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Una vittoria di Assad

In Siria l’aviazione russa e le milizie irachene stringono Aleppo, dopo quattro anni di stallo militare

3 Febbraio 2016 alle 20:22

Una vittoria di Assad

Foto LaPresse

Roma. Ieri la coalizione formata da Russia, milizie sciite irachene, gruppo libanese Hezbollah, militari iraniani e truppe fedeli al presidente siriano Bashar el Assad ha conseguito la vittoria più importante per Damasco negli ultimi quattro anni di guerra e ha rotto l’assedio di Zahra e Nubul. I due villaggi formano una enclave sciita poco a nord di Aleppo ed erano rimasti isolati dal 2012 – tranne che per i rifornimenti lanciati dagli aerei.

 

Dopo due giorni di bombardamenti senza precedenti – più di trecento secondo fonti locali – le forze assadiste hanno chiuso i circa quattro chilometri che separavano la prima linea del fronte dall’enclave. Questa manovra taglia anche la linea di rifornimento che dal confine turco a nord arriva alla parte di Aleppo controllata dai ribelli – la più diretta – ma non tocca l’altra linea di rifornimenti, quella che arriva da ovest, dal valico di Bab al Hawa. La capacità degli aerei russi di concentrare i bombardamenti su una singola area non può essere contrastata dai ribelli – ed è il fattore decisivo sul breve termine.

 

Sul medio termine, entrano di nuovo in gioco i fattori che stanno dilatando all’infinito i tempi di questa guerra, il governo ha alleati meglio armati ma non ha la manodopera sufficiente per controllare il paese. Il primo effetto della vittoria è il collasso dei cosiddetti “talks” di pace (per distinguerli dai negoziati) a Ginevra. L’opposizione si è ritirata dai colloqui, e tra loro Mohammed Alloush, un leader dei ribelli che considera governo, Russia e Stato islamico nemici sullo stesso piano. (dan. rai)

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Ora scrivo da New York. Sono stato inviato al Cairo per seguire il Medio Oriente da vicino. Ho lavorato in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Siria. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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