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Come funziona il caso Danimarca, tra crisi dei migranti e debolezza politica

Copenaghen approva un pacchetto di misure per scoraggiare i profughi ed evitare di diventare la “destinazione finale”. La Baviera affronta Merkel sulla politica della porta aperta

26 Gennaio 2016 alle 18:06

Come funziona il caso Danimarca, tra crisi dei migranti e debolezza politica

Profughi in arrivo in Danimarca

Bruxelles. Di fronte alla crisi dei rifugiati ogni paese dell'Unione Europea, perfino ogni regione, è tentato dal percorre una sua strada verso l'orbanizzazione. Mentre il Parlamento danese votava una legge per sequestrare ai richiedenti asilo i beni superiori ai 1.350 euro, il presidente del Lande tedesco della Baviera, Horst Seehofer, ha scritto alla cancelliera Angela Merkel per minacciare un ricorso alla Corte costituzionale se il governo di Berlino non adotterà “immediatamente” una serie di misure correttive alla politica della porta aperta, compreso un tetto di 200 mila ingressi per i rifugiati. Il rischio di una crisi dell'attuale coalizione di governo è reale, dopo mesi di braccio di ferro tra Merkel e Seehofer sulla gestione della crisi dei migranti. Secondo Thomas Oppermann, leader del gruppo parlamentare della Spd, la lettera del leader della Csu “annuncia una rottura della coalizione”. Merkel e i socialdemocratici possono governare anche senza i cristiano-sociali bavaresi. Ma la cancelliera deve affrontare a cinque elezioni regionali quest'anno – si comincia a marzo con il Baden-Wuerttemberg, la Renania-Palatinato e la Sassonia-Anhalt – e il tempo sta scadendo. Il pericolo è che l'elettorato trasformi il voto nei Land in un referendum sull'immigrazione, con uno spostamento dei sostenitori della Cdu verso il partito nazionalista Alternativa per la Germania.

 

In Danimarca, i liberali al governo, la destra populista anti-immigrazione e i socialdemocratici sono corsi preventivamente ai ripari mettendosi d'accordo su una serie di misure destinate a scoraggiare l'arrivo dei rifugiati. La più clamorosa e controversa che è stata votata dal Parlamento è il sequestro dei beni dei migranti sopra i 1.350 euro – con l'eccezione di quelli con valore sentimentale, come le fedi nuziali – per contribuire alle spese di alloggio e mantenimento dei richiedenti asilo. La polizia potrà frugare nelle borse dei migranti per confiscare denaro contante e oggetti di valore. “E' inaccettabile che i contribuenti danesi paghino per i richiedenti asilo dotati di un patrimonio”, ha spiegato la ministra dell'Integrazione, Inger Stojberg. Del resto anche in altri paesi europei si attuano misure simili. La Svizzera ha iniziato a sequestrare beni sopra i 900 euro. In Germania, il Baden-Württemberg e altri Land del Sud requisiscono le ricchezze oltre i 350 euro.

 

Molto più della confisca dei beni dei migranti, è il resto del pacchetto approvato dal parlamento danese ad assomigliare a un muro virtuale analogo a quello fisico che Viktor Orban ha voluto costruire per proteggere l'Ungheria. Limitare la durata dei permessi di residenza concessi ai rifugiati; rinviare il diritto al ricongiungimento famigliare (da uno a tre anni) per chi beneficia della protezione temporanea; rendere più rigide le condizioni per il permesso di soggiorno definitivo; introdurre il pagamento di alcuni servizi, come i 500 euro che serviranno per ottenere la residenza a tempo indeterminato: il pacchetto completa altri provvedimenti adottati negli ultimi mesi per scoraggiare gli arrivi, come il taglio dei benefici sociali per i rifugiati o la possibile detenzione dei migranti a cui è stato rifiutato l'asilo in attesa di espulsione. “Non vogliamo che la Danimarca diventi la destinazione finale”, aveva candidamente spiegato Stojberg, annunciando a inizio anno l'introduzione di controlli alla frontiera con la Germania, dopo la decisione della Svezia di respingere chi è senza documenti al confine danese.

 

[**Video_box_2**]Il primo ministro liberale, Lars Løkke Rasmussen, ha un doppio imperativo: permettere al suo governo di minoranza di sopravvivere grazie all'appoggio esterno della destra anti-immigrazione del Partito del popolo danese, che in parlamento ha più seggi dei liberal-conservatori di Venstre; e rassicurare un'opinione pubblica spaventata dall'ondata dei migranti e pronta a votare massicciamente per i populisti. Secondo un sondaggio del quotidiano Berlingske, i rifugiati sono la preoccupazione maggiore del 70 per cento degli elettori. Ma non per questo la Danimarca rinuncerà a proteggere chi fugge dalla guerra. Il governo di Copenaghen ha intenzione di accogliere 500 rifugiati in provenienza dai campi profughi in Turchia, Giordania e Libano attraverso il programma di re-insediamento promesso dall'Unhcr. Ma la selezione si farà sulla base del loro “potenziale di integrazione”: la Danimarca si riserva di sceglierli sulla base di criteri come le competenze linguistiche, la formazione, l'esperienza professionale, l'età e la motivazione.

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