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Europa e America rinnovano Safe Harbor ma lo Snowden europeo già dichiara guerra

L’Europa e gli Stati Uniti hanno trovato fuori tempo massimo un accordo per il trasferimento dei dati personali degli utenti. Un affare che vale miliardi di dollari e ha già un vecchio nemico

2 Febbraio 2016 alle 18:18

Europa e America rinnovano Safe Harbor ma lo Snowden europeo già dichiara guerra

Max Schrems (Foto LaPresse)

Roma. Oggi l’Europa e gli Stati Uniti hanno trovato fuori tempo massimo un accordo per il trasferimento dei dati personali degli utenti da una parte all’altra dell’Atlantico, dopo che a ottobre una sentenza della Corte di giustizia europea aveva fatto decadere il deal vecchio 15 anni che regolava la questione, il cosiddetto Safe Harbor. Il nuovo accordo si chiamerà Eu-Us Privacy Shield ed è arrivato a poche ore dal caos totale, dopo che domenica le parti in trattativa avevano mancato la deadline imposta dalle autorità europee. Nel processo il Vecchio continente ha trovato il suo Edward Snowden, il suo santone nella religione della privacy a tutti i costi anche a scapito della sicurezza e del business. Si chiama Maz Schrems, ventottenne austriaco, la cui causa contro Facebook, nata proprio dalle rivelazioni di Snowden, ha portato all’abolizione del Safe Harbor. Visti i pasticci combinati con la Nsa non possiamo più affidare i dati dei cittadini europei agli americani, disse la corte. Il caso fu molto discusso dai media e poi seppellito dal ciclo delle news. Da allora però è iniziata una corsa contro il tempo di aziende, governi, lobbisti per rinnovare il Safe Harbor – e parallelamente una corsa di Schrems, rivelatosi al mondo non più come studente ma come attivista a tempo pieno, benedetto da Snowden in persona, per abbatterlo di nuovo.

 

Schrems è arrivato primo al traguardo, e anche se le autorità hanno messo una pezza con un accordo in extremis, la lungaggine delle trattative ha fatto temere che anche il nuovo accordo sia troppo fragile per reggere. Tutti immaginavano che dopo la sentenza sarebbe stato siglato un nuovo deal in tempi record, visto che sono in gioco miliardi di euro. Il Safe Harbor, che consente alle compagnie americane di trattare e conservare i dati personali degli utenti europei e viceversa, è fondamentale per le strategie di advertising digitale che costituiscono il grosso del fatturato delle società tech della Silicon Valley. Al contrario quella che sembrava una formalità si è trasformata in una discussione di princìpi, e Schrems ha raggiunto l’obiettivo: instillare negli europei il dubbio che qualcosa non vada nella partnership con l’America. In nome della privacy dei cittadini europei, certo, ma anche in nome dell’oltranzismo della trasparenza che tanti danni ha già fatto con il caso Snowden.

 

[**Video_box_2**]Schrems non ha mai smesso di mettere i bastoni fra le ruote a Safe Harbor. Da semplice attivista per la privacy, si è trasformato nel presidente fondatore dell’associazione Europe vs. Facebook, nomen omen. Dopo la causa vinta a ottobre ne ha lanciata un’altra a dicembre contro Facebook davanti alle autorità della privacy di Belgio e Germania, e secondo il Financial Times sta preparando nuove iniziative contro Microsoft, Google e Apple. Il limbo legale in cui le compagnie tech sono rimaste bloccate durante la lunga trattativa, inoltre, ha scatenato il “panico” tra gli imprenditori, scrive sempre il Ft, e molte società della Silicon Valley stanno prendendo contromisure, ipotizzando una politica di contratti individuali. Il nuovo accordo prevede la promessa da parte americana di evitare la sorveglianza di massa sui cittadini europei, e dà nuovi strumenti giuridici alle autorità Ue per proteggere la privacy. Ma possono volerci mesi prima che sia ratificato, e Schrems, che ha commentato su Twitter la notizia del deal, ha già detto che ci vorranno “zero minuti” prima che la Corte europea sentenzi ancora a suo favore, con la benedizione di Snowden. Senza un accordo, ha stimato il think tank Ecipe, l’economia europea perde 0,4 punti di pil all’anno.

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