austria con l'Italia sarebbe il primo muro costruito al confine di uno stato membro fondatore dell'Ue (al valico con la Slovenia di Spielfeld ce n'è già uno di 2,5 chilometri). Altri membri della coalizione dei volenterosi – come la Svezia – si sono già mossi per chiudere le frontiere ai richiedenti asilo. Belgio, Olanda e Slovenia scalpitano. I paesi del gruppo Visegrad – Ungheria, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia – hanno chiesto un “piano alternativo” con la costruzione di un muro per isolare la Grecia da Macedonia e Bulgardia e rinchiudere i migranti sul territorio greco. “Il tempo sta scadendo per Merkel”, spiega una fonte diplomatica.

 

Gli ultimi soldati di Merkel sembrano trovarsi dentro i palazzi delle istituzioni comunitarie. “Non sono un sostenitore della chiusura delle frontiere in Europa”, ha detto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker: “Trovo aberrante che, in mancanza di un controllo adeguato sulle frontiere esterne, tema sul quale la Commissione ha fatto delle proposte, ci rassegniamo a rinchiuderci in province”. Secondo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, “escludere la Grecia da Schengen non risolverebbe nessuno dei nostri problemi. Non porrà fine alla guerra in Siria. E non porrà fine all'attrazione dell'Europa per i migranti”. Tusk ha messo il dito nella piaga originaria della crisi dei rifugiati: “Parlando di migrazioni, non possiamo evitare di riferirci alla situazione in Siria. Il mondo intero spera nella pace ed è pronto a negoziare. Ma i bombardamenti russi in Siria ci lasciano poche speranze. Il regime Assad si è rafforzato, l'opposizione moderata siriana si è indebolita, e l'Europa è inondata da una nuova ondata di rifugiati”.

 

[**Video_box_2**]Come John McCain a Monaco, il polacco Tusk lascia intendere che all'opera c'è la mano destabilizzatrice della Russia, intenzionata a distruggere il progetto di integrazione europea.  Dopo aver schivato la questione per quasi cinque anni, Merkel per la prima volta ha aperto alla possibilità di una no-fly zone sulla Siria. “Nell'attuale situazione sarebbe utile se ci fosse un'area in cui nessuna delle parti in guerra possa lanciare attacchi aerei”, ha detto la cancelliera alla Stuttgarter Zeitung: “una sorta di no-fly zone”. E' quel che invocava la Turchia all'inizio della crisi dei rifugiati. Ora Ankara chiede ai partner occidentali di partecipare a un intervento di terra in Siria. Ma, a parte Merkel e pochi altri, gli europei al massimo sono pronti a inviare “boots on the ground” al confine tra Macedonia e Grecia. O al Brennero.

 

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