Obama dice no all'oleodotto Keystone XL

Il presidente annuncia il suo rifiuto al progetto miliardario in un momento in cui  cerca di rafforzare la sua legacy ambientalista a un mese dalla conferenza sul clima di Parigi

6 Novembre 2015 alle 18:19

Obama dice no all'oleodotto Keystone XL

Barack Obama annuncia dalla Casa Bianca il suo rifiuto dell'oleodotto Keystone XL

Il presidente americano Barack Obama ha annunciato venerdì di aver rifiutato la richiesta della compagnia americana TransCanada per la costruzione di Keystone XL, un grande oleodotto pensato per trasportare petrolio dai giacimenti di sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, fino alle coste del golfo del Messico, attraversando il territorio americano.

 

L’oleodotto “non servirebbe l’interesse nazionale degli Stati Uniti”, ha detto Obama parlando al fianco del segretario di stato John Kerry (è al dipartimento di stato che spetta l’emissione di un verdetto su Keystone) e al vicepresidente Joe Biden. L’approvazione di Keystone, ha detto Obama, danneggerebbe il ruolo americano di “leader globale” nella lotta al riscaldamento climatico. L’annuncio del rifiuto dell’oleodotto ha un alto valore simbolico, e arriva in un momento in cui Obama cerca di rafforzare la sua legacy ambientalista a un mese dalla conferenza sul clima di Parigi.

 

Keystone avrebbe dovuto trasportare 830 mila barili di petrolio al giorno alle raffinerie del golfo del Messico, e centomila di questi barili sarebbero arrivati non dal Canada, ma dai giacimenti in pieno boom del Nord Dakota. La maggioranza del Congresso americano (che in maniera bipartisan a febbraio aveva votato una legge a favore del progetto, su cui Obama ha messo il veto), molti esperti e i rappresentanti dell’industria del petrolio sostengono che l’oleodotto porterebbe investimenti e posti di lavoro in Canada e negli Stati Uniti.

 

Ma contro Keystone è nata una campagna di opposizione dal basso che ha assunto sempre maggior peso, trasformando l’oleodotto in un simbolo della dipendenza dell’America dai combustibili fossili. Gli ambientalisti si oppongono al progetto da sette anni, sostenendo che la costruzione dell’oleodotto favorirebbe l’estrazione di petrolio pesante da sabbie bituminose, una tecnica che produce il 17 per cento in più di gas dannosi per l’ambiente dell’estrazione tradizionale.

 

Molti esperti, compresi quelli del dipartimento di stato, hanno sostenuto che anche senza Keystone l’estrazione non si fermerebbe, e che in assenza di un oleodotto il petrolio sarebbe trasportato negli oleodotti esistenti ma anche su gomma, con danno notevole per l’ambiente. Questo però non ha fermato la campagna ambientalista, a cui Obama, dopo anni di tentennamenti, si è progressivamente accodato, fino all’annuncio di venerdì.

 

[**Video_box_2**]Questa settimana TransCanada, che ha già speso 2,5 miliardi di dollari nel progetto, aveva chiesto al dipartimento di stato di sospendere il processo per ottenere i permessi per la costruzione di Keystone, sperando in questo modo di allungare il processo decisionale. Questo avrebbe permesso a Obama di schivare la decisione sull’oleodotto, e di lasciare l’onere al suo successore. Ma l’annuncio alla Casa Bianca mostra che Obama ha deciso per la linea dura ambientalista.

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