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Dieci ragioni per cui Marco Rubio è un conservatore con il bollino

Fissare per troppo a lungo il circo populista di Trump e Cruz ha fatto apparire il senatore come uno slavato centrista senza principi. E' solo un errore di prospettiva

5 Febbraio 2016 alle 03:10

Dieci ragioni per cui Marco Rubio è un conservatore con il bollino

La prestazione che ha fatto emergere Marco Rubio dalle nebbie del populismo in Iowa e gli ha dato nuovo slancio verso le primarie del New Hampshire (l’ultimo sondaggio della Cnn lo dà al secondo posto, dietro a Donald Trump, con il 19 per cento, per quel che vale) ha messo in circolo l’idea che il senatore della Florida è un moderato. Se per moderato s’intende uno che non dice che la capitale del mondo libero è gestita da una cosca mafiosa e non fa battute sul ciclo mestruale delle giornaliste che non lo ossequiano come desidera, Rubio è certamente un moderato. Ma non è uno slavato centrista, un oscillatore senza principi, un concessionario di compromessi a buon mercato, non è un liberal verniciato di conservatorismo, un profeta dell’ecumenismo né un Rino, un republican in name only. Non si è improvvisamente trasformato nel Casini della politica americana. Essere considerato il più quotato fra i candidati repubblicani credibili e il più attrezzato per competere alle elezioni generali di novembre (cioè il più qualificato per mobilitare elettori indecisi o scoraggiati) non fa di lui un nano nel giardino conservatore. Soltanto che a forza di fissare l’incandescenza di Trump e Cruz la vista collettiva s’è abbacinata, le proporzioni si sono perse. Rubio è un repubblicano a tinte sociali e di “persuasione” neoconservatrice, come avrebbe detto Irving Kristol, tanto che l’editorialista  Michael Brendan Dougherty ha scritto che la sua presidenza sarebbe un terzo mandato di George W. Bush. Se il suo lavoro con la commissione bipartisan per la riforma sull’immigrazione, la famosa “Gang of Eight”, ha attirato le accuse di alto tradimento dei custodi dell’ortodossia (Rubio ha peraltro ritirato quelle posizioni) ci sono almeno dieci punti nel suo programma elettorale che dimostrano come lui stesso sia, a ben vedere, un custode dell’ortodossia. 

 

 

Vita. Ha avuto cento punti nello score della National Right to Life e zero in quello dell’associazione pro choice Naral. Sostiene il divieto di abortire dopo la ventesima settimana di gravidanza e non ammette eccezioni nemmeno in caso di stupro o incesto, cosa che ha attirato le critiche di alcuni compagni di partito, da ultimo quelle di un furente Chris Christie. Nel primo dibattito repubblicano ha detto: “Le generazioni future guarderanno alla storia del nostro paese e ci chiameranno barbari per avere assassinato milioni di bambini che non hanno nemmeno avuto la possibilità di vivere”.

 

[**Video_box_2**]Obamacare. Revocare la riforma sanitaria di Obama è “una priorità urgente” di Rubio, che vorrebbe rimpiazzarla con una non meglio specificata riforma “market-driven”.

 

Matrimonio gay. E’ contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso, e in Florida ha dato battaglia anche alle unioni civili. Ha detto: “Abbiamo raggiunto il punto in cui se non sostieni il matrimonio gay sei etichettato come omofobo e hater”.

 

Famiglia. La riforma fiscale che propone avvantaggia le famiglie della middle class e offre un credito d’imposta di 2.500 dollari per ogni figlio.

 

Cambiamenti climatici. Scettico sulle responsabilità dell’uomo nel riscaldamento globale, sostiene che le politiche per combattere il climate change siano una costosa perdita di tempo.

 

Politica estera e Difesa. Falco al di sopra di ogni sospetto, Rubio vuole rovesciare il paradigma del disimpegno internazionale vagliato da Obama. Il Wall Street Journal, garante dell’ortodossia neocon, l’ha definito “uno dei più visibili e più informati critici della politica del presidente in Ucraina, Iran e in un medio oriente assediato dallo Stato islamico”. Ha perfino rispolverato il vecchio slogan neocon del "New American Century". Vorrebbe aumentare il budget della difesa di mille miliardi di dollari e rifinanziare la marina militare.

 

Tasse e spesa pubblica. Propone tagli fiscali anche più profondi di quelli di Bush, con l’aliquota massima al 35 per cento per chi guadagna più di 150 mila dollari l’anno (300 mila per le famiglie). Dal 2010 invoca il congelamento della spesa pubblica, fatta eccezione per l’assistenza ai veterani e la difesa. Il Club for Growth lo ha dichiarato “un conservatore pro crescita, a favore del libero mercato e dello stato ridotto al minimo”.  

 

Educazione. E’ contrario al Common Core – i programmi nazionali standardizzati approvati dall’amministrazione Obama: molti repubblicani “moderati” lo approvano –  che giudica “un consiglio d’amministrazione scolastico a livello nazionale”. Sostiene l’insegnamento facoltativo nelle scuole del creazionismo e del disegno intelligente. 

 

Salario minimo. Per contrastare l’innalzamento del salario minimo ha spesso usato l’argomento tecnologico: “Se alzi il salario minimo fai diventare le persone più costose delle macchina. Questo significa che tutta questa automazione che sta rimpiazzando le persone nei posti di lavoro sarà accelerata”.

 

Armi da fuoco. Strenuo difensore del Secondo emendamento, ha sempre ottenuto dalla National Rifle Association valutazioni impeccabili.

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