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Un Rubio robotico non regge agli attacchi degli altri repubblicani

Nel dibattito in tv di ieri sera per la prima volta non era Trump al centro del fuoco incrociato, ma il senatore "vero vincitore" dell'Iowa. Chris Christie era il sicario designato, con gli altri condidati che lo sostenevano o lasciavano fare. Di fronte a tanta aggressività Rubio s’è inceppato.

7 Febbraio 2016 alle 09:21

Un Rubio robotico non regge agli attacchi degli altri repubblicani

Marco Rubio durante la sua campagna elettorale in New Hampshire (LaPresse)

New York. Kate McKinnon, l’imitatrice di Hillary Clinton al "Saturday Night Live", tempo fa esordiva sul palco del dibattito così: “Spero che vi piaccia la Hillary che io e il mio team abbiamo preparato per voi questa sera”. L’idea del personaggio posticcio, talmente costruito che si vede l’impalcatura dietro, che ripete senza tregua la lezione che gli spin-doctor hanno scientificamente impartito ieri sera calzava bene a Marco Rubio, che con la palma del “vero vincitore” dell’Iowa fra le mani s’è avvitato su se stesso nell’ultimo dibattito repubblicano prima del voto di martedì New Hampshire. “Spero che vi piaccia la versione che io e il mio team abbiamo preparato per voi”, sembrava dire il volto del senatore della Florida, ma agli altri candidati quella versione non piaceva affatto. Chris Christie era il sicario designato in questo complicato viluppo di guerre per procura e ha riproposto una versione condensata e letale degli attacchi proposti in settimana, ricevendo il sostegno attivo di Jeb Bush e John Kasich, mentre Ted Cruz e Donald Trump lasciavano fare.

 

Di fronte a tanta aggressività Rubio s’è inceppato, ha ripetuto frasi all’infinito, è ritornato sempre nella tana dello stump speech, cosa che gli era già stata rimproverata parecchie volte: “Una cosa è avere una certa disciplina nel mandare il messaggio nel corso della campagna, così da essere certo che quelli che solo occasionalmente seguono il dibattito afferrino il tuo messaggio. Un’altra cosa è ripetere te stesso riga per riga in un solo dibattito”, ha commentato Nick Confessore del New York Times. A questo punto della campagna, quando i candidati hanno ormai fatto i solchi sui palchi televisivi e non, la questione non è riuscire a far passare il messaggio politico, ma essere in grado di creare connessioni con gli elettori e difendersi dagli attacchi senza sembrare intelligenze artificiali che hanno interiorizzato la lezione. Ieri sera la cosa è riuscita a Trump – che i sondaggi danno ancora in testa in New Hampshire – il quale per la prima volta in un dibattito si è trovato nella strana condizione di non essere al centro del fuoco incrociato, ed è riuscita assai meno al senatore, osservato speciale della seconda tappa delle primarie. Non si è mai visto un Rubio tanto robotico quanto quello di ieri sera.

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